La grande balla del pacifismo arcobaleno
di Domenico Airoma
Forse non avevamo bisogno dell’ennesima prova. Forse. Ma i fatti non tollerano argomenti contrari e la verità prima o poi si impone.
Finora, tutti per Gaza. “Pro Pal” dappertutto, nelle piazze, nelle scuole, nelle Chiese.
Intendiamoci, non che la gente di Palestina non meritasse e non meriti attenzione e tutela (da Hamas, innanzitutto, che ne ha da sempre strumentalizzato la condizione di sofferenza). Ma che le manifestazioni pacifiste, che hanno riempito strade e social in questi mesi, non abbiano nulla a che vedere con l’anelito verso la pace vera, lo abbiamo toccato con mano, ancora una volta, in questi giorni.
Le immagini televisive ci mostrano, con cruda evidenza, migliaia di donne e uomini iraniani spietatamente trucidati da un regime che uccide in nome di Dio.
Orbene, non mi aspettavo certo di vedere salpare flottiglie alla volta dei porti iraniani; ma forse uno sciopero (anche non generale, per carità, quello va fatto contro la ben più grave separazione delle carriere dei magistrati), quello sì. O almeno un’occupazione studentesca che non si nega davvero a nessuno. Nulla di tutto questo.
Tutto tace.
Tutti storditi da questa enorme balla del pacifismo a tinte arcobaleno. Tutti imbevuti di una melassa pacifista fatta di appelli bolsamente retorici che evaporano dinanzi al sangue di chi non è considerato meritevole di sostegno e denuncia.
Perché?
Perché, in fin dei conti, a costoro non interessa la pace come frutto della giustizia, cioè del rispetto della dignità di ogni uomo e di ogni comunità.
A costoro quasi spiace che un popolo si sollevi contro un governo nemico dell’unico vero satana, gli Stati Uniti d’America. Che non è certamente l’incarnazione di San Michele Arcangelo, ma che resta l’unico Stato in grado di poter usare la forza in modo efficace e per un fine giusto.
Ai Pro-Bal la pace che interessa è quella di un mondo senza più Occidente. Un mondo senza più croce e stella di Davide. Con tante bandiere rosse e mezzelune verdi. E tutti finalmente in pace, come al cimitero.
Grazie a Dio, però, c’è ancora chi scende in piazza e urla la propria dignità. A costo della propria vita. Pro peace and justice!
Venerdì, 16 gennaio 2026
