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Segnali di conversione?

15 Giugno 2026 by Marco Invernizzi

Non bisogna perdere la speranza di una rinascita sociale. Alcuni segnali in questo senso e un Festival dell’umano a Roma per ricordare san Francesco, apostolo dell’evangelizzazione otto secoli fa

di Marco Invernizzi

Ci sono segnali di conversione nel plumbeo panorama dell’Europa scristianizzata? Qualcosa pare apparire. Il viaggio apostolico di Papa Leone nella Spagna secolarizzata è stato certamente un segno. Oltre un milione di fedeli a Madrid, decine di migliaia di giovani nel tempio del calcio madrileno, lo stadio Santiago Bernabeu, le folle consistenti in Catalogna di fronte al capolavoro di Gaudì, la Sagrada Familia. Sono segnali di una presenza significativa, anche quantitativamente, che indica l’esistenza di un popolo cattolico, minoritario ma comunque vivo e pubblicamente presente.

Questo non trasforma la Spagna in una società cristiana, probabilmente non fermerà i progetti di legge contrari alla legge naturale nel Parlamento e non cancellerà le leggi già in essere contro i principi non negoziabili. Insomma, la Spagna rimane una terra di missione, meta della nuova evangelizzazione, ma non si parte da zero.

Segnali diversi, ma nella direzione di un moderato ottimismo, vengono anche dalla Francia, dagli oltre 20mila battesimi di adulti e adolescenti nella notte di Pasqua. Cifre minori, ma sempre importanti, si sono registrate nell’Europa del nord, famosa in passato per un secolarismo aggressivo che oggi non sembra più così sicuro di sé.

Che valutazione dare di questi segnali? Apparentemente non sembrano il risultato di un particolare sforzo pastorale. La nuova evangelizzazione non sembra al centro delle proposte pastorali delle chiese europee. I cattolici rimangono molto attrezzati nelle opere di misericordia corporale, meno in quelle spirituali. La fede stenta a diventare cultura, direbbe san Giovanni Paolo II, che questa affermazione l’ha fatta e, soprattutto, incarnata per 27 anni di pontificato. Il Dicastero per la nuova evangelizzazione, voluto da Benedetto XVI, esiste, ma non sembra particolarmente al centro della vita pubblica della Chiesa.

Quindi? Quindi si deve pensare che lo Spirito Santo opera a prescindere delle opere cattoliche. Dio non si è ritirato, sono gli uomini che non collaborano adeguatamente con la Sua Grazia. Che sia finalmente cominciata la nuova evangelizzazione, proprio per esclusiva iniziativa di Dio?

Quest’ultima non è una novità pastorale degli ultimi anni. Essa comincia durante il pontificato di Pio XII, quando il Papa disse che è tutto un mondo da rifare daccapo, da trasformare da selvatico in umano, cominciando dai preamboli della fede per arrivare ai Novissimi. San Giovanni Paolo II disse che il discorso inaugurale del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962) è stato il primo discorso della nuova evangelizzazione. In esso san Giovanni XXIII invitava a trovare le parole adatte per trasmettere la fede di sempre, santa e inviolabile, ma che deve essere nuovamente fatta propria dai cristiani di ogni generazione. La Chiesa aveva eroicamente difeso la cristianità, nata dalla prima evangelizzazione e aggredita dalle rivoluzioni protestante e francese, e si stava ancora battendo contro le ideologie nate da quest’ultima.

La Chiesa per due secoli ha subito persecuzione ed emarginazione, ma, duecento anni dopo, con l’abbattimento del Muro di Berlino, anche le narrazioni ideologiche forti hanno cessato dall’essere seducenti per l’uomo europeo. La fase successiva del processo di scristianizzazione colpì l’uomo, la sua interiorità e la sua cultura, dopo avere distrutto le strutture sociali. E l’uomo senza più difese, abbandonato a se stesso, tentato dalla diffusione del relativismo, è come imploso. Oggi troppi giovani vivono senza ideali e senza una meta, anche semplicemente umana. Da rivoluzionari sono diventati “rivoluzionati”.

La nuova evangelizzazione non disprezza il passato cristiano, nonostante i suoi errori, anzi lo riconosce come il luogo in cui la fede è diventata cultura e ha fatto sorgere una civiltà. Ma adesso questo passato impregnato dalla fede cristiana non c’è più, se non nel ricordo di qualcuno che ancora meritoriamente lo trasmette a figli e nipoti. C’è molto meno da difendere di quanto ci sia da ricostruire.

In Magnifica humanitas, Leone XIV presenta positivamente la figura di Neemia, che ricostruisce Gerusalemme “mattone dopo mattone”, riuscendo a coinvolgere gli ebrei che erano con lui. Prendiamolo come un modello. L’apostolo della Contro-Rivoluzione oggi deve soprattutto preoccuparsi di costruire il mondo migliore ispirato dal Vangelo, senza disprezzare le battaglie che saranno necessarie, ma preoccupandosi soprattutto di costituire ambienti dove sia possibile rimettere al centro la verità, su Dio e sull’uomo. Solo la verità è capace di dare senso alla propria vita, per quanto faticosa possa essere. C’è una grande questione antropologica al centro della vita pubblica, in Italia e in Europa, che precede ogni singola battaglia politica, che va comunque combattuta. Anche di questo parleranno gli oltre cento relatori invitati a Roma in questi giorni a partecipare a un Festival dell’umano che ha al centro la figura di san Francesco d’Assisi, patrono d’Italia e simbolo della evangelizzazione nuova di cui il Paese ha estremo bisogno per potere rinascere.

Anche questo è un segnale che si comincia a diffondere il bisogno di creare ambienti dove sia possibile sperimentare le verità sull’uomo e sulla società che la dottrina sociale della Chiesa insegna da secoli, spesso dimenticata dagli stessi cattolici che dovrebbero esserne convinti divulgatori.

Lunedì, 15 giugno 2026

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