Fatti di cronaca poco conosciuti e un’apologia della famiglia che non ti aspetti
di Marco Invernizzi
Nel 2025 i catecumeni sono aumentati del 45% rispetto all’anno precedente. Un numero ragguardevole: oltre 10mila adulti hanno chiesto il Battesimo a Parigi, oltre a 7mila adolescenti. Tutti lo riceveranno nella prossima notte del Sabato Santo.
I vescovi delle diocesi attorno a Parigi hanno indetto un Concilio provinciale, per analizzare e deliberare una strategia pastorale a partire da questo fatto che ha sorpreso, evidentemente, i presuli di quella regione. La stessa tendenza si riscontra in Belgio, cioè in quei Paesi che hanno conosciuto una scristianizzazione ancora più forte che da noi, in Italia. Sono segnali che inducono a sperare nella nuova evangelizzazione, cioè che finalmente cominci quella trasformazione missionaria della vita delle comunità cristiane auspicata a partire almeno da Pio XII, coniata ufficialmente da san Giovanni Paolo II, ribadita da Papa Francesco nel suo programma di pontificato, Evangelii gaudium, formalmente presente fra le strutture portanti della Chiesa universale attraverso il Dicastero per l’evangelizzazione, nato nel 2010 per volontà di Benedetto XVI.
Si tratta di un segnale, bello e importante, ma che dovrà essere confermato, anche se effettivamente questa crescita è costante da numerosi anni, almeno in Francia. Certo, si dovrebbe verificare quanti battesimi in meno ci sono stati tra i bambini nati negli anni in cui i catecumeni attuali sono venuti al mondo, ma rimane comunque il dato di fatto che da adulti hanno chiesto di ricevere il sacramento che i loro genitori avevano ritenuto di negare ai propri figli.
E’ una Chiesa che ritorna alle origini, quando i catecumeni ricevevano il Battesimo dopo una lunga preparazione perché il sacramento era una scelta compiuta da adulti. Erano pagani o ebrei che chiedevano il sacramento perché volevano diventare cristiani. Poi, con il passare del tempo e con gli effetti dell’evangelizzazione, i genitori cristiani cominciarono a chiedere il battesimo per il loro figli appena nati, garantendo loro stessi di educarli nella fede.
Oggi si sta tornando alle origini, perché l’adesione alla fede sta diventando sempre più una scelta compiuta da adulti, dopo essere cresciuti in famiglie atee o agnostiche. Spesso i genitori chiedono comunque il Battesimo per i loro figli, ma non si preoccupano minimamente della loro educazione religiosa. Così, anche se battezzati da bambini, una volta diventati adulti i figli dovranno, se vorranno, in qualche modo ritrovare le ragioni del Battesimo che hanno ricevuto.
Quello che accadrà nella prossima notte precedente la Pasqua a Parigi è un segno di speranza, tanto dall’avere indotto i vescovi della regione a convocare appunto un Concilio provinciale, che non è semplicemente un sinodo, ma l’occasione per prendere delle decisioni pastorali che, nell’ultima fase, dovranno essere sottoposte alla Chiesa di Roma.
Mi sembra che questo evento, che ha avuto poco risalto sui media italiani, ma che potete comunque conoscere nei dettagli semplicemente attraverso i principali motori di ricerca, meriti tutta la nostra attenzione. La nuova evangelizzazione è rimasta nei desideri del Magistero, ma non è mai veramente cominciata. Se prendete in mano l’Enchiridion sulla nuova evangelizzazione, che raccoglie i documenti del Magistero sul tema, troverete che i primi testi cominciano col pontificato di Pio XII, anche se allora non si chiamava nuova evangelizzazione. Paolo VI l’ha chiamata consecratio mundi, il Concilio Vaticano II «animazione cristiana dell’ordine temporale». San Giovanni Paolo II ha coniato il termine “nuova evangelizzazione”, Benedetto XVI ha istituito il Dicastero e Francesco ha “sognato” la trasformazione missionaria dei programmi pastorali delle parrocchie e delle comunità cristiane. Non c’è motivo di dubitare che Papa Leone XIV andrà nella stessa direzione.
Tuttavia, la nuova evangelizzazione non comincerà veramente senza una conversione “missionaria” dei vescovi, dei parroci, dei fedeli, per pochi che siano, con l’obbiettivo di andare a cercare i “lontani” e di non limitarsi a una pastorale di conservazione, per quanto necessaria essa sia.
Direi che il problema fondamentale è il cambiamento della mentalità, prima che di individuare gli strumenti adatti. Non si tratta, a mio avviso, tanto di inventare nuovi modi di apostolato, quanto di cambiare atteggiamento, di restituire verso i non praticanti l’attenzione che meritano, cioè di preoccuparsi di quell’80% circa della popolazione che non fa riferimento alla Chiesa. Ed è ovvio che per avvicinare l’80% della popolazione bisogna che quella minoranza che frequenta le chiese senta il desiderio di evangelizzare e si doti della formazione necessaria per poterlo fare. A questo punto la dottrina della Chiesa diventa indispensabile, perché è vero che la conversione è un mistero che si realizza nella coscienza delle persone che si aprono alla Grazia di Cristo, ma poi ai convertiti va trasmessa la fede, così come viene insegnata, appunto, dalla dottrina della Chiesa nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Per troppo tempo questo aspetto è stato sottovalutato e oggi molti cristiani non hanno lo spirito missionario e non saprebbero che cosa comunicare, se non un vago “sentimento religioso”. E tuttavia, nonostante questa condizione non felice delle comunità cristiane, lo Spirito Santo in qualche modo continua a operare e a donarci questi grandi doni di speranza.
C’è anche un altro segnale incoraggiante. Il 12 marzo scorso sul Corriere della Sera è uscito un articolo di Susanna Tamaro intitolato La famiglia ci salva. Salviamola, che costituisce una struggente ed efficace apologia della famiglia naturale e il riconoscimento del fallimento delle ideologie degli Anni Settanta, con tanto di ricordo del libro di David Cooper La morte della famiglia.
Il Corriere non è certamente un giornale che promuove la nuova evangelizzazione, ma il fatto di ospitare (peraltro con una certa frequenza) gli interventi di Susanna Tamaro, che non indulge certamente al politicamente corretto, è un bel segno. Segno di cosa? Difficile da dire. Certo, è un segno del fallimento del processo rivoluzionario, che doveva portare progresso e felicità. Da qui a pensare a una conversione ce ne corre, ma rimane il fatto che molti intellettuali hanno percepito e in qualche modo intrapreso un percorso di revisione ideologica. Susanna Tamaro è una di loro e lo fa con acutezza e capacità. C’è ancora del buono in questo mondo diceva Sam a Frodo nel Signore degli anelli. Impariamo a tenerne conto.
E mi piace concludere con le parole di san Paolo VI, scritte nel 75° anniversario della Rerum novarum e citate da papa Leone nel Principato di Monaco il 28 marzo: «Voi comprendete benissimo che per camminare occorre la luce, per promuovere un progresso sociale occorre una dottrina […]; è il pensiero che guida la vita; e se il pensiero riflette la verità – la verità sull’uomo, sul mondo, sulla storia, sulle cose –, allora il cammino può procedere franco e spedito; se no, il cammino si fa o lento, o incerto, o duro, o aberrante». E’ un invito a ricordarci che un mondo migliore può nascere, ma ci vuole un pensiero, una dottrina “vera”, la luce appunto.
Lunedì 30 marzo 2026
