Medjugorje, il «fenomeno» mariano contemporaneo

Giovanni Poggiali 2 anni fa
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Don Giovanni Poggiali, Cristianità n. 394 (2018)

 

Medjugorje, il «fenomeno» mariano contemporaneo

 

Premessa

Scrivere sul fenomeno mariano più importante a livello contemporaneo, per alcuni più il rilevante del secolo scorso, non è facile. Medjugorje, ormai, riguarda milioni di persone, centinaia di vocazioni sacerdotali e religiose, svariate Congregazioni nate dal suo tronco, innumerevoli conversioni e riavvicinamenti ai sacramenti, in particolar modo alla Confessione. La Santa Sede non si è pronunciata a tutt’oggi ancora definitivamente, anche se è terminato il lavoro di una commissione istituita da Papa Benedetto XVI (2005-2013) e guidata dal card. Camillo Ruini, che ha analizzato a fondo le apparizioni e i messaggi che la Madonna avrebbe consegnato a partire dal 1981 a sei veggenti, alla parrocchia di Medjugorje e al mondo intero. Dal marzo 2010 al febbraio 2014 questa commissione ha vagliato ed esaminato ogni cosa riguardante le apparizioni, presentando una relazione dettagliata sulla soprannaturalità o meno di esse e sui loro risvolti pastorali. Come ha rilevato Papa Francesco incontrando la stampa sull’aereo al ritorno dal viaggio a Fatima, il 13 maggio 2017, gli studiosi della commissione distinguono fra la veridicità delle apparizioni avvenute nei primi giorni, ritenute autentiche, e quelle del periodo successivo fino a oggi, su cui sarebbero invece emersi dubbi (1).

Quindi, non è facile scrivere su questo argomento, anche perché il vescovo della diocesi di Mostar-Duvan-Trebinje-Mrkanj, in Bosnia-Erze­govina, mons. Ratko Perić, è fortemente contrario alle apparizioni — così come lo era il suo predecessore, mons. Pavao Žanić (1918-2000) —, mentre i religiosi francescani che guidano la parrocchia di San Giacomo Apostolo in Medjugorje hanno sempre difeso i veggenti e tutti gli avvenimenti di questi ultimi trentasette anni. Esaminare la storia e le vicende, anche locali, dell’ac­coglienza o del rifiuto di tutto il ciclo di avvenimenti, è lungo e complesso (2). Ci sono divisioni e opinioni discordanti all’interno dello stesso ambiente ecclesiastico, come ho rilevato.

Dichiaro, quindi, che la mia posizione rimane aperta a qualunque decisione della Chiesa sulle apparizioni, non nascondendo una benevola simpatia verso di esse ma anche la piena disponibilità a rivedere qualunque affermazione o dichiarazione lesiva della verità dei fatti o contraria al bene della Chiesa e, quindi, delle anime, intenzione primaria anche della rivista che mi ospita.

 

Introduzione storica

Le apparizioni di Maria — chiamata Gospa in lingua croata, etnia maggioritaria in quel lembo di terra, così come la religione cattolica — cominciate il 24 giugno 1981, solennità liturgica della nascita di san Giovanni Battista, si collocano in un periodo della storia della civiltà alquanto complesso e rilevante per le sorti stesse del mondo. Iniziate in piena Guerra Fredda, cioè nel periodo che va all’incirca dalla fine degli anni 1940 del secolo scorso alla rimozione del muro di Berlino e alla dissoluzione dell’U­nione Sovietica, con la contrapposizione fra due blocchi o sfere d’influenza — Occidente libero e Oriente socialcomunista —, esse divennero un avvenimento di rilevanza internazionale da lì a pochi anni.

Il 1981 è stato anche l’anno dell’attentato in piazza san Pietro a san Giovanni Paolo II (1978-2005), il 13 maggio, e dal punto di vista soprannaturale questa non si può chiamare coincidenza. La minaccia che, come una spada di Damocle, incombeva sull’umanità contemporanea consisteva nella possibilità dell’autodistru­zione del pianeta, eventualità allora molto probabile. Le armi nucleari in possesso di vari dittatori e potenti del mondo non allontanavano certamente il pensiero di tale pericolo che si ricollegava alla situazione religiosa ed esistenziale dell’Occidente, ateo e materialista, che si era volontariamente allontanato dalle proprie radici cristiane, in un fenomeno sconosciuto prima quale l’apostasia di massa dalla fede cristiana (3). Pericolo nucleare e perdita della fede erano dunque i rischi più evidenti in quel tempo storico che, in quanto abitato da Dio, è pur sempre tempo di grazia.

Grazia divina che si è manifestata in abbondanza soprattutto attraverso la Madre di Dio negli ultimi due secoli. Pensiamo, infatti, alle diverse sue apparizioni avvenute nel 1830 a Parigi con santa Caterina Labouré (1806-1876) e la devozione della Medaglia Miracolosa, quindi a Lourdes nel 1858 con santa Bernadette Soubirous (1844-1879), poi a Fatima nel 1917 con i tre veggenti: santa Jacinta de Jesus Marto (1910-1920), san Francisco de Jesus Marto (1908-1919) e la serva di Dio Maria Lucia di Gesù e del Cuore Immacolato (Lúcia de Jesus Rosa dos Santos, 1907-2005), solo per ricordare le apparizioni più importanti e conosciute. Medjugorje diventa come il compimento di un itinerario che la Provvidenza sembra aver messo in atto per la salvezza e la conversione del mondo. Fra l’altro, i veggenti hanno affermato che la Madonna avrebbe rivelato, in uno dei suoi messaggi, che queste apparizioni in Bosnia-Erzegovina sarebbero state le sue ultime sulla terra e che Lei appariva in quel lontano lembo di terra per compiere i segreti rivelati a Fatima (4).

 

I primi giorni delle apparizioni

In base allo studio della Commissione istituita da Papa Benedetto XV, le sette apparizioni dei primi giorni, avvenute dal 24 giugno al 3 luglio 1981, sarebbero autentiche. Contengono in nuce tutto il significato dell’avvenimento mariano. Come una risposta dal Cielo per salvare l’umanità dal pericolo dell’auto-distruzione e della perdizione, la Madonna apparve il 24 giugno, nel tardo pomeriggio, a sei ragazzi di età compresa fra i dieci e i diciassette anni: Vicka Ivanković, Mirijana Dragiče­vić, Ivan Dragičević, Ivanka Ivanković, Ivan Ivankovic e Marja Pavlović. Provenivano tutti da una frazione di Medjugorje, Bijakovići, formata da un gruppo di case ai piedi del Podbrdo, la collina delle apparizioni che, insieme all’altra collina, il Križevac, e alla parrocchia di san Giacomo Apostolo, forma i tre luoghi di devozione più importanti di Medjugorje, che significa, infatti, «fra due colline». Ivan Ivanković e Marja Pavlović non vedranno mai più la Madonna e saranno sostituiti il giorno dopo, 25 giugno, da Marija Pavlović e Jakov Čolo. Sono questi sei veggenti il nucleo storico di coloro che affermano di aver visto la Gospa fino a oggi.

Il primo giorno delle apparizioni, secondo la testimonianza dei ragazzi, una giovane e incantevole donna apparve sul Podbrdo, sul pendio del monte, con in braccio un bambino che copriva e scopriva continuamente, invitando i veggenti ad avvicinarsi. La prima a vederla fu Ivanka. Per la paura essi non si avvicinarono e tornarono a casa. La collina delle apparizioni era un luogo impervio, pieno di rovi e di pietre acuminate, un posto impensabile per realizzare qualsiasi progetto, anche una semplice corsa. Alcuni dei ragazzi, fuggendo, corsero il rischio di rompersi le ossa contro i sassi che tutt’oggi, pur ormai levigati dai pellegrini, sono presenti e visibili lungo tutto il dorso della collina. La Gospa, in base al loro racconto, decise di festeggiare il 25 giugno come anniversario delle apparizioni, considerando il 24 come preparazione, probabilmente perché solo nel secondo giorno si formò il gruppo dei veggenti che saranno poi definitivi. L’ora­rio delle prime due apparizioni fu circa lo stesso, le sei del pomeriggio. 

Il secondo giorno, infatti, i ragazzi si sentirono attratti interiormente a salire sulla collina, come se fossero chiamati da qualcuno. A un tratto brillò un lampo e la Madonna apparve sul Podbrdo nello stesso posto del giorno precedente ma senza il bambino in braccio. La prima a vedere la Signora fu ancora Ivanka, poi Vicka e Mirjana. Vicka corse a chiamare Marja e Jakov per una promessa fatta a loro precedentemente e tutti e sei furono finalmente davanti alla Gospa. La testimonianza dei ragazzi è toccante. La donna che appare non si poteva descrivere per la sua bellezza. Tutti e sei i veggenti — Ivanka 15 anni, Mirjana 16 anni, Vicka 17 anni, Ivan 16 anni, Marija 16 anni, Jakov 10 anni — caddero in ginocchio davanti a lei.

La prima caratteristica delle prime apparizioni è che Maria prega con i ragazzi. Sono le preghiere della tradizione cristiana, il Padre Nostro, il Gloria e, quando i veggenti recitano l’Ave Maria, dicono che lei sorrida ma non la reciti con loro. La Madonna è una preghiera vivente. Oltre a ricordare l’importanza del colloquio con Dio, Maria, attraverso le apparizioni, richiama l’esistenza della vita eterna, l’al­dilà, la meta del Cielo cui il cristiano deve anelare e tendere. Oggi, anche nella predicazione e nell’omile­tica, i temi dei novissimi — morte, giudizio, inferno e paradiso — sono in sostanza assenti, così come quelli della perdizione eterna, l’inferno, e della salvezza del­l’a­nima. Il fatto che la Gospa si sia rivelata sul Podbrdo come la beata Vergine Maria e Regina della Pace (Kraljica Mira), ci dà la certezza che la morte non è l’ultima parola nella nostra vita e che siamo destinati al Cielo, che esiste la vita eterna e che l’uomo ha la vocazione all’u­nione con Dio in Cristo per mezzo dello Spirito Santo. Interessante, a questo riguardo, è la testimonianza di colei che per prima dice di aver visto la Gospa: «La prima a vedere e a riconoscere la Madonna nel giorno preparatorio è stata Ivanka, ancora sofferente per la scomparsa recente della mamma. È lei la prima a rivolgere una domanda alla Madonna, non appena i veggenti in ginocchio hanno cessato di pregare. Ivanka è una credente e sa che la morte non è la fine di tutto. Perciò non esita a chiedere come sta sua madre. La Madonna la rassicura dicendo che la mamma sta bene e che è con lei. Non deve perciò essere preoccupata. In una delle sue definizioni più belle del paradiso la Madonna dirà che “in Cielo c’è la gioia”» (5).

Il terzo giorno delle apparizioni, venerdì 26, successe qualcosa di particolare che sarà fondamentale per tutto il tempo della presenza della Gospa a Medjugorje. Quel giorno con i sei veggenti vi erano migliaia di persone, mentre il giorno prima erano solo una quindicina. Maria con un cenno della testa aveva risposto di sì alla domanda se sarebbe tornata ancora. Il luogo dell’apparizione, raccontano i veggenti, era più in alto rispetto a quello del primo giorno. Vicka gettò sulla Gospa acqua benedetta dicendole di andarsene se non fosse stata la Madonna. Lei sorrise e in seguito raccomandò di usare l’acqua benedetta per allontanare Satana. La Signora era di una bellezza inconcepibile. Mirjana le pose la domanda cruciale sulla sua identità e sul suo nome, e la risposta fu chiara e netta: «Io sono la Beata Vergine Maria». Disse, in seguito, di essere venuta come Regina della Pace. Maria, quindi, ha rivelato già al terzo giorno di apparizioni chi era e perché era venuta. Il suo progetto era di contrastare quello di Satana, che era stato sciolto dalle catene e preparava l’at­tac­co finale alla Chiesa. Il mondo sembrava sull’orlo dell’abisso a causa del peccato e quindi della presenza delle armi nucleari, della violenza, della guerra.

Interessante è la descrizione che i veggenti fanno della Signora, la quale ha una bellezza non comparabile con nessuna creatura sulla terra: «Come è possibile descrivere la bellezza della “Tota Pulchra”? Le parole del linguaggio umano sono assolutamente inadeguate a descrivere il mondo soprannaturale. La Madonna si presenta come una meravigliosa ragazza di circa vent’anni, col vestito lungo, sempre con un velo sul capo. Occhi celesti, cappelli leggermente ondulati di color nero; le labbra e gli zigomi sono leggermente arrossati; il viso è allungato (Vicka). Il vestito è color grigio, tendente all’azzurro, e arriva fino a terra, coprendo i piedi, come il velo, che è di colore bianco. La Madonna non mostra mai i piedi e si muove senza camminare, cambiando semplicemente posto. Intorno al capo ha una corona di dodici stelle, che sono staccate fra loro e risplendono di una luce vivissima. In alcune occasioni, specialmente nelle grandi festività (Annunciazione, Immacolata, Natale, Pasqua, Anniversario…), il vestito è dorato, anche se sempre del medesimo modello. Tuttavia i veggenti specificano che non sono colori come i nostri, ma molto più vivi, di cui non è possibile trovare un esemplare sulla terra» (6).

In quel giorno, Marija Pavlović ebbe una esperienza dolorosa: scendendo dal Podbrdo, dopo il saluto della Madonna — «Addio angeli miei» — e correndo più rapidamente degli altri, ha un’apparizione personale a circa metà del percorso presso un avvallamento chiamato Lokvetina. Si sentì come spostare verso sinistra e vide la Madonna che teneva in mano una grande croce di legno marrone scuro e piangeva versando lacrime abbondanti. La Regina della Pace, muovendo la croce, le trasmise il messaggio centrale della fede cristiana: «Pace, pace, pace e solo pace». Sempre piangendo, ripeté per ben due volte: «La pace deve regnare fra Dio e l’uo­mo e fra gli uomini». Non vi è pace, infatti, fra gli uomini senza riconciliazione con Dio, non vi è pace nei cuori senza la riconciliazione mediante la croce di Cristo.

Subito, al terzo appuntamento con i ragazzi, Maria svela il cuore del suo progetto, secondo la testimonianza dei veggenti: «[…] che è la chiave di comprensione della sua lunga permanenza fra di noi. Tutti gli altri messaggi, la fede, la preghiera, la conversione, il digiuno, la penitenza sono soltanto mezzi per raggiungere la pace. Infatti, gli uomini riconciliati con Dio e divenuti suoi figli, si riconoscono fratelli fra di loro e vivono nell’amore reciproco. Che cosa avrà pensato la gente, quando Marija, scendendo dal sentiero molto lentamente per la forte emozione che l’aveva quasi paralizzata, ha raccontato quanto era successo? Era il 26 Giugno del 1981. Esattamente dieci anni dopo, il 26 Giugno del 1991, il giorno dopo la festosa celebrazione del decimo anniversario delle apparizioni, quando il sole incominciava a tramontare e i pellegrini ritornavano alle loro case, dalle colline intorno a Mostar incominciarono a crepitare i cannoni dell’esercito serbo. Era l’inizio di una lunga e sanguinosa guerra fra le diverse etnie della ex Jugoslavia. Sono stati circa quattro anni di distruzione e di morte, che avrebbero potuto sfociare in un conflitto mondiale» (7).

Marija è la veggente che la Madonna avrebbe scelto per dare il suo messaggio alla parrocchia e al mondo ogni 25 del mese. In questo modo ha permesso, attraverso una ragazza timida divenuta poi forte e coraggiosa, ormai adulta e matura, un’evangelizzazione capillare in tutto il mondo.

 

Il comunismo

Dal quarto giorno in poi intervenne il partito comunista, che in Bosnia-Erzegovina e nella ex Jugoslavia era al potere dal dopoguerra. Soprattutto in Bosnia si trattava di un partito molto «conservatore» e chiuso a ogni tipo di riforma. Le auto della polizia, la milicija, erano visibili ovunque e con l’inizio delle apparizioni crebbero anche le persecuzioni alle famiglie dei ragazzi e alla parrocchia. Il pregiudizio razionalista, cioè la convinzione che il mondo soprannaturale, che non si vede e non si tocca, non potesse esistere, era forte. I sei ragazzi furono portati a Čitluk, a cinque chilometri da Medjugorje, per essere visitati da un medico. Era solo un pretesto per vederli e controllare che non fossero drogati o instabili psicologicamente. 

In effetti i sei protagonisti delle apparizioni non hanno mai mostrato segni di squilibrio mentale e non si sono mai contraddetti né sono caduti in forme d’inganno. La loro forza e la loro stabilità sembrano non essere mai venute meno. Le resistenze più forti, come capita spesso nelle apparizioni mariane, non sono venute dall’esterno ma dall’interno. 

Il parroco di Medjugorje di allora, padre Jozo Zovcko, non credette ai ragazzi e li interrogò duramente. Era il quinto giorno delle apparizioni e padre Jozo temeva un complotto del regime comunista per avanzare accuse contro la Chiesa. Anche il vescovo di allora temeva un complotto, ma questa volta da parte dei frati francescani, mentre il regime comunista, erede di Josip Broz «Tito» (1892-1980), lo temeva dai cattolici croati.

Il sesto giorno delle apparizioni i ragazzi furono portati nella clinica psichiatrica di Mostar e giudicati sani di mente. Lunedì 29 giugno, festa di san Pietro, era un giorno festivo e il regime tentò, come usava fare, di far considerare pazzi i ragazzi che vedevano la Madonna. Ma la manovra fallì e i veggenti uscirono indenni anche da questa prova. Nel pomeriggio la Gospa apparve in luoghi diversi sullo stesso Podbrdo e personalmente a ciascuno di loro. Le posero delle domande a Lei rispose sempre.

Il settimo giorno accadde un fatto importante. Due ragazze invitarono i veggenti a fare un giro in auto. Era un’azione studiata dal regime per evitare che Vicka e gli altri si trovassero sul Podbrdo al­l’ora fissata per l’apparizione. Salirono sulla macchina in cinque — mancava Ivan —, ignari dell’inganno. Durante il pomeriggio, accortisi che si faceva tardi, chiesero alle due ragazze che li avevano invitati di lasciarli scendere e, al loro rifiuto, le costrinsero ad aprire le portiere per poter scendere e presenziare all’apparizione. Erano circa le sei del pomeriggio, come al solito. Allontanatisi un po’ dalla strada cominciarono a pregare e la Madonna apparve. Il luogo si chiamava Cerno ed era sulla strada per Ljubuški. 

Questo fatto indica come, negli eventi di Medjugorje, la Gospa non abbia scelto un posto o un luogo specifico per apparire ma le persone stesse dei veggenti. Era un rapporto personale con loro a vantaggio della parrocchia e della Chiesa. Grande fu, comunque, quel giorno la delusione della gente che aspettava i veggenti sul Podbrdo.

L’ottavo giorno, mercoledì 1° luglio, la polizia e le autorità civili entrarono in campo ancora più massicciamente per impedire le apparizioni e spaventare ulteriormente le famiglie dei veggenti e così per la seconda volta consecutiva i ragazzi non poterono salire sul Podbrdo. Quel giorno ebbero la visione di Maria mentre erano sull’auto della polizia e, anche se la visione durò poco tempo, significava che nulla e nessuno possono impedire i progetti di Dio.

 

Oggi

Non entriamo nella spinosa questione dei segreti rivelati dalla Madonna ai veggenti. Essendo segreti non sono conosciuti da nessuno. I ragazzi hanno rivelato solo quello che potevano dire. Sono rimasti «impermeabili» alla curiosità, anche degli uomini di Chiesa, per tutti questi anni, come sotto il sigillo della Confessione. Questa è una prova forte di veridicità per Medjugorie. Sappiamo quanto siano fragili i segreti nei rapporti umani e quanto labili siano i cuori e le lingue nel trattenere ciò che non si può dire.

La cosa più importante, però, è la scelta operata da Papa Francesco, che, dopo aver esaminato la relazione della Commissione guidata dal card. Camillo Ruini e udito i pareri dei membri della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha nominato l’arcivescovo polacco Henryk Hoser visitatore apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje. Questa nomina evidenzia l’attenzione del Santo Padre per questo luogo mariano di preghiera e di conversione. Il comunicato della Santa Sede, da questo punto di vista, è indicativo: «In data 31 maggio 2018 il Santo Padre ha nominato S.E. Mons. Henryk Hoser, S.A.C., Arcivescovo-Vescovo emerito di Warszawa-Praga (Polonia), Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, a tempo indeterminato e ad nutum Sanctae Sedis. Si tratta di un incarico esclusivamente pastorale, in continuità con la missione di Inviato Speciale della Santa Sede per la parrocchia di Medjugorje, affidata a Mons. Hoser l’11 febbraio 2017 e da lui conclusa nei mesi scorsi. La missione del Visitatore Apostolico ha la finalità di assicurare un accompagnamento stabile e continuo della comunità parrocchiale di Medjugorje e dei fedeli che vi si recano in pellegrinaggio, le cui esigenze richiedono una peculiare attenzione» (8).

La stessa attenzione ha avuto Maria in questi quarant’anni circa. A prescindere dal carattere soprannaturale o meno delle apparizioni (9), non si può non riconoscere come i frutti del fenomeno Medjugorje abbiano portato alla Chiesa una ventata nuova, una ripresa della fede e della preghiera, e innumerevoli conversioni — «conversione», che è il messaggio principale della Gospa per avere la pace del cuore —, difficilmente prevedibili senza gli avvenimenti del 24 giugno 1981, che hanno avuto per teatro un piccolo villaggio sperduto della Bosnia-Erzegovina.

Don Giovanni Poggiali

 

Note:
(1) «Sulle prime apparizioni, quando [i «veggenti»] erano ragazzi, il rapporto più o meno dice che si deve continuare a investigare. Circa le presunte apparizioni attuali, il rapporto ha i suoi dubbi» (Francesco, Conferenza stampa del Santo Padre durante il volo di ritorno da Fatima, del 13-5-2017).
(2) Per una descrizione breve ma dettagliata e precisa a livello storico, pur se datata, rimando a un articolo del teologo René Laurentin (1917-2017), La Posizione di Medjugorje nella Chiesa, consultabile nel sito web <https://­www.­medjugorje.ws/it/articles/medjugorje-position-church/> (tutti i siti web citati nelle note al testo sono stati consultati il 10-12-2018); cfr. anche Idem, La Vergine appare a Medjugorje?, trad. it., Queriniana, Brescia 1991. Per una storia delle apparizioni e della loro importanza, cfr. Livio Fanzaga S.P., Medjugorje. Il cielo sulla terra, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 2014.
(3) «Alla radice dello smarrimento della speranza sta il tentativo di far prevalere un’antropologia senza Dio e senza Cristo. Questo tipo di pensiero ha portato a considerare l’uomo come “il centro assoluto della realtà, facendogli così artificiosamente occupare il posto di Dio e dimenticando che non è l’uomo che fa Dio ma Dio che fa l’uomo. L’aver dimenticato Dio ha portato ad abbandonare l’uomo”, per cui “non c’è da stupirsi se in questo contesto si è aperto un vastissimo spazio per il libero sviluppo del nichilismo in campo filosofico, del relativismo in campo gnoseologico e morale, del pragmatismo e finanche dell’edoni­smo cinico nella configurazione della vita quotidiana”. La cultura europea dà l’impressione di una “apostasia silenziosa” da parte dell’uomo sazio che vive come se Dio non esistesse» (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale «Ecclesia in Europa» su Gesù Cristo, vivente nella sua Chiesa, sorgente di speranza per l’Europa, del 28-6-2003, n. 9). Sull’itinerario secolare che ha condotto all’«apostasia silenziosa», cfr. Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-2009); con materiali della «fabbrica» del testo e documenti integrativi, trad. it., a cura e con Presentazione di Giovanni Cantoni, Sugarco, Milano 2009.
(4) Secondo la testimonianza dei veggenti, il messaggio della Madonna del 25 agosto 1991 dice: «“Cari figli, anche oggi vi invito alla preghiera, adesso come mai prima, quando il mio piano ha cominciato a realizzarsi. Satana è forte e desidera bloccare i progetti della pace e della gioia e farvi pensare che mio Figlio non sia forte nelle sue decisioni. Perciò vi invito, cari figli, a pregare e digiunare ancora più fortemente. Vi invito alla rinuncia durante nove giorni, affinché con il vostro aiuto sia realizzato tutto quello che voglio realizzare attraverso i segreti che ho iniziato a Fatima. Vi invito, cari figli, a comprendere l’importanza della mia venuta e la serietà della situazione. Desidero salvare tutte le anime e presentarle a Dio. Perciò preghiamo affinché tutto quello che ho cominciato sia realizzato completamente. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”» (cit. in L. Fanzaga S.P. con Diego Manetti, L’aldilà nei mes­saggi di Medjugorje. La Regina della Pace chiama l’umanità alla salvezza, Piemme, Milano 2011, p. 248).
(5) L. Fanzaga S.P., Medjugorje. Il cielo sulla terra, p. 18.
(6) Ibid., pp. 20-21.
(7) Ibid., pp. 22-23.
(8) Bollettino Sala Stampa della Santa Sede, Comunicato della Sala Stampa: Nomina del Visitatore Apostolico a carattere speciale per la parrocchia di Medjugorje, 31.05.2018, consultabile nel sito web <https://­press.vatican.va/­content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2018/05/31/0399/00875.html>.
(9) Non dimentichiamo che i vescovi jugoslavi, il 10 aprile 1991, si espressero sulle apparizioni con la formula: non patet supernaturalitas, il soprannaturale non è provato; da non confondersi, come fecero in molti, compresi i mezzi di stampa che diedero la notizia al contrario, con: patet non supernaturalitas, il carattere non soprannaturale è provato (cfr. R. Laurentin, La Posizione di Medjugorje nella Chiesa, cit.).

 

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 Giovanni Poggiali

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