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Leone XIV e il Vaticano II

11 Maggio 2026 by Marco Invernizzi

Un evento superato? Una parentesi da dimenticare? Oppure la bussola a cui fare riferimento?

di Marco Invernizzi

All’inizio dell’anno in corso Papa Leone XIV ha cominciato a dedicare le udienze del mercoledì al Concilio ecumenico Vaticano II. Conclusosi oltre sessant’anni fa, nel 1965, il Concilio Vaticano II subisce oggi una doppia dimenticanza: da parte di chi lo considera una ormai vecchia assise, di poca rilevanza di fronte a un mondo e a una Chiesa in continuo cambiamento, oppure da parte di chi lo giudica negativamente come una brutta parentesi da dimenticare al più presto.

Non è difficile individuare fra i primi i cosiddetti progressisti e fra i secondi i cosiddetti tradizionalisti.

Il Pontefice, come tutti i suoi predecessori, non è dello stesso avviso e ha deciso di dedicare al Vaticano II alcuni fra i discorsi più importanti di un pontificato, le udienze del mercoledì.

Attenzione però: il Papa rilegge il Concilio dei documenti, non quello delle interpretazioni arbitrarie, che durano da decenni e hanno portato soprattutto divisione e incertezza fra i fedeli. Ritorna qui il tema affrontato da Benedetto XVI in uno degli ultimi suoi discorsi prima di lasciare il pontificato, in cui si è soffermato sul Concilio dei media contrapposto a quello dei documenti (14 febbraio 2013).

E proprio dai documenti riparte Leone XIV: «non attraverso il “sentito dire” o le interpretazioni che ne sono state date, ma rileggendo i suoi Documenti e riflettendo sul loro contenuto», ha detto il 7 gennaio nella prima catechesi dedicata al Concilio, perché «si tratta infatti del Magistero che costituisce ancora oggi la stella polare del cammino della Chiesa».

Un concilio è la massima istanza della Chiesa, perché riunisce i vescovi di tutto il mondo con il loro capo, il vescovo di Roma, allo scopo di affrontare quello che possiamo chiamare un “cambio d’epoca”, usando le parole di Papa Francesco.

Così è sempre stato.

Dopo l’Editto di Milano, nel 313, che dava alla Chiesa la libertà di predicare il Vangelo all’interno dell’impero romano, la Chiesa passò da una situazione di persecuzione, o comunque di emarginazione, per diventare, progressivamente, la religione maggioritaria. Ovviamente cambiò l’impostazione pastorale attraverso una riforma, che consistette nell’avere un atteggiamento diverso nei confronti del potere, fino a quando anche quest’ultimo farà riferimento alla Chiesa, in particolare dopo la notte di Natale dell’anno 800, quando Carlo Magno venne incoronato imperatore del rinato impero d’Occidente, ricevendo l’investitura a Roma dalle mani di Papa Leone III.

Anche durante il Medioevo ci fu un significativo cambiamento di atteggiamento della Chiesa verso il mondo, con la riforma dell’XI secolo, non solo gregoriana, che garantirà l’indipendenza della Chiesa dal potere civile, ovviando a indebite confusioni e sovrapposizioni che si erano venute a creare nel corso dei secoli precedenti. E così sarà dopo il Concilio di Trento (1545-1563), per rispondere alla sfida lanciata dall’eresia protestante, che spinse la Chiesa, oltre a tante altre decisioni, a riformarsi con l’istituzione dei seminari, i vescovi presenti e dediti alle rispettive diocesi, con il catechismo tridentino, rivolto prima di tutto ai parroci per fare fronte alla diffusa ignoranza del clero.

Così sarà per il Vaticano II. Per cominciare a comprenderlo bisogna anzitutto leggere il discorso inaugurale di san Giovanni XXIII dell’11 ottobre 1962. Lo scopo del Concilio non riguarda la dottrina, che è un patrimonio da amare e trasmettere, ma il modo di rivolgersi al mondo per evangelizzarlo, trovando le parole adatte all’uomo contemporaneo che ha voltato le spalle alla Chiesa. Non solo, ma per fare questo ci vuole una forma di “aggiornamento”, una delle parole più usate a proposito del Vaticano II, ma anche molto malintesa: aggiornamento significa, per il Papa di allora (san Giovanni XXIII), comprendere sempre meglio la fede per essere in grado di comunicarla con maggiore fervore: «bisogna invece che in questi nostri tempi l’intero insegnamento cristiano sia sottoposto da tutti a nuovo esame, con animo sereno e pacato, senza nulla togliervi, in quella maniera accurata di pensare e di formulare le parole che risalta soprattutto negli atti dei Concili di Trento e Vaticano I; occorre che la stessa dottrina sia esaminata più largamente e più a fondo e gli animi ne siano più pienamente imbevuti e informati, come auspicano ardentemente tutti i sinceri fautori della verità cristiana, cattolica, apostolica; occorre che questa dottrina certa ed immutabile, alla quale si deve prestare un assenso fedele, sia approfondita ed esposta secondo quanto è richiesto dai nostri tempi. Altro è infatti il deposito della Fede, cioè le verità che sono contenute nella nostra veneranda dottrina, altro è il modo con il quale esse sono annunziate, sempre però nello stesso senso e nella stessa accezione. Va data grande importanza a questo metodo e, se è necessario, applicato con pazienza; si dovrà cioè adottare quella forma di esposizione che più corrisponda al magistero, la cui indole è prevalentemente pastorale»(discorso di apertura del Concilio ecumenico Vaticano II).

In sostanza, bisogna cambiare atteggiamento verso il mondo contemporaneo, non per indulgenza verso i suoi errori, ma per aiutarlo a cambiare. Dirà bene san Paolo VI: «Ancor prima di convertirlo, anzi per convertirlo, il mondo bisogna accostarlo e parlargli» (Ecclesiam suam, 6 agosto 1964).

Questo era ed è il senso dei documenti del Concilio: una grande conversione missionaria nei confronti dell’umanità dopo la grande e giusta lotta contro la diffusione dei principi rivoluzionari del 1789, necessaria per difendere l’esistenza e la libertà della Chiesa. Quasi due secoli dopo, la stessa Chiesa intuisce che è necessaria una “riforma nella continuità”, cioè un cambio di atteggiamento per la conversione di un mondo ormai profondamente “rivoluzionato”. Un atteggiamento che diffonde la dottrina di sempre in continuità con la Chiesa di sempre.

Oggi Papa Leone ha ripreso questi documenti dell’evento più importante della Chiesa dell’ultimo secolo, affinché il Concilio Vaticano II non venga messo in soffitta né stravolto da interpretazioni arbitrarie, ma letto e diffuso per la nuova evangelizzazione del nostro mondo ammalato.

Lunedì, 11 maggio 2026

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