Giovanni Grosoli Pironi (1859-1937)

Marco Invernizzi 1 mese fa
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di Marco Invernizzi

 

1. L’impegno per l’apostolato

Giovanni Grosoli Pironi nasce a Carpi il 20 agosto 1859 in una famiglia nobile e facoltosa. Il padre, l’avvocato Giuseppe, di origine ebraica, si converte al cristianesimo e diventa un cattolico impegnato, mentre la madre, Livia dei conti Pironi, sarà una donna esemplare. Giovanni fin da giovane partecipa a diverse attività d’apostolato a Ferrara, dove la famiglia si era trasferita, entrando a far parte della Società della Gioventù Cattolica e della Società di San Vincenzo de’ Paoli. All’età di 23 anni decide di andare in pellegrinaggio a Roma, alla ricerca di consigli per identificare la propria vocazione, e v’incontra per la prima volta, il 20 dicembre 1882, il vicario del Papa, card. Lucido Maria Parroci (1833-1903), che ne assume la direzione spirituale, aiutandolo a discernere la volontà di Dio. L’8 aprile 1883 lascia Roma, dopo esser stato ricevuto anche da Papa Leone XIII (1878-1903), avendo scelto di osservare il celibato e di consacrarsi come laico impegnato nell’apostolato.

Grosoli sarà un uomo d’azione più che di studio; le sue doti più appariscenti sono, fin dai primi anni d’apostolato, la grande capacità organizzativa e quella di coinvolgere persone nel perseguimento di obiettivi sociali e politici in senso lato, sempre nell’ambito di una profonda religiosità.

Nel 1885 si costituisce a Ferrara il primo nucleo dell’Opera dei Congressi e dei Comitati Cattolici. L’avvenimento segna l’inizio di un rilancio nell’attività pubblica e indica il passaggio dalla lamentela all’azione e alla “riconquista”, una mentalità che Grosoli incarnerà perfettamente. Nel 1895, promuove la pubblicazione del settimanale La Domenica dell’Operaio, l’apertura a Ferrara di una succursale del Piccolo Credito Romagnolo e quindi la partecipazione dei cattolici alle elezioni amministrative. Nel 1895 vengono eletti i primi due consiglieri comunali e quattro anni dopo Grosoli entra in consiglio comunale con altri nove candidati in una lista di soli cattolici; con il turno elettorale del 27 settembre 1903 Ferrara avrà una maggioranza composta da cattolici e da liberalconservatori. Anche in campo sociale saranno numerose le iniziative del mondo cattolico, come una Società Operaia cattolica di mutua carità, attiva fin dal 1873, e l’Opera del Patronato, istituita da Grosoli nel 1882 per assistere la gioventù operaia della città.

2. Nel movimento cattolico italiano

Con il conte Stanislao Medolago Albani (1851-1921) e con Giuseppe Toniolo (1845-1918), conosciuti all’interno dell’Opera dei Congressi, Grosoli rappresenterà quell’ambiente umano contrario alla gestione accentratrice e poco attenta alla questione sociale — che avrebbe favorito la propaganda socialista — del presidente dell’Opera Giambattista Paganuzzi (1841-1923) e dei cosiddetti “veneti”, come Giuseppe Sacchetti (1845-1906) e i tre sacerdoti e polemisti fratelli Scotton, Jacopo (1834-1909), Andrea (1838-1915) e Gottardo (1845-1916). Una posizione contraria anche all’atteggiamento di radicale avversità da parte della dirigenza dell’Opera verso i seguaci democratici cristiani di don Romolo Murri (1870-1944), che Grosoli e i suoi amici speravano di ricuperare all’unità del movimento cattolico e alla fedeltà al Papa e alla Chiesa. Grosoli rappresenta così un punto di equilibrio nelle file del movimento cattolico italiano quando, nel 1902, viene eletto presidente in sostituzione di Paganuzzi, avendo la fiducia di Papa Leone XIII — al quale sarà sempre legato in modo particolare —, di molti importanti dirigenti dell’Opera, in particolare del II Gruppo di Toniolo e di Medolago, e anche quella parziale dei “giovani” di Murri, che speravano nella sua benevolenza per ottenere maggiore spazio all’interno dell’Opera. Ed effettivamente riesce, anche se per breve tempo, a pacificare gli animi e a impedire che lo scontro fra i “veneti” e i seguaci di Murri — che era stato violentissimo negli anni precedenti — degeneri fino alla rottura. Gli rimane, profonda, l’ostilità di Paganuzzi e dei suoi amici, che gli avevano dichiarato una guerra aperta; e certamente il nuovo Pontefice san Pio X (1903-1914) non ripone in lui la stessa grande fiducia del predecessore, anche se lo conferma nella carica. Così quando, in una circolare del 15 luglio 1904 — peraltro anticipata alla Santa Sede, ma forse non nella stesura definitiva —, alla quale collaborano anche Filippo Meda (1869-1939) e il vescovo di Bergamo mons. Giacomo Radini Tedeschi (1857-1914), subito dopo una riunione del Comitato Generale Permanente nella quale era stato messo in minoranza dai “veneti”, viene scritto che “all’infuori di ciò che concerne i diritti imprescrittibili della Santa Sede, i cattolici considerano epoche ed avvenimenti storici, come pietre miliari di un cammino in avanti, gelosi che non venga intralciata l’opera loro di viventi da questioni morte nella coscienza nazionale”, la Santa Sede risponde pubblicando su L’Osservatore Romano del 19 luglio una nota di dissenso dai contenuti della circolare, alla quale seguono le dimissioni di Grosoli. Secondo il segretario di Stato card. Raffaele Merry del Val (1865-1930) la nota avrebbe potuto offendere i cattolici rimasti fedeli alle antiche case regnanti, mentre è verosimile che il Papa abbia colto l’occasione offertagli dalla circolare per rifondare l’organizzazione del movimento cattolico in Italia su basi diverse, non condividendo neppure la posizione rigidamente astensionistica dei “veneti” e invece mantenendo la fiducia nei confronti del II Gruppo dell’Opera, che viene confermato. Così l’Opera dei Congressi cessa di esistere.

3. Il “trust”

Tornato a Ferrara dopo la soppressione dell’Opera dei Congressi, Grosoli si dedica alla trasformazione del Palazzo della sua famiglia in una Casa del Popolo dove poter ospitare tutte le espressioni dell’associazionismo cattolico. Progetta, inoltre, di promuovere un coordinamento della stampa cattolica, che prenderà il nome di trust grosoliano. Si tratta di un’editrice, la SER, Società Editrice Romana, sorta a Roma nel 1907 per iniziativa di Grosoli, che comprendeva diversi giornali cattolici, Il Corriere d’Italia di Roma, L’Avvenire d’Italia di Bologna, l’Italia di Milano, il Momento di Torino, il Messaggero Toscano e Il Corriere di Sicilia. Questi giornali verranno definiti, in un’Avvertenza pubblicata nel 1912 sugli Acta Apostolicae Sedis, “non conformi alle direttive pontificie e alle norme della Lettera di Sua Santità all’Episcopato Lombardo in data 1° luglio 1911”, cioè al documento in cui il Papa aveva fornito le indicazioni affinché la stampa cattolica potesse ritenersi tale.

Questi giornali, accusati di essere modernizzanti, cioè di non ricordare e difendere con sufficiente fermezza i diritti della Sede di Pietro conculcati dallo Stato italiano, vengono colpiti dall’intervento della Santa Sede e non si riprendono neppure dopo l’elezione al soglio pontificio di Papa Benedetto XV (1914-1922) che, attraverso il suo segretario di Stato, card. Pietro Gasparri (1852-1934), si premura di ricordare che l’Avvertenza del suo predecessore non aveva carattere di proibizione. Nel 1916, di fronte a passività troppo elevate, viene decisa la liquidazione della SER, sostituita dall’Unione Editoriale Italiana, e molti ecclesiastici e laici, fra i quali il Papa e lo stesso Grosoli, intervengono per risolvere la situazione: quest’ultimo dovrà impegnare una parte cospicua del patrimonio familiare.

4. L’attività politica

Di fronte alla prima guerra mondiale (1914-1918), Grosoli e i giornali del trust da lui controllati assumono l’atteggiamento della gran parte del mondo cattolico, di neutralità fino all’ingresso del Regno d’Italia nel conflitto e poi di sostegno al governo. Tale atteggiamento è gravido di conseguenze: i cattolici italiani, infatti, sembrano “dimenticare” la genesi e le caratteristiche del processo di unificazione nazionale e assumono inevitabilmente connotati ideologici nazionalistici perdendo un tratto culturale importante, quello del rifiuto e della condanna dell’“inutile strage”, secondo la definizione di Papa Benedetto XV. La “grande guerra” rappresenta un vero spartiacque fra due modi d’intendere i rapporti del movimento cattolico con lo Stato italiano e appare difficilmente comprensibile l’incapacità dei suoi dirigenti di allora di tradurre in espressione politica la condanna pontificia della guerra, causa dell’emarginazione nel dopoguerra, quando i cattolici si trovarono costretti a “subire” o l’interventismo fascista o il neutralismo classista dei socialisti.

Dopo la guerra nasce il Partito Popolare Italiano di don Luigi Sturzo (1871-1959) e Grosoli vi s’iscrive, anche sulla base del comune sentire nazionalistico e di lealismo nei confronti dello Stato. Ma la sua posizione nel PPI è molto critica verso la politica di sinistra del suo segretario e la divergenza si acuisce di fronte all’atteggiamento da tenere verso il fascismo, sia prima che dopo la marcia su Roma, del 28 ottobre 1922, che consegna il potere a Benito Mussolini (1883-1945). Come molti altri cattolici di allora, Grosoli vede nel movimento fascista uno strumento utile per difendere la libertà minacciata dalla violenza socialista e del partito comunista, fondato nel 1921, e il dissenso con la politica del PPI di Sturzo cresce fino alla rottura, avvenuta il 28 luglio 1923, dopo che il Consiglio Nazionale del partito aveva espulso numerosi deputati favorevoli alla collaborazione con il governo fascista, fra cui Stefano Cavazzoni (1881-1951), Egilberto Martire (1887-1952) e Paolo Mattei-Gentili (1874-1935). Il 12 agosto 1924 viene fondato a Bologna il Centro Nazionale Italiano, nel quale confluiscono i fuoriusciti dal PPI e da altri organismi, come l’Unione Romana promossa con altri dall’on. Martire e l’Unione Nazionale di Carlo Ottavio Cornaggia Medici (1851-1935), favorevoli alla collaborazione con il fascismo. Grosoli sarà il capo riconosciuto di questa associazione “tra quei cittadini italiani che sono compresi della necessità nazionale di tener fede alla tradizione cattolica”, come si legge nello Statuto. L’associazione svolge attività fino al 1930, quando verrà sciolta, anche in seguito all’avvenuta Conciliazione fra Stato e Chiesa del 1929, che, chiudendo la ferita storica della nazione italiana, sembrava rendere superflua la presenza di questi cattolici nazionali collaboratori del regime. Con la fine del Centro Nazionale e con un ulteriore rovescio finanziario di alcuni istituti bancari di area cattolica, che comportano la liquidazione del residuo patrimonio familiare, Grosoli si ritira ad Assisi, da dove, nominato senatore a vita, continua a occuparsi soltanto dell’attività parlamentare. Dal 19 gennaio 1929 fino alla morte, avvenuta il 20 febbraio 1937, vivrà nella terra di san Francesco (1181/2-1226), lasciando un grande esempio di santità.

5. Testimone di un’incertezza

Nella storia del movimento cattolico italiano, Grosoli ha vissuto e incarnato la difficoltà di cercare una posizione culturale e politica adeguata a un’epoca in cui i cattolici erano divenuti una “parte” della società, oltretutto in conflitto con gli apparati dello Stato. Favorevole a un atteggiamento di maggiore impegno verso la questione sociale, sulla scia dell’enciclica Rerum novarum, pubblicata da Papa Leone XIII nel 1891, e di maggiore attenzione ai problemi posti dai democratici cristiani, egli sosterrà la necessità di far fronte alla mutata situazione senza rinunciare alla fedeltà agli insegnamenti del Magistero.

Circa le scelte politiche, Grosoli avrà sempre una posizione contraria ad accordi con le forze socialiste, e in quest’ottica promuoverà intese con i moderati e poi con il movimento fascista e quindi anche con il regime. Con i suoi diversi tentativi d’incidere nella vita pubblica, dimostra la grande capacità operativa e la grande fede dei cattolici del tempo, ma anche l’esigenza di un progetto culturale e politico adeguato ai problemi del momento, che certamente mancò in quel frangente.

Marco Invernizzi

 

Per approfondire: vedi Romeo Sgarbanti, Ritratto politico di Giovanni Grosoli, Cinque Lune, Roma 1959; Giovanni Grosoli, edito dalla Direzione della Sala Francescana di Cultura, Assisi 1960; Angelo Novelli, Maestri, IPL, Milano 1945, pp. 145-164; Pietro Niccolini (1866-1939), Giovanni Grosoli e la politica ecclesiastica italiana dal 1878 al 1929, Estense, Ferrara 1937; e Alessandro Albertazzi, voce Grosoli, in Dizionario storico del movimento cattolico in Italia 1860-1980, vol. II, I protagonisti, Marietti, Casale Monferrato (Alessandria) 1982, pp. 275-280.

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