…il mercato della procreazione e l’ipocrisia del mondo moderno.

L’annuncio su eBay è rimasto solo trenta minuti, ma sono stati sufficienti per rendere virale la notizia: un utente del più famoso sito di aste on line ha pubblicato la vendita non di telefoni, fotocamere, mobili antichi, cimeli di divi del rock, ma di una bambina di 40 giorni. Prezzo: 5.000 €, comprensivo anche di un corredo di tutine. Uno scherzo di cattivo gusto, una provocazione o un vero caso di compravendita di minori? In ogni caso, il portavoce di eBay, Pierre Du Bois, ha subito emesso un comunicato per dire che l’annuncio è stato eliminato  ed è stata informata la polizia, che sta cercando di rintracciare l’autore della pubblicazione.

La cosa che mi ha colpito però è stata l’ondata di sdegno che ha seguito la notizia: tutti si sono scandalizzati per il fatto che una bambina venga messa sul mercato. Io naturalmente sono sdegnata (anche se propendo per l’ipotesi della “bufala”, certo di pessimo gusto ma sempre bufala è, giusto “per vedere di nascosto l’effetto che fa”, come diceva una vecchia canzone di Enzo Jannacci).  Ma quelle stesse persone, utenti del web, giornalisti, addetti alla comunicazione, che si stracciano le vesti di fronte a questo annuncio, non fanno una piega di fronte al mercato dei bambini che ormai sta prendendo piede nel nostro pianeta. Pensiamo alla pratica dell’utero in affitto, con la  selezione accurata di donatori e donatrici di gameti e la ricerca di donne che prestino il loro utero. Esistono cataloghi dove gli aspiranti genitori fanno la loro scelta, in base alla razza, al colore dei capelli e degli occhi e al quoziente intellettivo; si scelgono quindi le persone su catalogo, alla ricerca di materiale biologico o di una donna pronta a portare avanti la gestazione per altri;  proliferano le cliniche di Paesi del terzo mondo dove il mercato dei bambini è un business molto vantaggioso (per medici e intermediari, non certo per le donne sfruttate), cliniche alle quali si rivolgono coppie etero e omosessuali o anche single, per acquistare un bambino.

Qualcuno ha deciso di vendere su eBay la propria bambina e ci si scandalizza: ma che cosa c’è di diverso rispetto a quelli che lo fanno non su un sito ma in una clinica, o nello studio di un avvocato che fa da intermediario? Il bambino non viene considerato in entrambi i casi merce da acquistare? Quando una star come Elton John sceglie la donna che metterà al mondo un figlio per lui e il suo compagno, stipula un regolare contratto, la paga e poi si porta a casa il bambino, con il quale si fa fotografare dalle riviste patinate, va tutto bene, anzi è molto glamour. Il cantante Ricky Martin ha raccontato ad una giornalista di Vanity fair: «Ci sono agenzie attraverso le quali puoi consultare i profili di molte donne. Ti siedi, leggi e cominci a riflettere: “Forse voglio una donna latina come me, con un buon livello d’istruzione, alta, ma non troppo…” E’ un procedimento lungo. Alla fine non sai neanche tu perché, di fronte a una fotografia e a una descrizione, pensi: “Questa è la madre di mio figlio”. Però succede». Quando lo fa un noto politico italiano, che si fa poi immortalare in spiaggia con il compagno e il bimbo, allora è una conquista. In fondo, dicono, la donna era consenziente, era stato stipulato un regolare contratto, “tu metti al mondo il bambino e poi me lo vendi”. Perché allora scandalizzarsi nell’ipotesi che la vendita venga fatta su eBay? Anche in questi casi che vi ho raccontato non c’è forse stata una compravendita tra adulti consenzienti?

Quando sulle riviste scientifiche vengono pubblicati articoli che raccontano dei primi successi nella sperimentazione dell’utero artificiale, nessuno si scandalizza, anzi si esulta per questa nuova tappa del progresso tecnologico. Ma quei bambini concepiti in provetta e poi cresciuti in un utero artificiale, che destino avranno? Nati su commissione, prodotti in serie, venduti al supermercato della vita.

Se ci si scandalizza della vendita all’asta della bambina su eBay, forse un briciolo di coscienza esiste ancora nel nostro mondo in rovina. Ripartiamo da lì, ma allargando lo sdegno a tutti i casi di compravendite di bambini che già esistono, legittimati da leggi inique, da sentenze creative di alcuni giudici e dalla dittatura del desiderio ormai imperante.

Susanna Manzin

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