La fede è reale. Solo il mezzo è virtuale

È possibile la missione in tempo di isolamento? L’esempio di tre testimoni
Susanna Manzin 3 mesi fa
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di Susanna Manzin

La Grazia di Dio sa operare miracoli anche nelle situazioni più difficili e impensabili. Spesso, nel corso della storia della Chiesa o della piccola e quotidiana vicenda degli uomini, i frutti più grandi vengono raccolti proprio nei momenti di crisi, quando secondo la nostra logica umana non ci sono le condizioni per una crescita della fede. Ma, si sa, le vie del Signore non sono le nostre vie.

Si pensi alla storia di sant’Ignazio di Loyola (1491-1556): dopo la ferita subita durante la battaglia di Pamplona, non si dà pace all’idea di dover rinunciare per qualche tempo alla vita mondana, e ai grandi progetti di successo e potere. Per ingannare l’attesa, in quella convalescenza forzata, chiede che gli vengano portati romanzi di cavalleria. Ma nel castello c’erano solo due libri: una Vita di Cristo e la Legenda aurea, una raccolta di vite di santi. Leggendoli scopre l’esistenza di un mondo dove si ama, si combatte, si acquista gloria, ma per un ideale ben maggiore di tutti quelli per i quali aveva combattuto lui. Da quel riposo costretto comincia così l’avventura che lo porta, una volta uscito dal castello, prima al santuario di Monserrat, poi alla grotta di Manresa dove riceve l’illuminazione degli Esercizi spirituali, infine alla fondazione della Compagnia di Gesù.

Più drammatico, ma altrettanto ricco di Grazia, l’isolamento di Jacques Fesch (1930-1957), ghigliottinato a Parigi per avere ucciso un poliziotto durante una rapina. Una vita da giovane annoiato, viziato, che non trova la propria strada, con un matrimonio fallito e il solo desiderio di ottenere guadagni facili per veleggiare verso le isole del Pacifico. In prigione passa il tempo a leggere, prima i classici che si trovano nella biblioteca del carcere, poi il cappellano gli porta le opere di santa Teresa d’Avila (1515-1582), quelle di santa Teresa del Bambin Gesù (1873-1897) e la biografia di san Francesco d’Assisi (1181/1182-1226). La madre gli dona anche un libro sulle apparizioni di Fatima (1917). E arriva così la conversione: nella cella Fesch conduce un’esistenza quasi monastica, scandita dalla preghiera. Muore alla fine santamente, offrendo la vita a Dio.

Sono esempi forti e drammatici, ma fanno riflettere. Il periodo di isolamento che stiamo vivendo a causa della pandemia potrà essere occasione di conversione? Alla ricerca di qualcosa che riempia la noia di queste lunghe giornate di solitudine, magari qualcuno prenderà in mano un libro che mai avrebbe pensato di aprire. O navigando nel web si imbatterà in un sito Internet cattolico nel quale troverà risposte a domande che in fondo al cuore ci sono sempre state, ma che finora sono rimaste soffocate dal frastuono di tante giornate piene di cose che sembravano urgenti e che ora si rivelano effimere.

Papa san Giovanni Paolo II (1920-2005), nel 2002, agli albori della comunicazione digitale, scriveva: «Internet permette a miliardi di immagini di apparire su milioni di schermi in tutto il mondo. Da questa galassia di immagini e suoni, emergerà il volto di Cristo? Si udirà la sua voce?». I tanti siti Internet cattolici che sono nati da allora si sforzano di far apparire il volto e la voce di Cristo nel web, così che lo possa incontrare chi frequenta la piazza virtuale.

Il terzo esempio di missione in questo tempo particolare di sospensione anche delle sante Messe e dei Sacramenti è quello della beata Vittoria Rasoamanarivo (1848-1894), la prima beata del Madagascar. Convertitasi al cattolicesimo, si dedica con generosità alla diffusione della fede nell’isola. Quando, nel 1883, i francesi vengono espulsi dal Madagascar, anche i sacerdoti, che erano appunto tutti francesi, sono costretti ad andarsene. Ci vorranno tre anni per convincere il re dell’isola a permetterne il ritorno. Dopo dunque tre anni senza celebrazioni, senza Sacramenti, i sacerdoti sono convinti di dover ricominciare l’evangelizzazione da capo. Al contrario ritrovano sull’isola una comunità cattolica fiorente e vigorosa, che li accoglie con entusiasmo commosso proprio grazie a Vittoria, che aveva tenuto viva la fede della comunità in modo instancabile: facendo catechismo, organizzando momenti di preghiera e spronando i laici a lavorare nella vigna del Signore in attesa del ritorno dei sacerdoti.

La beata Vittoria aveva dalla sua parte il fatto di poter incontrare fisicamente le parrocchie cattoliche del Madagascar, ma oggi, con i moderni mezzi di comunicazione a disposizione, i laici possono essere creativi e impegnarsi per tenere vive le proprie comunità, anche in questa sospensione delle celebrazioni liturgiche. Con un po’ di fantasia e di buona volontà, si può fare la propria parte. Si potrebbe così scoprire, una volta usciti dall’isolamento forzato, di essere più forti di prima.

Martedì, 7 aprile 2020

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 Susanna Manzin

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