Catechismo e dottrina sociale della Chiesa

Il Catechismo della Chiesa Cattolica è anche il luogo in cui possiamo trovare una straordinaria sintesi della dottrina sociale della Chiesa. Viene offerta quale indicazione importante per edificare una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio
Daniele Fazio 2 settimane fa
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di Daniele Fazio

Non solo i singoli ma anche le nazioni hanno il dovere di ascoltare e mettere in pratica la legge morale naturale e cristiana. I popoli non hanno vita ultraterrena come gli uomini, ma il seguire o meno i Comandamenti sarà un discrimine significativo nella realizzazione della pace sulla terra. Questo emerge chiaramente dalla terza parte del Catechismo della Chiesa Cattolica, sia per la sottolineatura nella parte di morale fondamentale della dimensione sociale della persona umana (CCC nn. 1877-1948), sia nell’articolazione della spiegazione di ogni singolo Comandamento che compendia un livello di applicazione personale e un livello di orientamento morale per i contesti comunitari.

L’alta vocazione dell’uomo, infatti, pur riguardando la sua dimensione personale ha un carattere eminentemente sociale, sia perché tutti gli uomini sono chiamati al medesimo fine, sia perché l’esistenza terrena deve essere vissuta all’insegna dell’imitazione della comunità Trinitaria, quindi nella verità e nella carità. In tal modo si comprende come l’amore al prossimo è inseparabile dall’amore a Dio.

Concretamente, dunque, la comunità umana deve fondarsi oltreché sul rispetto della dignità della persona umana, che in ultima analisi significa riconoscimento del suo fine ultimo, su altri due principi che l’insegnamento morale sociale definisce come principio di sussidiarietà e principio di solidarietà.

Il primo consente di evitare le forme di collettivismo sociale e precisa gli interventi dello Stato circa i vari nuclei sociali, a partire dall’istituto naturale della famiglia. Il secondo punta a rapporti interpersonali e sociali fondati sulla giustizia. Naturalmente questi due principi che concorrono massimamente al bene comune di una nazione valgono anche in sede di rapporti internazionali descrivendo dunque anche un orientamento morale per i rapporti tra Stati.

All’interno di questa cornice, i primi tre comandamenti – che riguardano i doveri verso Dio –indicheranno non solo l’importanza del rispetto della libertà religiosa che garantisce la ricerca dell’uomo della verità, ma anche il dovere di riconoscere il vero culto a Dio, quindi la vera religione e l’unica Chiesa di Cristo. Ai cristiani, altresì, non deve essere vietato di contribuire nel dibattito sociale al bene comune con il loro specifico. Punto importante è anche il riconoscimento da parte della legge del giorno di riposo domenicale per sottolineare la dimensione spirituale non solo della persona, ma anche della comunità, che dunque non è soggetta unicamente a logiche economico-lavorative.

Gli altre sette comandamenti andranno a sottolineare ulteriori aspetti sociali. Nel quarto si spiegherà la relazione tra le diverse forme di autorità: dalla famiglia ai rapporti Stato-Chiesa. Nel quinto si ribadisce la sacralità della vita umana e quindi la condanna verso ogni forma di legge che protegga il suo annichilimento dal concepimento alla morte naturale. Nel sesto si metteranno in luce le offese, anche sociali, alla dignità del matrimonio; mentre nel settimo si spiega in cosa consista un rapporto equo con i beni terreni, con la creazione, all’interno di una nazione e tra le nazioni. La dimensione sociale dell’ottavo comandamento ci conduce invece a considerazioni inerenti all’etica della comunicazione, alla trasmissione della verità e della bellezza e all’importanza dell’arte sacra. Infine, il nono e il decimo comandamento richiamano da un lato il rispetto del pudore anche a livello sociale e dall’altro il richiamo ad una esistenza sobria.

La declinazione sociale dei Dieci Comandamenti è dunque un’importante sintesi della dottrina sociale della Chiesa che non compendia semplicemente orientamenti socio-economici, ma anche indicazioni socio-culturali. Entrambi sono offerti soprattutto ai laici cattolici perché attraverso la loro azione creativa ed organizzata possano costruire una società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio. Tale non sarà la realizzazione di un paradiso terrestre, ma il porre condizioni di aiuto affinché ad ogni uomo sia reso sempre più facile l’incontro con l’unico vero Dio e quindi la salvezza eterna.    

Giovedì, 25 giugno 2020

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 Daniele Fazio

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Daniele Fazio è nato a Sant'Agata di Militello (Messina) nel 1983. Dopo gli studi classici, ha conseguito la laurea di primo livello in filosofia con una tesi su "Verità e Persona nel pensiero filosofico di Karol Wojtyla". Ha poi conseguito la laurea specialistica in Filosofia contemporanea con una tesi su "Ontologia ed etica della Persona. Prospettive contemporanee". Entrambe le tesi sono state discusse presso l'Ateneo di Messina con la professoressa Paola Ricci Sindoni, ordinario di Filosofia morale. Dal 2009 al 2012 è stato borsista del Centro Universitario Cattolico, con progetto Robert Spaemann: cristianesimo e filosofia nella modernità. Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia (2015) ha curato una ricerca sul pensiero di Étienne Gilson. E' cultore della materia presso la Cattedra di Filosofia morale del Dipartimento Civiltà Antiche e Moderne di Messina, con cui regolarmente collabora sin dal 2009. Ha frequentato i corsi del Tirocinio Formativo Attivo per l’abilitazione all’insegnamento negli Istituti di Istruzione Secondaria per la classe ex A037 – Filosofia e Storia. Militante di Alleanza Cattolica, tra le sue pubblicazioni, oltre agli articoli su riviste scientifiche, sono da rilevare la monografia Étienne Gilson. Metafisica dell’actus essendi e modernità, ed. Orthotes, Napoli 2018 e il saggio Eric Voegelin, un maitre à penser del Novecento in E. Voegelin, Politica, storia e filosofia, a cura di Oscar Sanguinetti, D’Ettoris Editori, Crotone 2018. Facebook - Instangram - Europa Mediterraneo