• Passa al contenuto principale
  • Skip to secondary menu
  • Passa al piè di pagina
Alleanza Cattolica

Alleanza Cattolica

  • Cristianità
    • La rivista Cristianità – indici
    • Abbonarsi
    • Quaderni di Cristianità
    • Edizioni Cristianità
  • Temi
    • Libertà religiosa
    • Occidente
    • Politica internazionale
    • Famiglia
      • Matrimonio
      • Divorzio
      • Family day
      • Unioni civili
      • Omosessualità
    • Educazione
    • Vita
      • Aborto
      • Droga
      • Fine vita
  • Rubriche
    • Voce del Magistero
      • Angelus
      • Udienze
      • Regina coeli
      • Discorsi
      • Magistero episcopale
    • Dizionario del Pensiero Forte
    • Archivio film
    • Lo scaffale
    • Via Pulchritudinis
      • Santità
      • Arte
      • Architettura
      • Cinema
      • Costume
      • Iconografia
      • Letteratura
      • Musica
      • Teatro
    • Nel mondo…
      • Italia
        • Elezioni 2022
      • Africa
      • Centro america
      • Europa
      • Medio Oriente
      • Mediterraneo
      • Nord America
      • Sud America
      • Sud-est Asiatico
    • Economia
    • Interviste
    • Comunicati
    • Spigolature
    • English version
    • Versión en Español
  • Spiritualità
    • Il pensiero del giorno
    • Cammei di Santità
    • Esercizi di Sant’Ignazio
    • Le preghiere della tradizione
    • Sante Messe del mese
    • Ora di adorazione
    • Affidamento a Maria
      • Appello ai Vescovi e ai Sindaci d’Italia
      • L’affidamento alla Madonna dei Vescovi
      • Affidamento alla Madonna da parte dei sindaci
  • Lettere agli amici
  • Eventi
  • Audio e Video
    • Video
      • Riflessioni di Marco Invernizzi
      • Storia della Chiesa
      • Geopolitica
      • Islam: ieri e oggi
      • Video interviste
      • Convegni
      • Conferenze
    • Scuole estive
    • Audio
    • Radio Maria
Ti trovi qui: Home / Cristianità / Pier Giorgio Frassati. Un «borghese santo»

Pier Giorgio Frassati. Un «borghese santo»

20 Settembre 2025 - Autore: Ferdinando Leotta

Ferdinando Leotta (*), Cristianità n. 434 (2025)

Il beato è un modello di persona che la Chiesa propone ad ogni battezzato quale riferimento concreto per l’imitazione di Cristo. Accade così che, nel corso dei secoli, gli innumerevoli esempi di santità si presentino identici nell’essenza, ma sempre nuovi e diversi quanto all’eroica e concreta pratica delle virtù cristiane e che, nell’universo dei santi, laici e sacerdoti, religiose e donne sposate, cavalieri e monaci, contadini e dottori, partecipino insieme della gloria dell’unico Padre. 

Nonostante questo ammirevole interclassismo, il «borghese» ha patito a lungo la non ammissione al «circolo» della santità. L’abbraccio dell’illuminismo, la compromissione con la Rivoluzione francese, l’etica capitalistica che ne ha orientato spesso il comportamento sociale, il frequente disinteresse, e talora il disprezzo, per il ceto operaio sono state le cause di questa esclusione, espressa dal verdetto di Léon Bloy (1846-1917), scrittore e giornalista francese, che si caratterizza per l’atteggia­mento polemico nei confronti della borghesia: «Un borghese non può essere santo» (1).

La beatificazionedi Pier Giorgio Frassati (1901-1925) ha modificato questo giudizio (2). Egli, nato e cresciuto in un ambiente di largo benessere, con due domestiche, una cuoca e un autista, seppe trasfigurare la severità di vita, propria della borghesia torinese all’inizio del secolo XX, in un evangelico distacco dalle cose, animato da una profonda fede in Dio e vivificato da un sincero amore del prossimo, in particolare verso i più poveri.

L’azione caritativa

La virtù che più colpisce nel figlio di Alfredo Frassati (1868-1961) — proprietario e direttore del quotidiano torinese La Stampa, senatore del Regno d’Italia e ambasciatore a Berlino — è la carità, che in lui non si limitava alla semplice assistenza materiale degli indigenti. In occasione delle sue frequenti visite ai bisognosi Pier Giorgio, anche come membro della Società di San Vincenzo de’ Paoli, offriva soprattutto la sua persona, il suo tempo, le sue energie. Infatti, il figlio del senatore — che avrebbe potuto far recapitare i pacchi dall’autista o da un fattorino de La Stampa, anche con vantaggio pubblicitario per il giornale, senza sottrarre tempo alle «cose importanti», come lo studio universitario o le relazioni sociali — nelle soffitte ci voleva andare proprio lui, carico di pacchi, anche a rischio di essere considerato strano o addirittura esibizionista. 

Una tabaccaia di Corso Vercelli a Torino, che dall’aspetto del giovane ne aveva colto l’estrazione sociale, gli aveva fatto notare che era poco decoroso quell’arrampicarsi per squallide scale con i pacchi: «Perché non li lascia tutti a me che sono solo una tabacchina e non me ne importa niente?».Pier Giorgio le aveva risposto: «No guardi, io sono così contento se li trovo a casa… Preferisco consegnarli io a loro, perché posso infondere loro un po’ di coraggio, farli sperare che la vita cambierà, e soprattutto convincerli ad offrire a Dio le loro sofferenze e andare a messa» (3).

Ciò che perfezionava le sue visite di carità era lo stile, caratterizzato da buone maniere, adeguato alle case del quartiere signorile della Crocetta, ma vissuto anche negli incontri con gli assistiti, per esempio con la famiglia Costa, che Pier Giorgio era solito frequentare per offrire aiuto e conforto. Secondo la testimonianza della vedova Costa, riferita da Luciana Frassati, egli, durante le visite, manifestava sempre un grande rispetto verso ciascuno, porgeva la mano a tutti, dalla piccola Teresina fino al­l’anziana nonna, alla quale donava sempre un po’ di denaro per le necessità personali (4). Questi gesti semplici e naturali rivelavano non solo il suo impegno caritativo, ma anche la sua straordinaria capacità di creare relazioni umane autentiche. 

Certamente l’andare di continuo in case spesso insalubri per incontrare poveri e ammalati era pericoloso: il «buon senso» avrebbe suggerito un prudente distacco, ma Pier Giorgio, interessatissimo alla salute eterna di tutti, non era un «salutista». Così, in ospedale o in qualche soffitta contrasse la poliomielite, che gli provocò una meningite virale fulminante. La morte, sopraggiunta dopo pochissimi giorni di malattia, lo portò a contemplare direttamente il volto di Gesù, che già prima aveva scorto dietro la maschera del «Povero Cristo». Era il 4 luglio 1925.

Ai suoi funerali presero parte molti amici, ragguardevoli personalità e tantissimi poveri che erano stati da lui aiutati e confortati. Davanti alla moltitudine delle persone accorse per dare l’ultimo saluto a Pier Giorgio, i familiari si resero conto di come era effettivamente vissuto. Il padre, in particolare, scoprì la grandezza umana e spirituale del figlio e iniziò per lui un cammino di conversione.

Significativo il ricordo del socialista Filippo Turati (1857-1932): «Era veramente un uomo, quel Pier Giorgio Frassati che la morte a 24 anni ghermì. Ciò che si legge di lui è così nuovo e insolito che riempie di riverente stupore anche chi non condivide la sua fede. Giovane ricco, aveva scelto per sé il lavoro e la bontà…Tra l’odio, la superbia e lo spirito di dominio e di preda, questo “cristiano” che crede, e opera come crede, e parla come sente, e fa come parla, questo “intransigente” della sua religione, è pure un modello che può insegnare qualcosa a tutti» (5).

Un giusto riconoscimento al giovane che aveva scelto di iscriversi, per l’anno accademico 1918-1919, al corso di Ingegneria Meccanica con specializzazione in Ingegneria Mineraria presso il Regio Politecnico di Torino: «come ingegnere minerario voglio lavorare con i minatori, i più poveri, i più sfruttati e meno garantiti» (6), disse alla signora Luise Trescher Rahner (1875-1976), madre dei teologi gesuiti Hugo (1900-1968) e Karl (1904-1984), che lo ospitava a Friburgo in Brisgovia e lo interrogava sul suo futuro. Pier Giorgio integrò sempre l’impegno nello studio universitario con visite «sul campo» a miniere e pozzi, come alla miniera di Oneta nel Bergamasco, l’8 giugno 1924.

La laurea che non conseguì da vivo — poiché, quando morì, doveva sostenere ancora due esami — gli fu conferita «alla memoria» dal rettore del Politecnico, professor Rodolfo Zich (1939-2023), il 6 aprile 2001 nel centenario della nascita.

L’animazione cristiana dell’ordine temporale

In stretto legame con la classe operaia di Torino in quegli anni operava, in tutt’altra prospettiva, un personaggio noto, Antonio Gramsci (1891-1937). Il futuro segretario del costituendo Partito Comunista d’Ita­lia era impegnato a organizzare i consigli di fabbrica, in cui vedeva la forma nazionale italiana della rivoluzione socialista, e preparava lo «sciopero generale» che, indetto a Torino fra gli operai della FIAT il 22 marzo 1920, si estese il mese successivo a tutto il Piemonte. 

 Anche Pier Giorgio era un assiduo frequentatore di gruppi e associazioni: studente universitario, si era iscritto fin dal 1919 al Circolo Cesare Balbo della FUCI, la Federazione Universitaria Cattolica Italiana, ma 1’esigenza, da lui profondamente sentita, di amalgamare l’ambiente degli intellettuali e degli studenti con quello della gente semplice e dei lavoratori — sulla base della condivisione dei comuni valori cristiani al fine di promuovere anche un’efficace azione sociale — lo portò ad aderire nel 1922 al Circolo Milites Mariae della Gioventù Cattolica Italiana presso la sua parrocchia della Beata Vergine delle Grazie. Nel motto della Gioventù Cattolica «Preghiera, Azione, Sacrificio» egli trovò il suo programma di vita. Nello stesso anno iniziò a frequentare il laicato domenicano e l’anno successivo emise la professione di terziario con il nome, per stima di padre Savonarola (1452-1498), di fra’ Girolamo (7).

Non temeva, anzi cercava, l’incontro con gli operai, ritenendo che si dovesse loro parlare per sottrarli al materialismo ateo del marxismo e a un capitalismo dominato dall’arida logica del profitto (8). Il confronto con il socialcomunismo non era senza rischi: la violenza si era già manifestata anche a Torino, dove un dimostrante socialista, il 3 dicembre 1919, aveva assassinato lo studente Pierino Delpiano (1900-1919) sulla porta dell’I­stituto Sommeiller (9). In quel clima Frassati non esitava ad accorrere in difesa degli operai «bianchi» davanti alle fabbriche, né, la notte, ad attaccare manifesti unendosi agli stessi operai che fronteggiavano coraggiosamente i militanti socialcomunisti presenti in zona.

Con lo stesso coraggio Pier Giorgio si oppose al fascismo, di cui aveva colto l’aspetto ingannatorio e prevaricatore, e manifestò pubblicamente il suo sdegno per l’assassinio a Roma, il 10 giugno 1924, del socialista Giacomo Matteotti (1885-1924). Fu probabilmente a causa di ciò che il 22 giugno successivo subì un’aggressione in casa ad opera di sei picchiatori, che affrontò con tanta furia da costringerli ad abbandonare il campo. 

Il santo già in anni precedenti non aveva temuto di schierarsi in difesa dei valori cristiani: a Roma, nel settembre del 1921, si era scontrato con le guardie regie che tentavano di ostacolare il corteo del Congresso della Gioventù Cattolica e aveva difeso la bandiera del Circolo Cesare Balbo. Fermato e identificato, si era rifiutato di essere rimesso in libertà da solo, in quanto figlio del senatore Frassati, e aveva richiesto la liberazione di tutti i militanti cattolici (10).

La scelta preferenziale per i poveri lo portò, talvolta, a tenere comportamenti apparentemente «di sinistra». Si trattava, in realtà, di atteggiamenti derivanti dalla consapevolezza che il possesso di ingenti beni comportava, e comporta, pesanti doveri di solidarietà e gravi responsabilità sociali. La sua azione politica nel Partito Popolare Italiano e il suo impegno sociale erano saldamente ancorati alla dottrina della Chiesa, in particolare all’enciclica di Leone XIII (1878-1903) Rerum novarum, di cui fu entusiasta diffusore. Al riguardo, lo storico e scrittore Marcello Staglieno ha notato che lo Stato vagheggiato da Frassati, iscritto al Partito Popolare, sarebbe in definitiva uno Stato teocratico, nel senso che, secondo l’au­tore, nel rispetto della libertà di coscienza, dovrebbe tendere a conformare le sue leggi alle norme della morale sociale cristiana, foggiare i suoi istituti economici e familiari secondo il modello della tradizione cattolica, adeguare l’arte e la letteratura ai fini di edificazione e di innalzamento tipici della Cristianità (11).

L’apostolato di evangelizzazione e di santificazione: laCompagnia dei tipi loschi

Non era certo questo lo Stato che intendeva costruire il fascismo e Pier Giorgio, pur non essendo un intellettuale, lo aveva capito prima di altri. Contestando il comportamento dei popolari, così scriveva nel 1922 all’amico Antonio Villani: «Ho dato uno sguardo al discorso di [Benito] Mussolini [1883-1945] e tutto il sangue ribolliva nelle mie vene: credi, sono stato proprio deluso dal contegno dei popolari. Dove il bel programma, dove la fede che anima i nostri cuori? Purtroppo quando si tratta di salire per gli onori del mondo gli uomini calpestano la propria coscienza» (12).

Per gli stessi motivi si dimise dal Circolo Cesare Balbo dopo l’espo­sizione della bandiera in occasione della visita di Mussolini a Torino nel 1923. Pier Giorgio provvide personalmente a rimuoverla ed espresse la propria indignazione nella lettera scritta al presidente del Circolo per motivare le sue dimissioni: «Sono veramente indignato perché hai esposto la Bandiera, che tante volte, benché indegno, ho portato nei cortei religiosi, dal balcone per rendere omaggio a colui, che disfà le opere pie, che non mette freno ai fascisti e lascia uccidere i Ministri di Dio come Don Minzoni […] e lascia che si facciano altre porcherie e cerca di coprire questi misfatti col mettere il Crocifisso nelle Scuole […]. Io mi sono preso tutta la responsabilità e ho tolta questa Bandiera purtroppo tardi e da ora ti comunico le mie dimissioni irrevocabili. Continuerò con l’aiuto di Dio anche fuori del Circolo, benché ciò mi rechi molto dispiacere e farò quel poco che potrò per la Causa Cristiana e per la Pace di Cristo» (13).

Qualche mese dopo, nella primavera del 1924, Pier Giorgio fondò, con pochi amici, un’associazione, solo apparentemente goliardica, la Compagnia dei Tipi Loschi, nella quale l’amicizia cattolica era concepita come efficace strumento di vicendevole santificazione e di evangelizzazione (14). Si trattava di un gruppo spontaneo e misto, in cui la giovialità e lo scherzo affratellavano i componenti e alimentavano un comune entusiasmo di apostolato cristiano. Pier Giorgio, amante della compagnia, dello sport e della montagna, fervente nella preghiera, ne era l’animatore. Il suo atteggiamento era spontaneamente umile e cameratescamente trasparente con ragazzi e ragazze. Furono gli ultimi mesi della sua esistenza terrena. Anche in questo periodo, come d’altronde per tutto il tempo universitario, si dedicò intensamente alle opere di carità. La giovinezza, il tempo e le energie, che avrebbe «dovuto» utilizzare per occupare il posto che gli era stato prenotato fin dalla nascita nella «tribuna numerata» della società, Pier Giorgio preferì offrirli senza riserve a Cristo e alla Chiesa come evangelizzatore, come consolatore degli afflitti, come autentico operaio della restaurazione sociale e, al tempo stesso, come adoratore notturno nella chiesa di Santa Maria di Piazza. La sua vita fu davvero coerente con il suo motto: «Vivere e non vivacchiare» (15).

San Giovanni Paolo II, il 16 luglio 1989, pregando sulla tomba di Pier Giorgio al cimitero di Pollone (Biella), confessò: «Anch’io nella mia giovinezza, ho sentito il benefico influsso del suo esempio e, da studente, sono rimasto impressionato dalla forza della sua testimonianza cristiana. Egli ha offerto a tutti una proposta che anche oggi non ha perso nulla della sua forza trascinatrice» (16).

Note:

(*) In occasione della canonizzazione di Pier Giorgio Frassati pubblichiamo, rivisto e annotato, l’articolo comparso su LA BUONA BATTAGLIA, giornale compilato dagli universitari di Alleanza Cattolica di Torino come supplemento di Cristianità (anno XIX, n. 197-198, settembre-ottobre 1991).

1) L’espressione, presente in vari scritti di Bloy, principalmente associata all’opera Anatomia del borghese, trad. it., E/O, Roma 2021, è riportata da Marcello Staglieno (1938-2013) nella biografia Un santo borghese. Pier Giorgio Frassati, Bompiani, Milano 1988. Scrive al riguardo Staglieno: «La nostra opinione è invece proprio l’opposta: quella cioè che il Frassati è oggi un candidato agli altari precisamente perché egli fu, nel pieno senso della parola, un giovane borghese che riuscì a dare ali, per così dire, alle doti più solide del suo ceto, sublimandole nel cielo della santità» (p. 198).

2) Pier Giorgio Frassati è stato proclamato beato il 20 maggio 1990 da Papa san Giovanni Paolo II (1978-2005), che, già il 27 marzo 1977, quando era arcivescovo di Cracovia, in Polonia, inaugurando una mostra su Frassati, lo aveva definito «l’uomo delle otto beatitudini»: cfr. Andrea Tornielli, Pier Giorgio Frassati, laico non clericale, in La Stampa, 20-5-2015. La canonizzazione è recentissima: Papa Leone XIV lo ha proclamato santo il 7 settembre 2025. Il miracolo che ha aperto la strada alla canonizzazione, riconosciuto da Papa Francesco (2013-2025) il 25 novembre 2024, è la guarigione di un seminarista dell’arcidiocesi statunitense di Los Angeles — ordinato sacerdote nel giugno del 2023 —, che aveva subìto, nel 2017, un grave danno al tendine d’Achille durante una partita di pallacanestro. Dopo una risonanza magnetica, il medico aveva consigliato un intervento chirurgico ortopedico. Il seminarista iniziò una novena a Pier Giorgio Frassati: a metà novena, mentre pregava in cappella, sentì un calore intenso alla caviglia. Una settimana dopo, l’ortopedico, dopo aver esaminato i referti e condotto un’indagine clinica, disse: «Devi avere qualcuno in cielo che ti vuole bene». La guarigione, immediata e completa, è stata verificata attraverso un’inchiesta diocesana e dal Dicastero delle Cause dei Santi.

3) Luciana Frassati (1902-2007), Mio fratello Pier Giorgio. La carità,Effatà Editrice, Cantalupa (Torino) 2013, p. 38.

4) Cfr. ibid., pp. 75-78.

5) Filippo Turati, Avanti, s.d. riportato in La Stampa, 21-4-2025.

6) Pier Giuseppe Accornero, 100 anni fa Pier Giorgio Frassati si iscriveva al Politecnico, in La Voce e il Tempo, 9-12-2018.

7) Cfr. Don Antonio Cojazzi (1880-1953), Pier Giorgio Frassati. Testimonianze, SEI. Società Editrice Internazionale, Torino 1977, pp. 161-170.

8) Cfr. Carla Casalegno, Pier Giorgio Frassati. Biografia, con una prefazione del card. Roberto Repole, Effatà Editrice, Cantalupa (Torino) 2013, Parte seconda, cap. IV, L’impegno politico e sociale, pp. 130-139.

9) Cfr. Andrea Parodi, Un proiettile uccide Pierino, La Stampa,18-12-2019.

10) Questo episodio si inserisce nel contesto del suo impegno sociale e della sua opposizione a ingiustizie e a soprusi: cfr. il depliant Pier Giorgio Frassati nel sito web <https://piergiorgiofrassati.net/files/depliant_frassati.pdf> (gl’indirizzi Internet dell’intero articolo sono stati consultati l’8-9-2025), e P. G. Accornero, 100 anni fa Pier Giorgio Frassati si iscriveva al Politecnico, cit.

11) M. Staglieno, op. cit., pp. 119-120.

12) Lettera ad A. Villani del novembre 1922, cit. in Pier Giorgio Frassati. Impegno sociale e politico, nel sito web <https://sentierofrassati.coopindialogo.it/tappa5>.

13) Ibidem.

14) La Compagnia è frequentemente citata, anche nei titoli di alcune opere, come Società dei Tipi Loschi. Cfr. per es. Luca Diliberto, Pier Giorgio Frassati e la società dei tipi loschi, Edizioni in Dialogo, Milano 2025.

15) Cfr. per esempio P. G. Accornero, «Vivere, non vivacchiare! L’eredità del beato Pier Giorgio Frassati», in La Voce e il Tempo, 5-7-2019.

16) Cfr. A. Tornielli, art. cit.

* campi obbligatori
Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla Privacy per avere maggiori informazioni.

Controlla la tua posta in entrata o la cartella spam adesso per confermare la tua iscrizione.

Condividi:

  • Condividi su X (Si apre in una nuova finestra) X
  • Condividi su Facebook (Si apre in una nuova finestra) Facebook
  • Condividi su LinkedIn (Si apre in una nuova finestra) LinkedIn
  • Condividi su WhatsApp (Si apre in una nuova finestra) WhatsApp

Correlati

Archiviato in:Articoli e note firmate, Cristianità

Footer

Alleanza Cattolica

Viale Parioli 40, 00197 Roma
tel. +39 349 50.07.708
IBAN: IT59N0623012604000030223995
info@alleanzacattolica.org

Privacy Policy

CRISTIANITA SOCIETÀ COOPERATIVA

Largo Toscanini n. 5 – 27058 – Voghera (PV)
tel. +39 349 50.07.708
C.F./IVA 00255140337

Chi siamo

  • Presentazione
  • Direttorio
  • Statuto
  • Riconoscimento ecclesiale
  • Decreto Indulgenza
  • Inter nos
  • Email
  • Facebook
  • Instagram
  • WhatsApp
  • YouTube

Copyright © 2026 Alleanza Cattolica · Accedi