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Rossobruni o fasciocomunisti

8 Giugno 2026 by Marco Invernizzi

Ogni tanto certe ideologie sembrano ritornare. Una storia poco conosciuta e una tentazione da non sottovalutare

di Marco Invernizzi

Sul Corriere della Sera del 3 giugno c’è un articolo della corrispondente da Berlino Mara Gergolet a proposito dell’ipotesi di una alleanza politica fra i due partiti tedeschi “nuovi”, la Afd (Alternative für Deutschland), considerata di estrema destra, e la Bsw (Bündnis Sahra Wagenknecht), considerata di estrema sinistra. L’ipotesi riguarda soltanto tre Land della Germania dell’est che andranno al voto nel prossimo mese di settembre. Secondo i sondaggi, le prossime elezioni vedranno un trionfo elettorale dell’Afd che, probabilmente, con i voti del Bsw potrebbe governare i Land senza doversi alleare con altri partiti, cioè i “vecchi” Cdu (la Democrazia Cristiana tedesca) e Spd (i socialdemocratici).

La notizia non meriterebbe particolare attenzione, se non fosse che il tema dell’alleanza fra le due estreme sta in qualche modo ritornando al centro dell’attenzione politica e culturale nel mondo occidentale. Ha scritto un libro “visto da sinistra”, ma ricco di informazioni storiche sulle radici del “rossobrunismo” (cioè l’alleanza fra rossi e bruni, cioè comunisti e fascisti o nazionalsocialisti, che ebbe nel Patto Molotov-Ribbentrop o Hitler-Stalin, nel 1939, l’esempio più eclatante), il vicedirettore di Repubblica Stefano Cappellini (Rossobruni. Quando gli estremi si uniscono per colpire la democrazia, Utet, 2026). Il libro ripercorre la storia di queste formazioni nei Paesi occidentali dalle origini ai giorni nostri e mostra come piccole minoranze siano riuscite a influenzare importanti uomini politici e a orientare percorsi ideologici pervenuti fino ai nostri giorni.

Parlare oggi di questi temi sembra anacronistico, perché viviamo l’epoca del relativismo e le ideologie “forti” sembrano essere scomparse dalla scena pubblica. Si definiscono “ideologie forti” perché riempivano la vita dei militanti che le sposavano. Le ideologie di cui tratta Cappellini erano il socialismo nazionale e il fascismo di sinistra, che nascono in Francia nel primo Novecento, il sindacalismo rivoluzionario e i primi Fasci, che stanno alle origini del fascismo italiano, così come l’emergere del nazional-socialismo di Hitler dalla “pancia” del socialismo tedesco. Questa è la prima parte del testo, che permette di inquadrare figure poco conosciute, come La Rochelle, Maurras, Barres, Doriot per l’influenza che ebbero sulla storia francese quando, negli Anni Trenta (ma anche successivamente), fascisti e comunisti si unirono in partiti e movimenti “rossobruni”. Aiuta anche a capire le origini del fascismo italiano senza dover leggere i dieci volumi di Renzo de Felice e, così, comprendere l’influenza che, da sinistra, esercitarono su Mussolini uomini come Corridoni, Malaparte, Corradini, Bombacci. Analogamente, l’autore compie lo stesso percorso per la Germania, dove prima dell’avvento al potere di Hitler, nel 1933, nacque il complesso rapporto fra i nazional-bolscevichi e i nazionalsocialisti.

Sarebbe difficile capire la seconda parte del libro (Rossobruni oggi: il monopolio della sovversione) senza avere analizzato questo retroterra. Tuttavia, si capisce abbastanza facilmente come sarebbe difficile comprendere il senso del titolo «Il Donbass, storia del più incredibile esperimento fasciocomunista» senza avere riflettuto sul fatto che fascisti e comunisti avevano già sperimentato alleanze simili contro il nemico comune, che per loro sarebbe il sistema politico fondato su libertà e democrazia, due capisaldi dell’Occidente oltre che due aspetti fondamentali della dottrina sociale della Chiesa, non a caso nemica di ogni forma di totalitarismo e di esasperazione ideologica di un singolo aspetto del reale.

Ma proviamo a entrare dentro l’attualità. Per capire qualcosa di un mondo diventato assai più complesso di quello delle ideologie di massa (1914-1989), bisogna partire dal 1989, cioè dall’abbattimento del Muro di Berlino, con il venir meno della capacità di seduzione dell’ultima e più grande fra le ideologie, il comunismo. Due anni dopo, nel 1991, imploderà anche lo strumento politico, l’Urss, di cui l’ideologia comunista si era servita per lanciare l’«assalto al cielo», felicemente non riuscito.

Fu un errore di valutazione, presto smentito dalla storia, immaginare che il mondo fosse rimasto nelle mani di un solo padrone, l’impero americano. La storia smentì subito questa utopia sulla “fine della storia”, con le guerre negli Anni ‘90 nella ex Jugoslavia, il genocidio in Ruanda nel 1994, ma soprattutto con l’11 settembre 2001 e la sfida lanciata contro l’Occidente dal terrorismo islamico.

L’Occidente aveva ancora nemici, ma il più implacabile era all’interno, lo stesso nemico che gli aveva fatto perdere la guerra del Vietnam negli Anni ‘70. La cancel culture o wokismo è la stessa malattia denunciata dal card. Ratzinger a proposito di un’Europa che odia se stessa, che si crede solo portatrice di male, incapace di fare del bene e di esportare progresso.

Ma quale Occidente, quale Europa? Quello delle radici o quello del lungo processo di scristianizzazione, che ha ridotto la attuale Unione Europea a una costruzione burocratica senz’anima o, peggio, con un’anima laicista? L’Europa per cui si batté san Giovanni Paolo II dopo la fine dell’Urss, dall’Atlantico agli Urali, nel nome di Cristo e della dignità dell’uomo, oppure l’Europa di Macron, che introduce l’aborto in Costituzione come fosse un diritto e non un delitto?

L’Occidente ha ancora oggi diversi nemici. L’islam e la Cina, rimasta comunista dopo il 1989, certamente, ma anche e, forse, soprattutto chi la combatte in nome dei “valori tradizionali” come Putin, o in nome di una teocrazia religiosa come il fondamentalismo islamico sciita al potere in Iran. E in questi due casi i rossobruni si trovano e si uniscono. Sia Khomeini nel 1979 che Putin vent’anni dopo sono piaciuti fin da subito ai nemici della libertà e della democrazia occidentali, siano essi fascisti o comunisti. E’ difficile spiegare che cosa possa essere apprezzato di questi regimi e delle rispettive ideologie in un uomo normale. Forse l’odio anti-americano e, dunque, il rifiuto di un Occidente considerato (e in parte lo è veramente) amerikanizzato, con la “K” obbligatoria. Ma possibile che non si faccia una distinzione fra le radici di una civiltà e il processo rivoluzionario che la ha aggredita e sfigurata?

Ma forse c’è un qualcosa d’altro, oltre all’odio, cioè la sopravvalutazione della politica come strumento di costruzione della società perfetta, l’errore tipico del “dispotismo orientale”, la pretesa delle ideologie, che nascono nel 1789 e pensano di potersi insediare sulla società dopo avere conquistato il potere grazie a rivoluzioni cruente. E non è un caso che tutte queste ideologie, il fascismo nelle sue diverse manifestazioni e il socialcomunismo, non tollerino alcuna forma di opposizione. Chi non obbedisce non mangia, come diceva Trotsky nel 1920. E può solo morire.

Lunedì, 8 giugno 2026

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