Massimo Introvigne, Il satanismo, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, pp. 54, £. 6.000

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Cristianità, 281 (1998)

Massimo Introvigne, Il satanismo, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, pp. 54, £. 6.000
Libreria san Giorgio

PierLuigi Zoccatelli, Il New Age, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997 (1a ristampa 1998), pp. 54, £. 6.000
Libreria san Giorgio

Jean-François Mayer, Il Tempio Solare, ed. it. rivista, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, pp. 80, £. 8000
Libreria san Giorgio

Massimo Introvigne, Heaven’s Gate. Il paradiso non può attendere, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, pp. 80, £. 8.000
Libreria san Giorgio

Massimo Introvigne, La Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, pp. 64, £. 6000
Libreria san Giorgio

J. Gordon Melton, Dai Bambini di Dio a The Family, trad. it., Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, pp. 80, £. 8000
Libreria san Giorgio

Massimo Introvigne, La massoneria, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, pp. 64, £. 6.000
Libreria san Giorgio

Don Pietro Cantoni, Cristianesimo e reincarnazione, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1997, pp. 64, £. 6.000
Libreria san Giorgio

 

 

La collana Religioni e Movimenti è nata nel 1997 con lo scopo di offrire — come recita il programma editoriale — “un primo sguardo su problemi, correnti, denominazioni e movimenti religiosi, descrivendone sommariamente le origini, la storia e gli aspetti dottrinali, al di là e prima di qualunque giudizio di valore”, questo facendo attraverso agili monografie redatte da specialisti della materia e puntualmente corredate da preziose note bibliografiche. Nel corso del primo anno di attività editoriale sono stati pubblicati otto titoli: Il satanismo, di Massimo Introvigne; Il New Age, di PierLuigi Zoccatelli; Il Tempio Solare, di Jean-François Mayer; Heaven’s Gate. Il paradiso non può attendere, di Introvigne; La Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon, di Introvigne; Dai Bambini di Dio a The Family, di J. Gordon Melton; La massoneria, di Introvigne; e Cristianesimo e reincarnazione, di don Pietro Cantoni.

 

Nel volume su Il satanismo Introvigne traccia un quadro preciso e completo del fenomeno, sia dal punto di vista storico che da quello sociologico, senza trascurare problemi metodologici e fornendo alcuni criteri per una corretta valutazione. Il libro si apre con un capitolo dedicato a definire il satanismo — Che cos’è il satanismo (pp. 5-9) —, anzitutto distinguendolo da fenomeni molto diversi eppure spesso a esso accomunati o con esso confusi, quali la possessione, la magia popolare, l’occultismo e la magia cerimoniale; il satanismo viene così definito in modo preciso come “l’adorazione o venerazione da parte di gruppi organizzati in forma di movimento, tramite pratiche ripetute di tipo cultuale o liturgico, del personaggio chiamato Satana o Diavolo nella Bibbia” (pp. 8-9). Nel secondo capitolo — Cenni storici sul satanismo (pp. 10-24) — l’autore mostra come il satanismo abbia seguito un andamento pendolare, connotato dal periodico riemergere di ondate di “anti-satanismo” a cui regolarmente fanno da contrappunto periodi di revival. Questo avviene a partire dai tempi di Luigi XIV, alla cui corte vengono celebrate le prime messe nere per ottenere favori e vantaggi materiali, fino al satanismo contemporaneo, che nasce con Anton Szandor LaVey — pseudonimo di Howard Stanton Levey — e con il cineasta underground di Hollywood Kenneth Anger, fondatori del Magic Circle nel 1961 e della Chiesa di Satana nel 1966. L’ondata “antisatanista” degli anni 1980-1990 si basa sulle memorie ritrovate sui lettini degli psicanalisti, dove a volte emergono violenze subite durante presunti riti satanici, ma dopo un primo periodo di “euforia” ci si rende conto che le memorie “ritrovate” sono spesso in realtà “costruite” ad hoc e la stessa comunità scientifica, seguita dalla giurisprudenza, ne abbandona progressivamente l’utilizzo. Il discredito in cui cade il movimento delle memorie ritrovate, oltre alle esagerazioni evidenti a proposito di presunti complotti satanici, provocano l’eclissi dell’antisatanismo e portano a un certo revival della Chiesa di Satana. Le fonti di informazione sul satanismo sono prese in esame nel terzo capitolo (pp. 25-32), distinguendo fra quelle giornalistiche — connotate spesso da una notevole inaccuratezza e da un costante sensazionalismo —, la letteratura di tipo psicanalitico — ancora influenzata dalla questione delle memorie ritrovate —, gli adepti — le cui dichiarazioni seguono più le regole della “pubblicità” che quelle della oggettività —, le fonti di polizia e gli studi sociologici, che sono invece caratterizzati da un maggiore equilibrio. Nel quarto capitolo (pp. 33-47) l’autore traccia un quadro anche quantitativo de Lo stato attuale del satanismo: si deve fare una distinzione fra gruppi giovanili non particolarmente organizzati, che esprimono il loro disagio mettendo in scena messe nere sulla base di quanto vedono in televisione o di quanto leggono sui fumetti — gruppi peraltro alquanto difficili da controllare e che spesso compiono reati relativi alla sfera sessuale o all’uso di droghe, e sono perciò da ricondursi più alla sociologia della devianza che a quella della religione —, e satanismo degli adulti, costituito da gruppi stabili e ristretti, che normalmente non compiono atti illegali. Il satanismo giovanile coinvolge fra i dieci e i ventimila giovani nel mondo — circa mille in Italia —, mentre quello degli adulti non supera le cinquemila unità su scala mondiale, circa seicentosessanta in Italia.

 

Elementi per una valutazione del fenomeno sono presentati nel capitolo conclusivo (pp. 48-50) e si basano su una corretta informazione che diffida del sensazionalismo. Occorre poi inquadrare il satanismo nell’ambito del riemergere massiccio del gusto per il mistero, che si esprime nella proliferazione di nuovi movimenti magici. D’altra parte, il satanismo può essere visto anche come una metafora del mondo moderno: in questo senso i satanisti celebrano in forma rituale il prevalere del forte sul debole, concetto non estraneo a più sofisticate ideologie moderne. Quanto alla presentazione del fenomeno, una grande responsabilità è quella dei mass media, che spesso ne sopravvalutano la consistenza circondandolo di un alone misterioso che lo rende attraente, quando in realtà il satanismo è piuttosto squallido e andrebbe demitizzato, rendendosi conto che “i satanisti non sono […] potenti principi delle tenebre: sono, piuttosto, poveri diavoli” (p. 50).

 

Il tema complesso de Il New Age è trattato nel volume di PierLuigi Zoccatelli, il cui principale testo di riferimento è costituto dall’opera di Introvigne Storia del New Age. 1962-1992 (Cristianità, Piacenza 1994). Il fenomeno è visto come una manifestazione de Il risveglio del sacro fra secolarizzazione e post-modernità (pp. 5-18), cui oggi si assiste e che da una parte mostra come il sacro sia un elemento essenziale all’uomo, ma dall’altra si accompagna a una sorta di secolarizzazione “qualitativa” (p. 12), per la quale la religione assume una dimensione sempre più individualistica e ha sempre meno rilievo nelle scelte importanti della vita. Le Caratteristiche generali del New Age (pp. 19-26) ne suggeriscono l’inquadramento nella categoria della cosiddetta “nuova gnosi”, originariamente proposta da Giovanni Filoramo per indicare forme di pensiero non collegate direttamente allo gnosticismo antico, e tali da non poter essere ricondotte né a gruppi di origine cristiana né a gruppi di ispirazione orientale, ma che piuttosto rientrano in un’area collegata a tradizioni esoteriche sia occidentali che orientali. Secondo l’espressione di Françoise Champion, si tratta di una “nebulosa mistico-esoterica” (p. 22), le cui caratteristiche sono il privilegio dell’esperienziale, il tentativo di auto-trasformarsi attraverso particolari tecniche, il rifiuto della separazione fra l’umano e il divino, un moderato ottimismo, il primato dell’amore come giustificazione dell’azione umana, l’interesse per esperienze occulte, psichiche ed esoteriche e la ricerca della felicità immediata. Il New Age non è descrivibile come un movimento strutturato e preciso, anche se diverse discipline possono aprire su di esso “finestre interpretative”. Nel terzo capitolo, Il New Age. Definizioni e descrizioni (pp. 27-50) ne vengono proposte quattro: la prima è un’interpretazione psicologica, secondo la quale il New Age è uno stato d’animo, la sensazione condivisa da un gran numero di persone di essere sul punto di entrare in un’epoca nuova, caratterizzata da radicali cambiamenti in tutti i settori della vita dell’uomo. Una seconda finestra interpretativa è la descrizione storica: il New Age sarebbe un “movimento di risveglio” (p. 34) del mondo laico dalla “freddezza” in cui erano cadute le logge massoniche e la Società Teosofica, organizzatrici della vitalità culturale dell’ambiente laico di lingua inglese all’inizio degli anni 1860. L’interpretazione sociologica vede il New Age come il punto d’incontro di tre reti sociali: la rete delle spiritualità alternative, quella delle terapie alternative e quella delle politiche alternative a sfondo ecologista. Infine, dal punto di vista dottrinale il New Age può essere descritto come una forma postmoderna di relativismo, secondo la quale ognuno può crearsi la propria verità, la propria visione del mondo, dove l’idea di religione viene sostituita con quella più vaga di spiritualità fino a perdere la consapevolezza di un Dio personale e separato per affermare che “noi siamo Dio” (p. 47), mentre la nozione di peccato viene sostituita con quella di malattia, da risolversi con un generale cambiamento di coscienza. Ma, conclude Zoccatelli, oggi il New Age sembra già in crisi: ne è prova — fra le altre — la diffusione del best seller di James Redfield La profezia di Celestino, che fossilizza in un romanzo gran parte delle idee del New Age, testimoniando, appunto, il tramonto di quella prolificità e flessibilità che ne erano l’essenza. Tuttavia, la fine del New Age non implica la fine dei tasselli che lo compongono, né significa il tramonto di quella mentalità postmoderna che lo ha originato.

I tragici suicidi-omicidi collettivi dei membri dell’Ordine del Tempio Solare — avvenuti nel Québec, in Svizzera e in Francia fra l’ottobre del 1994 e il marzo del 1997 — sono l’oggetto del volume Il Tempio Solare di Jean-François Mayer, il cui approccio si discosta leggermente da quelli precedenti: l’autore ha partecipato in qualità di esperto alle indagini seguite alla tragedia e presenta l’itinerario del movimento verso il suo tragico epilogo in notevole dettaglio, secondo un genere letterario che per certi versi si avvicina a quello delle inchieste di polizia. Il punto centrale dell’Introduzione (pp. 8-12) — cui è preposta una Prefazione (pp. 5-7) — è costituito dalla “crudele banalità della verità” (p. 9). Per questa tragedia non esiste un colpevole, ma solo la volontà da parte dei membri del gruppo di creare un mito, attraverso un’azione spettacolare che consentisse […] artificialmente e brutalmente di proiettarsi in primo piano nell’attualità e di attribuirsi l’illusione — anche postuma — di essere ciò che si pretende di incarnare” (p. 11). I capitoli terzo e quarto — Jo Di Mambro e la Fondazione Golden Way (pp. 13-20) e La corrente neo-templare (pp. 21-30) — esaminano la storia delle due figure centrali del movimento, rispettivamente Jo Di Mambro e Luc Jouret, e chiariscono il collegamento fra l’Ordine del Tempio Solare e le correnti neo-templari del secolo XX. I capitoli dal quinto al settimo — Dalla sopravvivenza alla deriva autodistruttrice (pp. 31-46), Il passaggio della fiaccola (pp. 47-56) e La creazione di un mito (pp. 57-69) — esaminano da vicino l’itinerario che ha portato ai suicidi-omicidi, individuando le cause della deriva autodistruttrice sia nei crescenti problemi interni al gruppo, sia nel carattere sincretistico e gnosticheggiante della dottrina, ma anche nell’idea apocalittica che attribuisce al suicidio il significato di una fuga da un mondo oramai perduto e dal quale si è rifiutati; in sostanza, suicidarsi diviene l’unica paradossale prospettiva di sopravvivenza, seppure in un’altra dimensione. Rimane certamente aperta l’ipotesi della deriva mentale di un mitomane, riferita in particolare a Joseph Di Mambro, ma il fatto che il suicidio sia stato a lungo pianificato da una cerchia più interna di membri avvalora la tesi di una più complessa catena di concause, non ultime le noie giudiziarie avute dai leader negli ultimi tempi, che hanno portato il gruppo a sentirsi al centro di una persecuzione internazionale e quindi ad attribuirsi un’importanza sproporzionata, propedeutica all’idea finale di creare un mito attraverso un’azione clamorosa. Nell’ultimo capitolo — “Sarete come dei…” (pp. 70-79) — vengono offerti alcuni criteri di valutazione: il gruppo non aveva mai mostrato chiare intenzioni suicide e davanti a fenomeni come questi gli Stati rispettosi delle libertà individuali raggiungono i limiti delle loro possibilità d’intervento. Ciò che senza dubbio si può fare è demitizzare il mito. La sincerità e la libera scelta di gran parte dei membri non sembra poter essere messa in discussione, ma nella ricerca spirituale oltre alla sincerità occorre anche il discernimento. La deriva suicida è inseparabile da dottrine e da idee false e dannose, e non si può fare astrazione dalle idee professate per determinare la pericolosità di un movimento: sono le idee che uccidono. Il suicidio dei membri dell’Ordine del Tempio Solare diviene essenzialmente un atto di orgoglio, derivante dalla certezza di essere gli eletti, chiamati a destini di gloria: “Ci troviamo qui agli antipodi dell’umiltà propria dei santi e dei veri maestri spirituali” (p. 79).

 

Pure di Introvigne è il volume Heaven’s Gate. Il paradiso non può attendere, sul suicidio dei membri di Heaven’s Gate, che ha coinvolto trentanove persone a Rancho Santa Fe, in California, nel marzo del 1997. Il primo capitolo, La storia (pp. 5-41), abbraccia il periodo che va dal 1975 al 1997, ma è inquadrata dall’autore in una prospettiva più ampia, che colloca Heaven’s Gate nell’ambito dei culti dei dischi volanti e che mette in luce il ruolo centrale avuto dalle vicende personali dei due fondatori, conosciuti come Ti, Bonnie Lu Trousdale Nettles, e Do, Marshall Herff Applewhite. Il movimento attraversa fasi alterne: da un’iniziale fase pubblica, finalizzata al proselitismo, si passa — in particolare a partire dal 1981 — a una lunga fase d’isolamento, connotata dall’idea d’appartenere a una ristretta cerchia di eletti. Il periodo dal 1992 al 1996 è nuovamente caratterizzato da una campagna pubblica, ma con il solo scopo di attirare chi, pur appartenendo al ristretto gruppo di eletti, non avesse ancora conosciuto il movimento; si tratta di un ultimo appello prima dell’eclissi finale e della tragica “partenza” del marzo del 1997. Nel secondo capitolo viene esposta La dottrina (pp. 42-58), che, evolutasi nel corso degli anni, costituisce un insieme abbastanza coerente, anche se non è mai stata esposta in modo sistematico. Il Regno dei Cieli è visto come un luogo fisico da raggiungere attraverso il perfezionamento individuale di quei pochi uomini dotati di un’anima capace di farlo. La “palestra” per perfezionarsi è la terra, e la perfezione consiste nel completo distacco e totale disprezzo di ogni cosa di questo mondo. Non si tratta del “disprezzo” del mondo insegnato dal Vangelo, che in realtà valorizza questa vita e attribuisce una giusta gerarchia alla creazione, ma di una visione che vede come un ostacolo qualunque aspetto della vita terrena e materiale; la religione è coerentemente vista come un inganno di Lucifero, proprio per il grande valore che attribuisce alla vita umana. Lo scopo degli eletti è dunque quello di fuggire da questo mondo, magari su un disco volante, ma eventualmente abbandonando anche i propri corpi, per raggiungere il Regno dei Cieli dove corpi incorruttibili saranno capaci di contenere l’anima perfezionata. Ti e Do vengono considerati l’incarnazione di Dio Padre e di Gesù — soggetti comunque subordinati al “Capo dei Capi” del Regno dei Cieli —, venuti in questo mondo per traghettare le anime degli eletti verso la nuova dimensione. La questione del suicidio è esaminata in dettaglio nell’ultimo capitolo, intitolato appunto Il suicidio (pp. 59-77). La deriva autodistruttiva non poteva essere prevista come necessaria, e date le premesse dottrinali il movimento avrebbe potuto continuare una strada di ascesi senza dover accelerare gli eventi con una “partenza” collettiva e spettacolare. Tuttavia, alla luce dei fatti si vede come il suicidio fosse un esito possibile, in presenza di particolari circostanze storiche, come i problemi di salute dei leader — Ti era morta nel 1985 di tumore e Do credeva di soffrire della stessa malattia —, e di eventi che potevano essere interpretati in chiave apocalittica: il ridicolo in cui era stata sommersa l’ultima fase della campagna pubblica del 1996, gli episodi spettacolari di cui erano stati protagonisti altri movimenti — come la tragedia di Waco o i suicidi dell’Ordine del Tempio Solare — e la decisiva apparizione della cometa Hale-Bopp. I criteri di giudizio proposti da Introvigne ricalcano quanto si è detto a proposito dell’Ordine del Tempio Solare: il suicidio è stato visto come una liberazione ed è stato liberamente scelto. Esaminando i messaggi di addio lasciati dai membri di Heaven’s Gate si nota come questi siano “partiti” in serenità; in questo senso il dibattito nato negli Stati Uniti d’America è stato più maturo di quello europeo, centrandosi sul diritto al suicidio, più che sui vecchi stereotipi del lavaggio del cervello e delle “sette pericolose”. Si ripropone tuttavia il problema centrale del discernimento: non tutte le idee che si abbracciano liberamente nella ricerca spirituale sono necessariamente buone. È difficile, conclude Introvigne, non essere d’accordo con Patrick J. Buchanan quando afferma: “Quando le élite del mondo occidentale hanno buttato il cristianesimo nel bidone dei rifiuti, si sono imbandite un banchetto di materialismo il cui dessert è un pudding al veleno come quello di Heaven’s Gate” (p. 77).

 

Sempre di Introvigne è il volume La Chiesa dell’Unificazione del reverendo Moon. Lo studio si apre con un capitolo, Fonti (pp. 5-12), in cui vengono discusse le diverse fonti d’informazione sul movimento, distinguendo quelle unificazioniste, studi scientifici e letteratura polemica, soprattutto resoconti di ex membri ostili e letteratura basata sullo stereotipo del lavaggio del cervello. Nel secondo capitolo, Storia (pp. 13-40), viene esposta la vicenda della Chiesa dell’Unificazione, legata a quella del suo fondatore, Sun Myung Moon, nato nel 1920 a Cheong-Ju, nella Corea del Nord. Nel 1954 egli fonda, a Seoul, l’Associazione dello Spirito Santo per l’Unificazione del Cristianesimo Mondiale, nota, appunto, come Chiesa dell’Unificazione. L’espansione della Chiesa avviene soprattutto a partire dalla metà degli anni 1970, seguendo i due filoni dello sviluppo teologico e dell’attività anticomunista, che più tardi, dopo la caduta del muro di Berlino, sarà gradualmente rimpiazzata da un’azione di moralizzazione dei costumi — fondata sulla famiglia e sulla preparazione al matrimonio —, fino a portare nel 1994 il reverendo Moon a dichiarare concluso il ciclo della Chiesa e a creare la Family Federation for the Unification and World Peace, almeno teoricamente interconfessionale e centrata sull’idea di moralizzazione e crescita all’interno della famiglia più che di una Chiesa. Gli strumenti usati nell’opera di apostolato vanno dai seminari propriamente diretti a formare proseliti alla creazione di associazioni e di organizzazioni che diffondano le idee senza essere basate su una particolare appartenenza. In Italia la Chiesa dell’Unificazione è stata fondata nel 1965 da una missionaria americana, Doris Walder, con il nome di Associazione Spirituale per l’Unificazione del Mondo Cristiano e ha raggiunto nel 1997 i milleduecento membri — anche se solo una minoranza a tempo pieno —, con dodici centri operanti in diverse città — Roma, Torino, Milano, Bergamo, Varese, Padova, Bologna, Firenze, Pesaro, Benevento e Bari —, trecento famiglie unificazioniste attive e circa ottomila simpatizzanti. Nel terzo capitolo viene esposta la Dottrina della Chiesa dell’Unificazione (pp. 41-49), contenuta nel Principio Divino, il cui primo nucleo era già stato elaborato negli anni 1950. Secondo il Principio Divino la Bibbia necessita di un completamento che la renda adatta ai tempi moderni: esiste in Dio un dualismo che si riflette nella creazione — in particolare un dualismo soggetto-oggetto —, e la “base delle quattro posizioni” — Dio, il Soggetto, l’Oggetto e l’entità scaturente dal rapporto fra soggetto e oggetto —, che costituisce la struttura fondamentale dell’operare di Dio nella creazione. Il peccato originale deriva dalla sostituzione di Dio con Lucifero nella base Dio-Uomo-Donna-Famiglia. La redenzione prevede l’avvento di un Messia, preceduto da un profeta, che risponda in pieno al piano di Dio; l’avvento di Gesù — che non è Dio, pur essendo unito a Dio, uno con Dio, in quanto uomo perfetto — non è stato adeguatamente preparato da Giovanni Battista né sostenuto dal popolo ebraico, e quindi la sua missione — pur compiuta perfettamente — ha avuto solo effetti parziali, ossia ha liberato l’uomo dalle conseguenze spirituali del peccato originale, ma non da quelle materiali. Occorre dunque un secondo avvento: nel 1992 il reverendo Moon e sua moglie si rivelano ufficialmente come i “Veri Genitori”, venuti a ripetere l’opera fallita da Adamo e da Eva, e le coppie inserite sul matrimonio dei Veri Genitori, le “famiglie benedette”, le cui nozze sono celebrate da Moon e da sua moglie, genereranno figli liberi in tutto dal peccato originale. Il quarto capitolo ha per tema Spiritualità e attività missionarie (pp. 50 -58): senza tecniche “infallibili” di lavaggio del cervello, si produce comunque un discreto tasso di conversione che si aggira sull’1% di quanti accettano di recarsi in un centro della Chiesa. Il rito più solenne è il matrimonio; vengono poi “la promessa”, ovvero la preghiera di dedizione della famiglia all’ideale; l’accensione delle “candele della nascita” e l’offerta a Dio del neonato dopo otto giorni, ed esistono riti funebri per i membri sposati delle famiglie benedette. Vi sono servizi domenicali e in altre occasioni dell’anno, dove si canta, si legge la Bibbia o il Principio Divino e si ascolta un sermone; diffusa è la pratica di tenere immagini di Moon e della sua famiglia in casa, nelle sedi e nei luoghi di culto. Le Controversie sorte intorno alle attività della Chiesa dell’Unificazione sono prese in esame nell’ultimo capitolo (pp. 59-64): sembrano ormai superate quelle relative alle accuse di lavaggio del cervello, e anche la questione dell’isolamento dei giovani dalla famiglia d’origine; rimane ancora qualche residuo delle polemiche innescate dalle forze politiche di sinistra a causa dell’attività politica anticomunista della Chiesa. “Il problema, a questo punto, supera però ampiamente il caso della Chiesa dell’Unificazione. In un’epoca postmoderna dove i presupposti della modernità (secolarizzazione compresa) sono rimessi in questione, impegni religiosi molto esigenti divengono più comuni all’interno come all’esterno delle Chiese maggioritarie. Certi attacchi contro la Chiesa dell’Unificazione, come contro altri movimenti religiosi, non si riferiscono allora principalmente a un movimento particolare, ma al ritorno più generale dell’impegno religioso, che i sostenitori di una laicità concepita come trionfo del secolarismo pensano di non poter accettare e di dovere combattere con qualunque mezzo” (p. 64).

 

Dai Bambini di Dio a The Family è il titolo del volume di J. Gordon Melton. Nel primo capitolo vengono descritte Le origini di The Family (pp. 5-18) — così sono noti i Bambini di Dio dal 1978 —, un gruppo fondato da David Brandt Berg […] alla fine degli anni 1960 quale parte integrante del Jesus People Movement, il principale tentativo cristiano-evangelico dell’epoca di comunicare con la subcultura hippie dei giovani che vivevano sulla strada” (p. 5). Conformemente alle abitudini di quell’ambiente, il gruppo si distingue subito dal resto del mondo evangelico — di cui almeno inizialmente condivide l’impostazione rigorista — per la scelta di vita comunitaria, non particolarmente apprezzata dal mondo protestante. L’aspetto della dottrina e della vita comune che ha certamente provocato più difficoltà a The Family nei rapporti con il mondo esterno è l’accostamento molto libero al problema della sessualità ed è trattato nel secondo capitolo intitolato appunto The Family e la sessualità (pp. 19-41). A partire dal 1973 viene teorizzata e si diffonde nel movimento la pratica detta della “pesca amorosa”: si tratta di dimostrare il proprio amore per il prossimo nell’opera di apostolato e di proselitismo, facendo anche ricorso alla sensualità e giungendo spesso ad avere rapporti sessuali. Questo tipo d’attività, assieme alla pratica della “condivisione” — secondo la quale, purché il motivo sia l’amore, vi è piena libertà di avere rapporti sessuali fra persone consenzienti, anche fuori dal matrimonio e anche da parte di membri sposati — hanno generato una serie di problemi, in particolare legati alla diffusione di malattie veneree e alla necessità di farsi carico dell’educazione di un gran numero di bambini. Per questi e per altri motivi, non ultimi alcuni dolorosi casi di rapporti sessuali fra adulti e minorenni e anche di vere e proprie molestie, a partire dal 1987 la “pesca amorosa” è stata completamente abbandonata dal movimento e la “condivisione”, pur praticata, è limitata a soggetti adulti solo all’interno del gruppo. Nel terzo capitolo, Il “periodo di tribolazione” di The Family (pp. 42-65) viene descritta una serie d’interventi persecutori da parte delle forze dell’ordine e delle magistrature, in particolare in Inghilterra, in Francia e in Spagna, innescata agli inizi degli anni 1990 dalle accuse di alcune ex appartenenti a The Family e di movimenti anti-sette. Reati si erano effettivamente verificati, ma in una fase precedente della storia del movimento e spesso da parte di soggetti in esso non più presenti, ragione per la quale il gran numero di arresti e le irruzioni nelle case di The Family si sono conclusi in giudizio con un nulla di fatto. Gli interventi sono avvenuti nell’ambito di una sorta di “caccia alle streghe”, realizzata dai più importanti movimenti antisette contro la presunta “setta del sesso” e lanciata, paradossalmente, proprio quando The Family aveva rinunciato — anche per ragioni legate a problemi interni — alle pratiche sessuali più controverse. Nell’ultimo capitolo del volume, The Family oggi (pp. 66-76), l’autore fa il punto sulla situazione attuale del movimento, che conta circa novemilasettecento membri a tempo pieno, residenti in circa settecento case comunitarie sparse in ottanta nazioni. Secondo gli studi condotti da sociologi e da psicologi si tratta di un ambiente dove il rischio di abusi sui minori non è oggi più elevato che nel resto della società in genere. Le dottrine strettamente teologiche non si discostano da quelle delle principali denominazioni cristiane di tipo fondamentalista, da cui The Family si distingue radicalmente per il suo approccio alla sessualità, che rimane tuttora più “liberale” di quanto la comune morale cristiana sia disposta a tollerare. Pertanto, “nonostante il processo di accomodamento con la società alcuni aspetti della teologia e delle pratiche di The Family restano peraltro evidentemente inaccettabili per le Chiese maggioritarie, e a questo livello è prevedibile che continueranno una serie di conflitti” (p. 76).

 

Il settimo titolo della collana, La massoneria, è di nuovo di Introvigne. Dopo un’Introduzione (pp. 5-8), che colloca questa realtà nell’ambito della risposta relativista al pluralismo dottrinale del mondo moderno, nel primo capitolo, La storia (pp. 9-28), l’autore esamina la questione delle origini della massoneria moderna, considerata dalla storica inglese Frances Yates come “uno dei problemi più discussi e discutibili in tutto il campo della ricerca storica” (p. 9). Le origini storiche sono ovviamente da tenere distinte rispetto alle leggende nate all’interno della massoneria stessa. Convenzionalmente la data di nascita della massoneria moderna — “figlia primogenita dell’intellettualismo settecentesco”, secondo le parole dello studioso italiano Carlo Francovich (p. 9) — è fissata nel 1717, quando quattro logge londinesi si riuniscono nella Grande Loggia di Londra. Le radici si ritrovano nelle antiche corporazioni dei freemason, ossia dei liberi muratori e architetti — da cui i gradi massonici di apprendista, compagno e maestro —, che a partire dal 1600 vengono progressivamente infiltrate da personaggi che hanno scarsa relazione con la professione, ma coltivano interessi esoterici e che ricercano al suo interno i mitici Rosacroce — che oggi si sa con certezza non essere mai esistiti —, detentori di un ipotetico sapere segreto che avrebbe consentito di accedere all’unità profonda di tutte le religioni. Attualmente la massoneria si presenta come un complesso puzzle descritto nel secondo capitolo, Sistemi, obbedienze e riti (pp. 29-44). Le obbedienze sono “federazioni amministrative di logge o di gruppi nazionali di logge, che accettano la priorità di una loggia originaria o almeno accettano di sottoporsi a un certo coordinamento” (p. 33). I riti, invece, […] sono sistemi di gradi massonici, di cui prescrivono non solo le cerimonie, ma anche le caratteristiche” (ibidem); quindi all’interno di un’obbedienza possono convivere più riti, e uno stesso rito può essere presente in più obbedienze. L’autore distingue varie obbedienze ed elenca i riti più diffusi, fra cui il Rito Scozzese Antico e Accettato — in 33 gradi —, da cui deriva l’abitudine di considerare i massoni più elevati in grado come dotati della qualifica di 33°. Le organizzazioni parallele vengono distinte in “para-massoniche”, “simil-massoniche” e “pseudo-massoniche”. Le prime non fanno parte della massoneria, ma ammettono al loro interno esclusivamente massoni; le seconde sono sorte a imitazione e in concorrenza con la massoneria, spesso rivolgendosi a classi sociali più basse; le organizzazioni pseudo-massoniche utilizzano nel loro nome la parola massoneria, ma sono considerate al di fuori del mondo massonico dalla maggioranza degli organismi regolari o ufficiali. La questione della dottrina massonica è trattata nell’ultimo capitolo, Dottrine e controversie (pp. 45-57): il punto centrale è che la massoneria non ha una dottrina, ma un metodo, e per la precisione un metodo di tipo relativista, che consiste nell’affrontare i problemi con la discussione comune e nel risolverli secondo quanto sembra giusto alla maggioranza dei fratelli. “Tutto può essere messo in questione, tranne il metodo stesso. Chi per esempio proponesse l’unicità di una verità, di una religione, di una via si porrebbe automaticamente al di fuori del metodo massonico” (p. 46). Per questo valore relativizzante il metodo massonico è incompatibile con la fede cattolica e il magistero costante esclude la doppia appartenenza dei fedeli alla Chiesa e alla massoneria. Si tratta dunque di una opposizione di tipo dottrinale, non solo di tipo “politico”; essa è fondata sul metodo, e non sui risultati del metodo — che di volta in volta possono variare — e per questo è più ferma e profonda.

 

Il tema della credenza nella reincarnazione e dei suoi rapporti con il cristianesimo è affrontato nel volume Cristianesimo e reincarnazione di don Pietro Cantoni. Lo scopo dello studio non è discutere della reincarnazione in sé, ma rispondere al cruciale interrogativo: i primi cristiani credevano nella reincarnazione? Nell’Introduzione (pp. 5-9) l’autore mostra come oggi la credenza nella reincarnazione sia ampiamente diffusa e ne propone una definizione utile alla discussione successiva — “dottrina secondo cui l’anima dell’uomo passa attraverso vari corpi finché non si è liberata da ogni vincolo con la materia” (p. 8) —, che pone immediatamente due problemi. Il primo riguarda il soggetto della trasmigrazione: si tratta della realtà che immediatamente informa il corpo, del nucleo personale dell’uomo, oppure, secondo la tendenza orientale, di qualcosa di trascendente che supera la dimensione individuale? La seconda questione riguarda il senso della reincarnazione, che secondo la concezione tradizionale orientale è qualcosa di negativo, ossia il ripetersi di un ciclo vuoto e doloroso da cui il soggetto cerca di liberarsi, mentre secondo una visione occidentale relativamente moderna e ottimistica rappresenta una nuova possibilità di esistenza e di perfezionamento. Nel secondo capitolo, Antico Testamento (pp. 10-17), viene esaminata la possibilità di ritrovare tracce della credenza nella reincarnazione nella tradizione veterotestamentaria e conclude negativamente, dimostrando anzi come in essa si ritrovi una forte affermazione dell’uomo come unità inscindibile di anima e di corpo. Il Nuovo Testamento è preso in considerazione nel terzo capitolo (pp. 18-29): sono esaminati tutti i punti più controversi per affermare che in nessun luogo troviamo affermata la reincarnazione, ma che […] almeno in un luogo la troviamo esplicitamente esclusa:

“”E come è stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta, dopo di che viene il giudizio, così Cristo, dopo essersi offerto una volta per tutte allo scopo di togliere i peccati di molti, apparirà una seconda volta, senza alcuna relazione col peccato, a coloro che l’aspettano per la loro salvezza” (Eb 9, 27-28)” (p. 28). Nel quarto capitolo, Padri e scrittori ecclesiastici (pp. 30-55), l’autore ne esamina l’opera e conclude che tutti, senza esclusione, rifiutano la reincarnazione, prima e dopo la condanna delle dottrine origeniste nel Concilio di Costantinopoli, del 553. È molto dubbio che lo stesso Origene — al quale è dedicato ampio spazio —, pur affermando quasi sicuramente la preesistenza delle anime, abbia mai sostenuto la reincarnazione. Nell’ultimo capitolo, Conclusioni (pp. 56-62), viene affrontata l’obiezione reincarnazionista secondo la quale la Chiesa cattolica non avrebbe mai condannato solennemente la dottrina della reincarnazione. A questo proposito occorre tener presenti due punti fondamentali: il primo è che la Chiesa ha condannato solennemente posizioni che sono premessa indispensabile per la reincarnazione come la preesistenza delle anime. In secondo luogo la Chiesa ha affermato solennemente verità inconciliabili con essa, come il fatto che dopo la morte segua immediatamente il giudizio e quindi la destinazione al purgatorio, all’inferno o al paradiso. Il dogma cattolico della risurrezione è inoltre in palese contrasto con la credenza nella reincarnazione, come ha ribadito Papa Giovanni Paolo II nel 1992: “La speranza cristiana ci assicura inoltre che l’”esilio dal corpo” non durerà e che la nostra felicità presso il Signore raggiungerà la sua pienezza con la risurrezione dei corpi alla fine del mondo. […] È una vera e propria risurrezione dei corpi, con la piena reintegrazione delle singole persone nella nuova vita del cielo, e non una reincarnazione intesa come ritorno alla vita sulla stessa terra, in altri corpi” (p. 59).

 

Nonostante lo scopo dichiaratamente divulgativo, questa collana — che annuncia un programma futuro di sicuro interesse e, vogliamo sperare, di lunga durata — si presenta in realtà come un insieme di sintesi di notevole rigore scientifico, prodotte dai maggiori esperti nei vari argomenti. Ciò che la distingue da opere analoghe anche in altri settori è la precisione e la chiarezza dell’argomentazione e la puntigliosa indicazione delle fonti. Di grande utilità risultano inoltre le note bibliografiche al termine di ogni volume, che consentono al lettore interessato un completo e guidato approfondimento del tema. È senza dubbio lecito chiedersi se argomenti tanto diversi si collochino correttamente all’interno di un’unica collana, e a questo proposito sembra appropriata un’osservazione conclusiva: anche davanti alla complessità del mondo moderno le domande fondamentali dell’uomo non mutano, mentre è quotidianamente proposta una grande varietà di risposte e alcune di esse suscitano notevoli problemi. La collana esamina a fondo quelle che sembrano di maggiore rilievo sociologico e contribuisce, in questo senso, a identificare almeno qualche sagoma in una nebbia che può essere disorientante, anche e soprattutto per chi abbia responsabilità pastorali. Inoltre, quanto al metodo, la lettura dei volumi abitua il lettore a una valutazione che fa precedere qualsiasi giudizio di valore da un’accurata analisi dei fatti; l’unitarietà della collana, da questo punto di vista, educa a una certa lucidità di giudizio nei riguardi di fonti, in particolare quelle giornalistiche, che spesso stridono con una tale equilibrata metodologia.

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  Cristianità, Ex-Libris
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 Alleanza Cattolica

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Alleanza Cattolica è un’associazione di laici cattolici che si propone lo studio e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa. Il motto dell’associazione è “Ad maiorem Dei gloriam et socialem”, “Per la maggior gloria di Dio anche sociale”. Lo stemma di Alleanza Cattolica è costituito da un’aquila nera con un cuore rosso sormontato dalla croce. L’aquila è l’animale simbolico dell’apostolo san Giovanni e testimonia la volontà di essere figli di Maria, come l’Apostolo prediletto che ha riposato sul Cuore di Gesù. Circa il cuore, dice Pio XII che “è […] nostro vivissimo desiderio che quanti si gloriano del nome di cristiani e intrepidamente combattono per stabilire il regno di Cristo nel mondo, stimino l’omaggio di devozione al Cuore di Gesù come vessillo di unità, di salvezza e di pace”. Circa la croce sul cuore, cfr. il Cantico dei Cantici (8, 6): “ponimi come sigillo sul tuo cuore”.