Le teorie del complotto

Alleanza Cattolica 6 anni fa
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di Massimo Introvigne

 

1. Distinzioni

Il fascino e la drammaticità della storia trovano ampio fondamento nella sua imprevedibilità. Progetti preparati per anni possono fallire per il gioco di circostanze impreviste. Incidenti apparentemente insignificanti possono cambiare il corso della storia. Alcuni, sconcertati dalla imprevedibilità della storia, pensano che le cose stiano diversamente e che le carte del gioco storico siano truccate. Vi sarebbero pochi avvenimenti imprevisti, nel senso che molti sembrano imprevisti ai più, ma sono stati attentamente programmati da personaggi che si nascondono dietro le quinte. Proprio perché nascosti, costoro conoscono in anticipo avvenimenti che gli altri non sono in grado di prevedere, quindi riducono al minimo la possibilità di incidenti e di imprevisti. In altre parole: organizzano la storia come un complotto. Ogni volta che le vicende storiche si fanno particolarmente complesse e drammatiche, cresce la popolarità di teorie del complotto che ne riducono la complessità a pochi elementi nascosti e fondamentalmente semplici. Tuttavia non esiste un unico tipo di teoria del complotto. Occorre almeno distinguere fra microcomplotti, complotti metafisici e macrocomplotti.

 

2. I microcomplotti

Pochi storici ormai negherebbero che nella storia vi siano microcomplotti, che – cioè – avvenimenti, i quali fanno irruzione sulla scena della storia con i caratteri del sorprendente o dell’imprevisto, siano in realtà programmati da personaggi, i cui progetti restano sconosciuti alla maggioranza dei contemporanei. Pochi, per esempio, potrebbero sostenere seriamente che la Rivoluzione francese sia davvero esplosa all’improvviso per cause imprevedibili e imponderabili. Storici di scuole e di simpatie diverse ammettono che la Rivoluzione francese è stata preparata da “società di pensiero” – come quelle studiate da Augustin Cochin (1876-1916) – e da altri gruppi di pressione, i cui progetti e le cui attività non erano noti ai contemporanei né prima né durante la Rivoluzione, anche se sono stati parzialmente identificati dopo. Lo stesso si può dire per la Rivoluzione bolscevica, nella cui preparazione è ormai ben nota, per esempio, l’influenza dei servizi segreti tedeschi. I complotti, dunque, esistono, anche se – per ragioni che sarebbe interessante studiare, e che forse rimandano a ulteriori piccoli complotti – i libri scolastici di storia di solito li ignorano del tutto.

 

3. I complotti metafisici

Se i microcomplotti – diretti a un fine specifico, talora di grandissima rilevanza, ma comunque limitato nello spazio e nel tempo e privo del carattere dell’universalità – rientrano nell’ambito degli studi degli storici di professione, e possono essere dimostrati tramite prove empiriche, i complotti metafisici sfuggono invece al lavoro empirico dello storico. Vi è chi – per esempio la Società Teosofica, sulla scia della fondatrice, Helena Petrovna Blavatsky (1831-1891) – sostiene che una Grande Loggia Bianca, composta da “maestri ascesi”, guida in modo occulto le vicende dell’umanità; e che, per diametrum, una non meno misteriosa Loggia dei Fratelli Neri coordina le attività di quanti si oppongono al bene degli uomini. Qualunque cosa si pensi della Grande Loggia Bianca e di quella dei Fratelli Neri, è evidente che le loro presunte attività si svolgono su un piano che non è quello dei fatti suscettibili di verifica empirica, e sfuggono quindi totalmente al lavoro degli storici.

Altri – senza troppe elucubrazioni su logge segrete “bianche” o “nere” – richiamano semplicemente l’attenzione sul fatto – ovvio per un cristiano – che Dio guida la storia tramite la Provvidenza – sia pure attraverso percorsi misteriosi, che spesso sfuggono alla comprensione umana – e che anche il Diavolo non agisce nel mondo in modo casuale, ma coordina le molteplici manifestazioni della tentazione attraverso una sorta di antiprovvidenza. E la sua opera non interessa solamente i singoli in quanto singoli, ma anche gruppi umani, e – in questo caso – non obbligatoriamente piccoli. Il cristiano sarà attento a evitare ogni dualismo, e ricorderà che Provvidenza e antiprovvidenza non sono sullo stesso piano: poiché il potere di Dio è illimitato e quello del Diavolo è limitato, l’esito finale dello scontro è già scritto, il che non impedirà a tale lotta di assumere, prima di questo esito, un carattere doloroso e cruento.

 

4. I macrocomplotti

È importante distinguere accuratamente le teorie del complotto metafisico di carattere teologico oppure esoterico da quelle del macrocomplotto. Quando si parla di “complottismo” ormai si fa riferimento quasi esclusivamente a queste ultime teorie. Per le teorie del macrocomplotto, o complottiste, esisterebbe un vero organigramma delle forze del male, che sono all’opera da sempre – o da tempo immemorabile – nella storia e che hanno prodotto, concatenandoli, tutta una serie di avvenimenti: guerre, rivoluzioni, lutti e rovine. Le teorie del macrocomplotto nascono nella letteratura sull’Anticristo e sul suo prossimo avvento che, pur non assente in ambito medioevale, dilaga dopo la Riforma protestante. L’opera del Diavolo nella storia viene riferita a uno scopo preciso, l’avvento dell’Anticristo, per cui operano da sempre forze nascoste. Per alcuni polemisti cattolici l’Anticristo è Martin Lutero (1483-1546), o uno dei sovrani che appoggiano la Riforma; per i polemisti protestanti l’Anticristo è l’imperatore o il Papa. Un secolo dopo per i “vecchi credenti” russi l’Anticristo – nell’ambito di teorie del complotto forse perfino più grandiose – sarà identificato nello zar, autore di una riforma ecclesiastica e liturgica non gradita. A partire dal Settecento una certa forma di pensiero religioso sarà tentata da teorie complottiste a fronte di eventi apparentemente imprevedibili e difficili da spiegare con cause puramente naturali: l’egemonia culturale dell’Illuminismo, la Rivoluzione francese, e più tardi l’esplosione dello spiritismo, la rapida scristianizzazione di numerosi paesi europei, il socialismo e il comunismo. Vengono così costruiti schemi a forma di piramide che vedono fisicamente dietro i dirigenti politici e culturali visibili una classe dirigente invisibile costituita dalle società segrete, fra cui – ma non è la sola – la massoneria. Dietro le società segrete opererebbero società ancora più segrete, apertamente sataniste. Dietro i satanisti opererebbe il Diavolo in persona, la cui azione non si limiterebbe alla modalità della tentazione, ma si manifesterebbe in apparizioni molto esplicite e dirette, in cui il Principe del Male dà istruzioni precise e dettagliate ai propri luogotenenti umani. Solo a un’epoca relativamente tarda, nello schema – da qualche parte fra i massoni e i satanisti – vengono inseriti anche gli ebrei, intendendo questa espressione, almeno fino al secolo XX, in senso non razziale ma religioso, dal momento che i teorici del complotto sono più spesso antigiudaici che antisemiti.

Sulla scia delle analisi complottiste della Rivoluzione francese, grandi teorie del complotto vengono proposte da alcuni demonologi francesi negli anni 1860 e 1870. Il più grande affresco del complotto universale si ritrova però nelle opere di un mistificatore, Léo Taxil – pseudonimo di Gabriel Jogand, (1854-1907) e del suo collaboratore Charles Hacks, che firma con lo pseudonimo di “Dr. Bataille” il famoso Le Diable au XIXe siècle, edito in due volumi da Delhomme et Briguet, a Parigi-Lione nel 1892-1894 -, che confessa la sua frode nel 1897. Tale confessione farà perdere credibilità al complottismo in genere, che tuttavia sarà talora riproposto – spesso utilizzando le opere del mistificatore francese senza citarlo – nel secolo XX. L’idea che gli ebrei abbiano un ruolo centrale nel grande complotto universale emerge soprattutto dai Protocolli dei Savi Anziani di Sion, che fanno la loro comparsa in Russia nel 1903. Si è potuto dimostrare – qualunque cosa si pensi del loro contenuto e della loro stessa origine – che si tratta, dal punto di vista materiale, di un falso costruito copiando quasi letteralmente un pamphlet antibonapartista dell’avvocato francese Maurice Joly – morto suicida nel 1878 -, pubblicato a Bruxelles nel 1864, e attribuendo semplicemente agli ebrei quanto in esso veniva riferito ai bonapartisti.

 

5. Complottismo di destra e di sinistra

Benché il luogo comune culturale si presenti sul punto pressoché senza incertezze, il complottismo non è certamente una caratteristica esclusiva di ambienti di destra. Un complotto universale di forze reazionarie per ostacolare il progresso, e ultimamente il comunismo, ha fatto spesso la sua comparsa nella letteratura sovietica. In Italia echi di questa letteratura si ritrovano in una pubblicistica antimassonica, che ipotizza un grande complotto – di origini antiche – della massoneria, della mafia, dei servizi segreti statunitensi e della Chiesa cattolica – che avrebbero avuto nel secondo dopoguerra gli stessi referenti, fra cui, per esempio, il sen. Giulio Andreotti – per ostacolare la marcia del progresso e in particolare l’accesso del Partito Comunista Italiano al potere. Anche le teorie relative a un universale “complotto delle sette” oggi, soprattutto in Francia, attribuiscono di frequente a esso una matrice politica “fascista”.

È difficile dimostrare sul piano empirico che le teorie del macrocomplotto non sono vere. Spesso sono suggestive e presentano elementi interessanti. Tuttavia l’onere della prova del macrocomplotto incombe su chi sostiene che esiste, e il fatto che sia impossibile provare che non esiste non è un argomento a favore dei complottisti. Anche se le opere di chi crede al macrocomplotto qualche volta offrono informazioni utili su eventi specifici, in ultima analisi la loro tesi di fondo deve essere considerata inattendibile e tipicamente ideologica, perché semplifica la complessità della storia. Le teorie complottiste sono anche pericolose. Possono designare e offrire alla persecuzione capri espiatori, considerati responsabili di tutti i mali del mondo: le teorie correnti sul presunto “complotto delle sette” vanno precisamente in questo senso. Inoltre, il discredito che facilmente colpisce queste tesi rischia di travolgere – giacché la distinzione fra diversi tipi di complotto non è facile – anche le teorie del complotto metafisico – che meritano certamente maggiore attenzione – e le puntuali denunce di microcomplotti tutt’altro che immaginari. Parlare troppo di macrocomplotti finisce per distogliere l’attenzione dai microcomplotti, dai piccoli complotti all’opera quotidianamente dietro la cronaca e la storia, il cui studio rimane invece indispensabile a chi voglia intendere, al di là delle apparenze, l’inesauribile complessità delle vicende umane.


Per approfondire: una storia completa delle teorie del complotto in lingua italiana non esiste, e rare sono anche le opere attendibili in lingua straniera; vedi tuttavia ampie informazioni sulle teorie del complotto, che fanno riferimento all’intervento di gruppi segreti di satanisti, nel mio Indagine sul satanismo. Satanisti e antisatanisti dal Seicento ai nostri giorni, Mondadori, Milano 1994; informazioni sulle teorie e sulla realtà del complotto prima della Rivoluzione francese, in Renzo De Felice (1929-1996), Note e ricerche sugli “Illuminati” e il misticismo rivoluzionario (1789-1800), Edizioni di Storia e Letteratura, Roma 1960; in James H. Billington, Con il fuoco nella mente. Le origini della fede rivoluzionaria, trad. it., con un’introduzione di Ernesto Galli della Loggia, il Mulino, Bologna 1986, cap. IV, Le origini occulte dell’organizzazione, pp. 129-186; in Zeffiro Ciuffoletti, Il complotto massonico e la Rivoluzione Francese, con un’Antologia a cura di Luigi Di Stefano, Medicea, Firenze 1989; e in Idem, La retorica del complotto, il Saggiatore, Milano 1993; sui Protocolli dei Savi Anziani di Sion, vedi qualche prima informazione in Sergio Romano, I falsi Protocolli. Il complotto “ebraico” dalla Russia di Nicola II a oggi. Nuova edizione con l’aggiunta di un capitolo sugli “ebrei invisibili” dell’Europa centrorientale, TEA, Milano 1995, che però non tiene sempre conto di ricerche francesi recenti, che rendono “datato” anche lo studio di Norman Cohn, Licenza per un genocidio. I “Protocolli degli Anziani di Sion”: storia di un falso, trad. it., Einaudi, Torino 1969; per la prospettiva teologica soggiacente, vedi pure Egon von Petersdorff (1892-1963), Demonologia. Le forze occulte ieri e oggi, trad. it., 2a ed., presentato da me e con una prefazione di don Pietro Cantoni, Leonardo, Milano 1995.

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