Il Terrore (1792-1794)

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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di Mauro Ronco

 

1. All’apice della Rivoluzione francese

Il Terrore designa la fase acuta del processo rivoluzionario, noto come Rivoluzione francese, che ha devastato la Francia nel decennio dal 1789 al 1799. Per quanto sia possibile distinguere in esso periodi diversi – il primo, nell’agosto-settembre del 1792; il secondo, dalla caduta dei girondini, il 2 giugno 1793, alla caduta di Maximilien de Robespierre (1758-1794), il 28 luglio 1794 -, appare più rispondente alla realtà storica considerare il Terrore un blocco unitario, come esito coerente di un movimento che, per accelerazioni progressive, volle fare terra bruciata del passato religioso, culturale e civile della Francia, e praticò sistematicamente, come metodo di lotta politica, l’annientamento dell’avversario esercitando il potere in modo totalitario. Fra i più rilevanti provvedimenti, grondanti intrinseca ingiustizia, antecedenti alla fase strettamente terroristica, vanno ricordati la confisca dei beni della Chiesa cattolica, la loro trasformazione in beni nazionali e la loro vendita all’incanto, con i decreti del 17 marzo e del 14 maggio 1790; la Costituzione Civile del Clero, del 12 luglio 1790, che voleva svellere il clero cattolico dalla Chiesa universale, e la legge Le Chapelier (Isaac, 1754-1794), del 14 giugno 1791, che interdiceva qualsivoglia associazione fra cittadini esercitanti il medesimo mestiere.

 

2. Il primo periodo: agosto e settembre 1792

Focalizzando l’attenzione sul primo periodo del Terrore – agosto-settembre del 1792 -, può osservarsi che, a partire dall’estate del 1792, la violenza abbandona le apparenze legalistiche. Il 10 agosto 1792 la marmaglia – che già aveva fatto, sotto la guida di abili mestatori, la prova generale il 20 giugno precedente – assale, sospinta dalla Comune insurrezionale, il palazzo delle Tuileries, da cui re Luigi XVI di Borbone (1754-1793) si era allontanato con la famiglia per porsi sotto la protezione dell’Assemblea Legislativa. Alle guardie svizzere, fedeli alla consegna di difendere la residenza reale, il sovrano, sollecitato dai deputati, trasmette l’improvvido ordine di cessare la resistenza. È l’inizio del Terrore: scampato il pericolo, la folla stermina gli svizzeri e gli altri difensori. La Comune impone l’elezione di un nuovo corpo assembleare e la decadenza del re: l’Assemblea, terrorizzata, sospende il re “[…] fino a che si pronunci la Convenzione nazionale”. La Comune, affermando la sua dittatura, incarcera il re, insieme con la famiglia, nella prigione del Tempio. Si scatena la caccia ai “sospetti”: i vincitori arrestano i sacerdoti che non hanno prestato giuramento alla Costituzione Civile del Clero – detti “refrattari” in contrapposizione ai “giurati” -, gli aristocratici, i parenti degli emigrati e i semplici cittadini malvisti dai sanculotti parigini. Poi, all’inizio di settembre, all’annuncio che l’armata prussiana preme alla frontiera, gli agitatori trucidano nelle prigioni gli arrestati. La carneficina, iniziata il 2 settembre, prosegue il 3, il 4 e il 5 successivi. Le prime esecuzioni sono compiute al convento dei Carmelitani, trasformato in prigione dei sacerdoti fedeli alla Chiesa. Dopo un macello iniziale, compiuto in modo indiscriminato e disordinato a colpi di fucile, di sciabola e di picca, è inscenata una parodia giudiziaria. Il commissario di una sezione della Comune si installa in un corridoio del pianterreno e si fa consegnare la lista dei prigionieri. A due a due i sacerdoti sopravvissuti gli sono presentati innanzi. Con zelo repubblicano, Violette – così si chiamava il figuro – si assicura dell’identità e della persistenza nel rifiuto del giuramento. Poi pronuncia la “sentenza”, che viene eseguita immediatamente, con l’uso delle armi più diverse. Dei centocinquanta-centosessanta prigionieri – la grandissima parte sacerdoti – centoquindici sono uccisi: fra essi, il beato Jean-Marie du Lau d’Alleman (1738-1792), arcivescovo di Arles, e i fratelli de la Rochefoucauld-Bayers, il beato François-Joseph (1736-1792), vescovo di Beauvais, e il beato Pierre-Louis (1744-1792), vescovo di Saintes. Maria Teresa di Savoia Carignano, principessa de Lamballe (1749-1792), è vittima dei massacri di settembre: la sua testa, issata su una picca, è condotta come trofeo per le vie della città e portata innanzi alla prigione del Tempio affinché la regina Maria Antonietta (1755-1793) possa vederla. Sono uccisi circa milletrecento prigionieri dei duemilacinquecento imprigionati. Il Comitato di Sorveglianza Rivoluzionaria della Comune si affretta a informare, già in data 3 settembre, i Comitati Dipartimentali che “[…] una parte dei cospiratori feroci detenuti nelle prigioni è stata messa a morte dal popolo” e che gli “[…] atti di giustizia sono apparsi indispensabili al popolo per trattenere con il terrore le migliaia di traditori”. Georges-Jacques Danton (1759-1794), artefice dell’insurrezione del 10 agosto e ministro della Giustizia al momento dei massacri, risponde, all’ispettore delle prigioni che gli manifesta inquietudine: “Me ne fotto dei prigionieri; divengano ciò che potranno”. E il 2 settembre proclama: “Il popolo vuol farsi giustizia da sé di tutti i cattivi soggetti che sono nelle prigioni”. Il 3 aggiunge: “Questa esecuzione era necessaria per tranquillizzare il popolo di Parigi […]. È un sacrificio indispensabile; d’altra parte il popolo non si sbaglia […].Vox populi, vox Dei, è questo l’adagio più vero e più repubblicano che io conosca”.

 

3. Il secondo periodo: dal giugno del 1793 al luglio del 1794

Con l’elezione dei membri della Convenzione, il 21 settembre 1792, sorge la nuova “legalità” repubblicana. Il Terrore assume forme più raffinate e vuole diventare “legale”. Lo stesso 21 settembre la Convenzione proclama all’unanimità l’abolizione della monarchia; il 25 la Repubblica è dichiarata “una e indivisibile”. Sennonché, l’odio comune contro la religione cattolica e la tradizione storica della Francia cela feroci contrasti fra le fazioni. Già il 25 ottobre Robespierre, accusato in assemblea di volersi fare tiranno, rivendica orgogliosamente la contrarietà al diritto di tutta la Rivoluzione, che egli individua come un blocco unitario. Il Terrore – religioso, politico, militare, economico – è organizzato sistematicamente per accelerare il corso della Rivoluzione. Consapevoli di essere una infima minoranza in Parigi e, ancor più, nel paese, i membri della setta giacobina terrorizzano la Francia intera. Il regime di annichilimento è diretto dal Comitato di Salute Pubblica – creato il 6 aprile 1793 -, che esercita di fatto il governo del paese. Nella fase più allucinante del Terrore – dal settembre del 1793 al luglio del 1794 – ne fanno parte dodici uomini, di cui Robespierre è l’elemento trainante e Louis Saint-Just (1767-1794) e Georges Couthon (1755-1794) i più ascoltati consiglieri. Il Comitato si avvale del Tribunale rivoluzionario – Tribunale criminale straordinario, creato il 10 marzo 1793 – e di una serie di leggi eccezionali, fra cui va ricordata quella sui sospetti, del 17 settembre 1793, che prevede l’arresto e la messa a morte di chiunque non sia allineato con il Comitato. L’infrastruttura indispensabile alla repubblica del Terrore è costituita dai Comitati di Sorveglianza Rivoluzionaria, diffusi su tutto il territorio nazionale nel numero di più di ventimila, con poteri di polizia che prevedono l’arresto dei “nemici della libertà”. I sacerdoti, ormai anche quelli “giurati”, appartengono alla categoria dei sospetti e possono essere messi a morte in qualsiasi momento. È imposto il calendario repubblicano, allo scopo di abolire ogni traccia cristiana e cancellare il ritmo settimanale con la centralità della domenica. La scristianizzazione si accanisce contro le chiese, gli oggetti di culto e di arte e contro le memorie dei defunti. A Parigi il vescovo Jean-Baptiste Joseph Gobel (1727-1794), collaborazionista e rivoluzionario lui stesso, abdica pubblicamente, prono agli ordini della Comune, alle funzioni episcopali, deponendo il 7 novembre 1793 la croce pettorale e l’anello nelle mani dei convenzionali, senza che il gesto gli serva per scampare alla ghigliottina l’anno successivo. Il 10 novembre si celebra nella cattedrale di Nôtre-Dame una grottesca festa della Ragione: al centro un tempio simil-greco circondato di cartapesta; ai lati, i busti di Voltaire (François-Marie Arouet, 1694-1778), di Jean-Jacques Rousseau (1712-1778) e di Benjamin Franklin (1706-1790); sulla scena un’attrice dell’Opéra a rappresentare la Ragione. Il 23 novembre la Comune decreta la chiusura di tutte le chiese di Parigi. La miseria e la fame flagellano le città, per le cui strade si consuma la caccia ai sospetti. Le delazioni sono innumerevoli e il Tribunale rivoluzionario stenta a tenere il passo, sì che la Convenzione, preoccupata dell’efficienza del sistema, approva, il 10 giugno 1794, la riforma: sola pena prevista è la morte; tutti i cittadini hanno l’obbligo di denunciare i cospiratori e i contro-rivoluzionari; non v’è più bisogno di ascoltare testimoni, a meno che la “formalità” non sia necessaria per scoprire altri complici; le deposizioni sono soltanto orali e non più scritte; i difensori sono aboliti. L’articolo XVI della legge statuisce infatti che difensori dei patrioti calunniati sono gli stessi giurati patrioti; i cospiratori, invece, non meritano difensori di sorta. Grazie a tale legge è reso più sbrigativo il sistema delle “infornate” di condannati. Ogni giorno può essere giudicato un numero doppio di accusati rispetto a prima, il che fa salire il rendimento, in numero mensile di ghigliottinati, in modo considerevole: rispetto alle poche centinaia di ghigliottinati mensili nel periodo precedente, vi sono duemila esecuzioni capitali a Parigi nel solo mese di giugno, ove la ghigliottina funziona ininterrottamente per sei ore al giorno. I conventi, trasformati in prigioni, rigurgitano di arrestati: si viene catturati per aver manifestato propositi sediziosi, per aver frequentato sacerdoti o aristocratici, per esser parenti di emigrati, per esser privi del certificato di civismo, per non poter giustificare, nel modo previsto dalla legge, i mezzi di sussistenza. Antoine Quintin Fouquier detto Tinville (1746-1795) esercita le funzioni di pubblico accusatore innanzi al Tribunale: è dispensato dall’offrire la prova della colpevolezza, appellandosi all'”intimo convincimento” dei giurati, scelti dalla Convenzione fra i “patrioti” più facinorosi, e stimolati a giudicare secondo il loro “animo” e la loro “coscienza”. Anche i giudici, che regolano la procedura, sono nominati dalla Convenzione. Il primo presidente del Tribunale, Jacques Bernard Marie Montané (1751-dopo 1805), è messo in disparte il 23 agosto 1793 perché accusato di moderatismo; il secondo, Martial Joseph Armand Herman (1759-1795), amico di Robespierre e per questo chiamato alla presidenza, è giudicato troppo debole in occasione del processo di Danton – chiuso con sentenza di morte all’inizio di aprile del 1794 – e sostituito da René François Dumas (1757-1794), ex prete, ex avvocato e infine rivoluzionario a tempo pieno, stretto collaboratore di Robespierre: nominato presidente l’8 aprile 1794, Dumas sa terrorizzare il suo uditorio e ridurre al silenzio le vittime con la violenza dei suoi interventi. Le poche migliaia di ghigliottinati “legali” a Parigi sono piccola cosa rispetto alle carneficine compiute in provincia, soprattutto rispetto al genocidio vandeano, consumatosi a partire dall’estate del 1793, e alla strage dei cittadini di Lione, realizzata dopo l’eroica resistenza della città alle truppe rivoluzionarie dal 14 agosto al 9 ottobre 1793. Tuttavia, il Terrore parigino è immenso soprattutto ideologicamente, frutto parossistico e nevrotico della dottrina giacobina dell’eliminazione, che, per fondare la Repubblica riducendo la popolazione al popolo nell’accezione giacobina del termine, conduce a sopprimere successivamente o congiuntamente i veri nemici, i semplici avversari, i compagni di strada deviati, quanti comunque rappresentano simbolicamente, per le funzioni una volta esercitate o per la loro situazione sociale, non soltanto l’Antico Regime ma anche la monarchia costituzionale, e infine i tiepidi. Il significato annientatore e la profondità di calcolo del Terrore sono ben compendiati in un’istruzione del dicembre del 1792 che la Convenzione – all’epoca ancora controllata dai girondini – detta ai commissari nel Belgio occupato: “Sventura al popolo che cercherà di liberarsi senza spezzare nello stesso istante tutte le catene. Ogni rivoluzione esige un potere provvisorio che ordini i suoi movimenti disorganizzatori, che sia capace in qualche modo di demolire con metodo”.


Per approfondire: vedi un compendio completo sulla Rivoluzione francese, in Jean Tulard, Jean-François Fayard e Alfred Fierro, Dizionario storico della Rivoluzione francese, trad. it., Ponte alle Grazie, Firenze 1989.

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