Cattive notizie dalla Russia di Putin. E anche Taiwan non sembra avere un futuro roseo. Solo il popolo ucraino combatte e resiste, e ci insegna che c’è qualcosa di più grande del nostro benessere
di Marco Invernizzi
Dove va la Russia? Le notizie che arrivano dalla stampa interna non sono incoraggianti. «Il governatore della regione russa di Kursk, ai confini con l’Ucraina, Aleksandr Khinštein, ha annunciato che al centro della città verrà collocato un nuovo monumento dedicato a Leonid Brežnev, alla guida dell’Urss dal 1964 al 1982, per festeggiare i 120 anni della nascita del leader che restaurò la dittatura di stampo staliniano».
Chi ha conosciuto l’epoca della Guerra fredda e ha attraversato la lotta contro il comunismo sovietico ricorda che cosa ha significato Brežnev, soprattutto relativamente alla persecuzione dei dissidenti. Ma anche la persecuzione continua e aumenta ancora oggi: «nel lager russo n. 9 di Khadyžensk, nella regione siberiana di Krasnoiarsk, è stato trovato morto il pittore Vladimir Jarotskij, che secondo la versione ufficiale si sarebbe suicidato», ma «in una lettera un suo compagno di cella, Aleksandr Nozdrinov» afferma che la vittima «si lamentava molto delle pressioni da parte dell’amministrazione, che lo costringevano anche a lavori notturni, nonostante fossero molto controindicati per le sue condizioni di salute». Inoltre, «il 37enne storico russo Oleg Novoselov, ricercatore sulle repressioni staliniane nella zona degli Urali, è stato arrestato con l’accusa di incitamento ad attività terroristiche a Ekaterinburg, inserendolo nella lista dei “terroristi ed estremisti”, come informa l’agenzia 66.ru, senza che sia stato precisato per quali azioni specifiche gli sia stato contestato un reato così grave, essendo anche un volontario della disciolta associazione Memorial». E ancora: «il tribunale di Ekaterinburg sugli Urali ha prolungato di un anno lo stato di arresto della giornalista 28enne Ksenia Garina, accusata di “finanziamento dell’estremismo” per avere trasferito 993 rubli (meno di 10 euro) al canale AntiPytki, “contro le torture”, che si trova in prigione già da un anno e mezzo senza poter chiamare nessuno, tanto che la figlia piccola non parla con nessuno da allora ed è convinta che “la mamma è stata uccisa dalla polizia”».
Insomma, le cose in Russia vanno nella direzione del ritorno dell’Unione Sovietica, con decine di statue di Stalin ripristinate nel Paese e con una narrativa impostata sulla grandezza russa, dallo zarismo al comunismo, che oggi continua con l’ideologia del “mondo russo” del Patriarca Kirill e di Vladimir Putin.
Bisogna chiedersi che cosa attragga nella Russia di Putin, perché ha un discreto numero di seguaci a sinistra come anche a destra, per stare soltanto in Italia. I “valori tradizionali”? L’odio contro l’Occidente corrotto? Il rimpianto per l’Unione Sovietica? Che cosa unisce figure così diverse come Marco Travaglio, Giuseppe Conte, il generale Vannacci e pezzi della Lega, sempre pronti a volere dialogare con Putin (o a comprare il gas russo)?
Il popolo russo c’entra poco con il suo regime attuale, anche se sembra ci sia un consenso significativo, peraltro difficile da verificare in un regime dittatoriale. Non dobbiamo dimenticare il consenso autentico che aveva il principale oppositore di Putin, Aleksej Naval’nyj (1976-2024), e la fine tremenda che ha fatto.
Tuttavia, il popolo russo ha un destino di conversione e di pace, secondo il messaggio delle apparizioni mariane di Fatima, che continuano a Medjugorje. E sottolineo la pace, di cui tanto si parla oggi, spessissimo senza denunciare con chiarezza l’aggressione dell’esercito russo in Ucraina, cominciata nel febbraio 2022.
Qui vengo all’Ucraina. Da oltre quattro anni un popolo difende eroicamente la propria terra, sacrificando la propria vita per annunciare al mondo che ci sono cose più importanti del benessere materiale, come la libertà e l’indipendenza di una nazione. Se dimenticate le frasi di circostanza e qualche articolo sui giornali, questo sacrificio passa inosservato nell’opinione pubblica del nostro Paese. Neppure la posizione netta del governo, che continua a dichiarare la propria solidarietà all’Ucraina, riesce a muovere un’opinione pubblica rattrappita su se stessa, come se esistessero soltanto i propri problemi, sempre e soltanto materiali.
Siamo caduti così in basso? Siamo veramente diventati incapaci di solidarizzare, almeno a parole, con un popolo che combatte per la propria libertà, ai confini dell’Europa, in qualche modo per difendere anche i nostri confini europei? Abbiamo così tanto assorbito la propaganda russa, per la quale “gli ucraini se la sono andata a cercare”, cioè avrebbero dovuto rinunciare al desiderio di entrare in Europa per rimanere sottomessi all’influenza russa? Vi ricordate la rivolta di Budapest nel 1956 e quella di Praga nel 1968? Erano così diverse da piazza Majdan nel 2014? Oppure la colpa è sempre degli occidentali, che nel 1956 e nel 1968 non intervennero e nel 2014, invece, hanno sostenuto i rivoltosi anti-russi riuniti nella grande piazza di Kyiv? L’Occidente sbaglia sempre, qualunque cosa faccia?
Attenzione, perché quello che sta accadendo in Ucraina potrebbe presto avvenire anche a Taiwan. Mentre i “grandi” del mondo si incontrano a Pechino (pochi giorni fa Trump con Xi, il 19 maggio quest’ultimo con Putin) i piccoli popoli soffrono e combattono, e nel caso ucraino riescono persino a resistere, nonostante tutto. L’isola che la Cina vuole a tutti i costi potrebbe essere la prossima vittima, magari sacrificata in cambio del ritorno di Cuba nella sfera occidentale. Taiwan potrebbe fare la stessa fine di Hong Kong, che la dabbenaggine e il desiderio morboso del business dell’Occidente ha già regalato alla Cina, anni fa. Trump ha dichiarato di essere contrario all’indipendenza di Taiwan, ma chi decide del futuro dei popoli? Lui e il dittatore comunista cinese oppure il popolo in questione, liberamente?
E noi? Zitti, o addirittura complici dei nemici della libertà?
Lunedì, 18 maggio 2026
