Il venerabile Pio Bruno Lanteri (1759-1830)

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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di Marco Invernizzi

 

1. Dalla precoce orfanezza all’identificazione della vocazione

La vita di Pio Bruno Lanteri non conosce gli avvenimenti clamorosi di cui è piena l’esistenza di molti santi e l’immaginazione di tanti fedeli, fatta eccezione per il ruolo da lui avuto nell’organizzazione che permette a Papa Pio VII (1800-1823), prigioniero di Napoleone I Bonaparte (1769-1821) a Savona dal 1809 al 1812, di continuare a svolgere la sua funzione di pastore della Chiesa, impedendo così la realizzazione dei piani dell’imperatore rivoluzionario.

Nato a Cuneo il 12 maggio 1759 da una famiglia della classe media, Pio Bruno è il settimo figlio e altri tre lo seguiranno prima della morte della madre, Margherita Fenoglio (1733-1763), spentasi dopo aver dato alla luce il decimo. È il 19 luglio 1763 e Pio Bruno ha solo quattro anni. Di salute cagionevole fin dall’infanzia — soffrirà per tutta la vita soprattutto agli occhi e sarà soggetto a frequenti attacchi asmatici —, patirà moltissimo la mancanza della madre, ma saprà reagire grazie anche alla straordinaria vicinanza del padre Pietro (1718-1784), medico, che assumerà direttamente l’onere di educare il figlio accompagnandolo nel primo corso di studi, quelli oggi corrispondenti alla scuola elementare, e, soprattutto, consacrandolo alla Madonna già all’età di quattro anni, dopo la morte della madre.

E la devozione mariana segnerà profondamente l’esistenza di Lanteri portandolo, il 15 agosto 1781, a impegnarsi in un atto di schiavitù a Maria, dodici anni prima del rinvenimento del Trattato della vera devozione a Maria di san Luigi Maria Grignion di Montfort (1673-1716), opera nella quale è appunto racchiusa la formula, divenuta celebre e ampiamente praticata, della “schiavitù mariana”.

Accompagnato dalla presenza di questa Madre celeste, Pio Bruno affronta le difficoltà dell’infanzia e dell’adolescenza, durante la quale, nel 1776, a diciassette anni, entra nella certosa di Pesio, presso Cuneo, dove rimane solo un anno, costretto dalla salute precaria a far ritorno in famiglia. Qui, accanto al padre, riprende gli studi e rimane un anno. Nel tempo trascorso in famiglia matura la decisione di dedicarsi alla vita ecclesiastica in accordo con il vescovo, il teatino milanese mons. Michele Carlo Giacinto Casati (1699-1782), alla guida della diocesi di Mondovì.

 

2. La preparazione al sacerdozio

Nel 1777 Lanteri veste l’abito clericale e s’iscrive alla facoltà teologica dell’università di Torino: infatti, secondo gli usi del tempo, in certi casi i candidati al sacerdozio potevano non entrare in seminario e studiare presso gli atenei che, negli Stati italiani pre-unitari, avevano tutti una facoltà teologica. A Torino il giovane cuneese supera la tentazione giansenista — che gli si presenta attraverso un compagno di studi — e nel 1778 incontra l’ex padre gesuita Nikolaus Albert Joseph von Diessbach (1732-1798). L’amicizia con questo sacerdote — uno svizzero di Berna convertito al cattolicesimo dal calvinismo — orienta Lanteri per tutta la vita. Specialmente i quattro anni trascorsi con lui a Torino, durante il periodo universitario, segnano profondamente la formazione spirituale e culturale dello studente, che da padre Diessbach impara la spiritualità ignaziana e soprattutto gli Esercizi Spirituali secondo il metodo di sant’Ignazio di Loyola (1491-1556), dei quali sarà predicatore e apostolo. Grazie a quello che considererà sempre il proprio maestro, Lanteri si fa diffusore della morale di sant’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) contro il rigorismo giansenista, si orienta a una fedeltà indiscussa al capo della Chiesa e, in modo particolare, fa propria l’originale intuizione dell’apostolato attraverso la diffusione di libri, attraverso la “buona stampa”, caratteristica dell’Amicizia Cristiana, l’associazione fondata a Torino, negli stessi anni, dal sacerdote bernese.

 

3. Le Amicizie

Quando, nel 1782, Lanteri torna a Torino da Vienna, dov’è stato con padre Diessbach in occasione del viaggio apostolico di Papa Pio VI (1775-1799), la sua vita futura è già chiaramente tracciata. Infatti, trova la dispensa pontificia per poter essere ordinato sacerdote con un anno d’anticipo rispetto ai ventiquattro anni previsti dalle leggi ecclesiastiche e, poiché il suo maestro è rimasto a Vienna per dirigere la locale Amicizia Cristiana, si trova di fatto alla guida di quella torinese con l’amico don Luigi Virginio (1756-1805). Ordinato sacerdote il 25 maggio 1782 a Torino, nella chiesa dell’Immacolata Concezione, poche settimane dopo, il 13 luglio, consegue a pieni voti, summa cum laude, la laurea in teologia, diventando, di nome e di fatto, per tutti coloro che poi lo accosteranno, il “teologo Lanteri”.

Appena sacerdote rifiuta di trasferirsi a Modena come precettore dei figli del duca Ercole III Rinaldo d’Este (1727-1803) e come responsabile della biblioteca ducale, per potersi dedicare al ministero sacerdotale e all’Amicizia Cristiana. La morte del padre Pietro, nel 1784, gli garantisce una consistente rendita, che gli permetterà di dedicarsi all’apostolato senza preoccupazioni di ordine materiale.

Così, finalmente, comincia l’attività apostolica di don Pio Bruno Lanteri, impegnato soprattutto nella confessione, nella direzione spirituale e nella guida delle associazioni di cui fa parte: l’Aa — sorta in Francia attorno al 1630, nel collegio gesuita di La Flèche, nell’ambito della locale Congregazione Mariana, e operante come una sorta di “ristretto di fervore”, i cui membri si impegnavano a mantenere il segreto di questa appartenenza — e soprattutto l’Amicizia Cristiana e l’Amicizia Sacerdotale.

Don Lanteri opera contemporaneamente alla Rivoluzione francese, la cui ideologia si propaga in tutta Europa. Sia padre Diessbach che il suo allievo colgono il carattere epocale di tale Rivoluzione, cioè capiscono di aver di fronte un fenomeno destinato a durare, perché penetra nelle anime e quindi incide sulla cultura e sul costume dei popoli. Perciò l’apostolato delle Amicizie attribuisce grande importanza alla diffusione dei buoni libri, alla predicazione delle Missioni popolari e agli Esercizi Spirituali, cioè alle forme di apostolato in grado di favorire non solo conversioni radicali e mutamenti comportamentali, ma anche di fornire criteri di giudizio sulla storia e sulla propria epoca.

 

4. Gli Oblati di Maria Vergine

Accanto alla necessità di un apostolato nella vita culturale, padre Diessbach e il teologo Lanteri hanno anche l’intuizione dello strumento per veicolarlo. Infatti, l’attività dell’Amicizia Cristiana si fonda su adunanze, riunioni che nei primi anni d’attività si svolgono due volte la settimana e durano circa due ore, alle quali partecipano uomini e donne in numero limitato, scelti personalmente dal responsabile dell’Amicizia locale, e che, fino alla Restaurazione, quando verrà resa pubblica l’Amicizia che da Cristiana diventerà Cattolica, s’impegnano anche a mantenere segreta l’appartenenza all’associazione, della quale sono il nucleo essenziale, mentre i collaboratori sono solo dei simpatizzanti.

Proprio questa segretezza si rivela essenziale quando, durante l’occupazione napoleonica in Piemonte e la contemporanea prigionia di Papa Pio VII a Savona, l’Amicizia fornirà al Pontefice quella “catena” che gli permetterà di ricevere e di trasmettere all’esterno messaggi e indicazioni, superando i controlli della polizia. Essa scoprirà l’organizzazione segreta e la sua azione a favore del Papa soltanto nel 1811, ma — senza prove per incarcerare don Lanteri — si limiterà a relegarlo nella sua casa di campagna, alla Grangia di Bardassano, dove rimarrà fino alla caduta dell’imperatore dei francesi nel 1814.

Tornato a Torino dopo la Restaurazione, don Lanteri si occupa anzitutto della ricostituzione dell’Amicizia divenuta Cattolica dopo l’abbandono della pratica del segreto; e l’Amicizia Cattolica differisce dalla precedente anche perché completamente laicale, in quanto i sacerdoti confluiscono sia nel Convitto Ecclesiastico, un organismo per la formazione pastorale del clero fondato a Torino dall’”amico” don Luigi Maria Fortunato Guala (1775-1848), sia — dopo la sua fondazione — nella congregazione degli Oblati di Maria Santissima, poi di Maria Vergine. Inizia così una nuova fase dell’apostolato dell’Amicizia, improntato al tentativo d’influenzare le classi dirigenti al governo in Europa dopo l’età napoleonica. Anche limitando l’indagine al Regno di Sardegna, si può apprezzare l’influenza dell’Amicizia sulla base dei nomi di quanti ne hanno fatto parte: per esempio, il marchese Cesare Taparelli d’Azeglio (1763-1830) — rappresentante, immediatamente dopo la caduta di Napoleone, del suo sovrano presso la Santa Sede, incarico che abbandonerà subito per contrasti con la politica regalista del suo governo — e il conte Joseph de Maistre (1753-1821). Ma ci si può altrettanto facilmente render conto di quanto le classi al potere nei governi della Restaurazione fossero impregnate delle ideologie alle quali avrebbero dovuto opporsi. Infatti, nel 1828, in Piemonte, l’Amicizia viene soppressa da re Carlo Felice di Savoia (1721-1831), che pur ne era sostenitore e benefattore, perché il sovrano cede alle pressioni […] di chi era geloso del bene che altri faceva, o quel bene odiava” e così […] giudicò esser cosa prudente che fosse sciolta, per togliere ogni pretesto alla tolleranza di altre società, che con meno rette intenzioni poteano formarsi”, come scrive il conte Clemente Solaro della Margarita (1792-1869).

 

5. La fecondità oltre la morte

A don Pio Bruno Lanteri rimaneva ancora una cosa importante da promuovere, l’istituto religioso che avrebbe rappresentato la sua eredità diretta. Nel 1816, a Carignano, per iniziativa di alcuni sacerdoti, fra cui don Giovanni Battista Reynaudi (1782-1837), nascono gli Oblati di Maria Santissima, e i fondatori chiedono al teologo Lanteri di occuparsi del nascente Istituto. Nonostante il buon numero delle vocazioni e i buoni risultati, dopo quattro anni questi primi oblati decidono di sciogliersi per l’ostilità del nuovo arcivescovo di Torino, mons. Colombano Chiaverotti (1754-1831), alla guida della diocesi dal 1818. Ma nel 1825, dopo un corso di esercizi ignaziani, don Lanteri decide di prendere l’iniziativa — questa volta in prima persona — per la fondazione o rifondazione degli oblati, che dedicano la Congregazione a Maria Vergine e vengono approvati canonicamente dal vescovo di Pinerolo, un vecchio amico di Lanteri, mons. Pierre-Joseph Rey (1770-1842). Cinque anni dopo, il 5 agosto 1830, padre Lanteri muore a Pinerolo nella casa della sua Congregazione. Nel 1920 verrà introdotta la causa di beatificazione e nel 1965 sarà dichiarato venerabile.

Ma la fecondità di padre Pio Bruno Lanteri si estende ben oltre gli Oblati di Maria Vergine: secondo l’oblato Paolo Calliari (1913-1991), il venerabile Lanteri ha avuto una sopravvivenza non solo diretta, ma anche indiretta. Quanto alla prima, sta con altri all’inizio di quel “rosario di santità” che ha dato tanti modelli di vita cristiana alla Chiesa in Piemonte nell’Ottocento; quanto alla seconda, con le Amicizie è anche all’origine dei primi movimenti laicali cattolici, impegnati nell’opera di riconquista culturale della società dopo i guasti prodotti dalla semina rivoluzionaria nel Settecento.


Per approfondire: vedi la biografia redatta da Paolo Calliari O. M.V., Servire la Chiesa. Il venerabile Pio Bruno Lanteri (1759-1830), con prefazione di Giovanni Cantoni, Lanteriana-Krinon, Caltanissetta 1989; curato dallo stesso padre Calliari vedi pure il Carteggio del Ven. Padre Pio Bruno Lanteri (1759-1830) fondatore degli Oblati di Maria Vergine, 5 voll., Lanteriana, Torino 1976, il cui primo volume contiene un’introduzione dello stesso oblato, L’ecclesiologia del Padre Lanteri e la Controrivoluzione, pp. 17-183; sulla spiritualità lanteriana, vedi Idem, Itinerario dalle cose a Dio ovvero la “dialettica degli Esercizi” secondo padre Pio Bruno Lanteri (1759-1830), in Quaderni di Cristianità, anno I, n. 3, inverno 1985, pp. 3-13; e Timoteo Gallagher O.M.V., Gli Esercizi Spirituali di S. Ignazio nella spiritualità e carisma del fondatore di Pio Bruno Lanteri, PUG, Roma 1983; sulle Amicizie vedi padre Candido Bona I.M.C., Le “Amicizie”. Società segrete e rinascita religiosa (1770-1830), Deputazione Subalpina di Storia Patria, Torino 1962.

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