La rivoluzione culturale di cui il nostro mondo ha bisogno

Silvia Scaranari 4 anni fa
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L’anno della misericordia si sta avviando a conclusione ma la misericordia del Padre è per sempre, si è incarnata in Gesù. C’è un aspetto, ha detto il Papa durante l’udienza generale, che ognuno deve calare nel proprio vissuto: “non basta fare esperienza della misericordia di Dio nella propria vita; bisogna che chiunque la riceve ne diventi anche segno e strumento per gli altri.”
E come fare?
Da mesi il Santo padre ci indica le mille strade che possiamo percorrere per chiedere la misericordia divina e per usarla verso il nostro prossimo. Ci ha parlato decine di volte della necessità di essere accoglienti, caritatevoli, generosi, etc. ma oggi si sofferma in modo particolare sulle opere di misericordia spirituale, di solito un po’ più dimenticate: “Ci sono però anche altre sette opere di misericordia dette “spirituali”, che riguardano altre esigenze ugualmente importanti, soprattutto oggi, perché toccano l’intimo delle persone e spesso fanno soffrire di più.
Tutti pensano immediatamente a “sopportare pazientemente le persone moleste”, diventato quasi un proverbio, spesso una battuta scherzosa fra amici, ma ha una sua dura realtà. “E ci sono; ce ne sono di persone moleste! Potrebbe sembrare una cosa poco importante, che ci fa sorridere, invece contiene un sentimento di profonda carità”. E poi ce ne sono altre sei che il Papa ricorda: “consigliare i dubbiosi, insegnare agli ignoranti, ammonire i peccatori, consolare gli afflitti, perdonare le offese, pregare Dio per i vivi e per i morti.”
La formazione e l’attività di Alleanza Cattolica ha sempre lasciato l’azione caritativa all’iniziativa dei singoli. Questo non voleva dire che le opere di misericordia materiale fossero considerate poco importanti, anzi, ma ogni realtà, e quindi anche Alleanza Cattolica, sviluppa una propria sensibilità, un proprio carisma. E la nostra sensibilità associativa ci ha portati ad essere sensibili ad aspetti più culturali che materiali, a rendere nota la Dottrina Sociale della Chiesa, e così, in qualche modo, abbiamo esercitato un’azione più specifica sul fronte del “consigliare i dubbiosi” e “insegnare agli ignoranti” ove per ignoranti si intende tecnicamente “chi ignora”, “chi non è al corrente”.
Troppo spesso, però, si pensa alla formazione sulla Dottrina Sociale come una cosa da conferenza con decine, centinaia di persone che ti stanno ad ascoltare mentre il nostro oggi non è più un tempo da grandi conferenze, è un tempo da contatto individuale. Oggi l’apostolato vero si fa con la persona che mi sta accanto, con l’amico o con il compagno di scuola, con il collega o con il marito. Ed è lì che si esercita l’opera di misericordia vera perché è in quel contatto con la persona, con la donna o con l’uomo nella sua dimensione individuale, con le sue miserie, con i suoi dolori, con le sue gioie, con le sue speranze o con le sue false aspettative che si gioca la vera pazienza, il vero desiderio di “farsi prossimo” e di prendersi cura dell’altro.
Spesso sono le persone più vicine a noi che hanno bisogno del nostro aiuto.” aggiunge il Papa e “In un mondo purtroppo colpito dal virus dell’indifferenza, le opere di misericordia sono il miglior antidoto. Ci educano, infatti, all’attenzione verso le esigenze più elementari dei nostri «fratelli più piccoli» (Mt 25,40), nei quali è presente Gesù[…] Riconoscere il suo volto in quello di chi è nel bisogno è una vera sfida contro l’indifferenza. Ci permette di essere sempre vigilanti, evitando che Cristo ci passi accanto senza che lo riconosciamo.
Lo stesso Sant’Agostino ammetteva la sua paura di non riconoscere Gesù nelle persone che gli passavano accanto, aveva paura del passaggio del Signore perché “siamo distratti, indifferenti, e quando il Signore ci passa vicino noi perdiamo l’occasione dell’incontro con Lui.
Sempre oggi, incontrando i segretari del “Christian World Communions” il Papa ha posto l’accento su un dramma che troppo spesso lascia il nostro cuore insensibile, freddo: il martirio quotidiano di tanti cristiani. Si parla tanto di ecumenismo, lunghe discussioni in belle sale, incontri interminabili ma intanto “C’è un altro ecumenismo che dobbiamo riconoscere e che oggi è tanto attuale: l’ecumenismo del sangue. Quando i terroristi o le potenze mondiali perseguitano le minoranze cristiane o i cristiani, quando fanno questo non si domandano: “Ma tu sei luterano? Tu sei ortodosso? Tu sei cattolico? Tu sei riformato? Tu sei pentecostale?”, no. “ Tu sei cristiano”. Loro riconoscono uno solo: il cristiano. Il nemico non sbaglia, sa bene riconoscere dove è Gesù.”
Il nemico, dice il Papa. Sì, noi cristiani abbiamo un nemico, lo abbiamo sempre avuto, ma in questo momento si è fatto più forte, aggredisce di più, si manifesta con una violenza inaudita. Il nemico è nemico, e lo si combatte, non ci sono alternative.
 ” È questo l’ecumenismo del sangue. Oggi ne siamo testimoni, e penso ai frati ortodossi copti sgozzati sulle spiagge della Libia per esempio: sono nostri fratelli. Loro hanno dato testimonianza di Gesù e sono morti dicendo: “Gesù aiutami!”. Con il nome: hanno confessato il nome di Gesù.”
Poco possiamo fare per loro ma tutti possono almeno mettere in atto quell’opera di misericordia che dice “pregare Dio per i vivi e per i morti”: per i vivi perchè trovino la forza, il coraggio di mantenere alta la loro testimonianza, per i morti perchè siano accolti nell’abbraccio amorevole del Padre
Il cristianesimo ha costruito un mondo bello ma che ormai è andato in frantumi. Ne può costruire un altro, anzi deve ricostruirne un altro, ma il cristianesimo non è un ente che vive di natura propria, necessita di uomini e donne che operino per la fondazione di un nuovo mondo “a misura d’uomo e secondo il piano di Dio”. Questo lo deve fare ogni singolo militante con un impegno quotidiano, serio, combattendo la naturale pigrizia, il rispetto umano, la ritrosia che portano a chiudersi nel proprio privato per non essere disturbati, non essere turbati dal dolore di un mondo confuso,  disorientato, senza luce.
Al contrario il Papa ci ammonisce ad agire perché “possiamo compiere una vera rivoluzione culturale, come è stato in passato.
Ad maiorem Dei gloriam!
Silvia Scaranari
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