Il pensiero debole attacca l’antropocentrismo che è alla base della civiltà occidentale. È più che mai doveroso e urgente ribadire la verità sull’uomo.
di Susanna Manzin
Sul tavolo della Commissione Agricoltura della Camera ci sono attualmente tre proposte di legge secondo le quali i cavalli devono essere considerati “animali d’affezione” e “compagni di vita” e come tali non possono essere utilizzati per scopi alimentari né possono essere utilizzati in competizioni e spettacoli che ledano la loro dignità, comprese manifestazioni storiche e folcloristiche. Per ora si tratta di proposte, ma sono nel programma dei lavori di Montecitorio e l’iniziativa merita attenzione dal momento che pone spunti di riflessione. Vi sono diversi parlamentari attivi in questa direzione, a partire da Michela Vittoria Brambilla di Noi Moderati, non nuova a iniziative legislative di questo tipo, che sono condivise anche da parlamentari di AVS e M5S.
Si è già aperto il fronte delle polemiche, non solo da parte delle Associazioni di categoria della filiera agroalimentare, in particolare nelle zone dove le pietanze a base di carne di cavallo fanno parte della cucina tradizionale e alimentano una economia assai significativa ed in quelle che custodiscono tradizioni secolari basate su eventi e rievocazioni che pongono il cavallo al centro dell’attenzione. L’on. Brambilla è alquanto determinata: «I tempi sono maturi per superare queste tradizioni minoritarie. Siamo nel XXI secolo e si può chiedere un cambiamento di abitudini alimentari in nome di maggiore civiltà e maggiore rispetto per gli esseri viventi. I cavalli sono amici e gli amici non si mangiano». Insomma, in nome del rispetto verso gli animali e della considerazione dei “diritti” che vanno loro riconosciuti, sono a rischio sia le proposte gastronomiche a base di carne equina sia il Palio di Siena così come innumerevoli eventi e manifestazioni popolari storiche e/o folcloristiche nelle quali si ricorre all’ausilio del cavallo. Anche le carrozzelle che a Roma e in altre località rappresentano un’attrazione turistica a beneficio di stranieri estasiati rischiano di essere definitivamente bandite.
Precisato che nessuna forma di inutile crudeltà contro gli animali è eticamente ammissibile, occorre probabilmente mettere qualche punto fermo che aiuti a comprendere una certa schizofrenia, tipicamente ideologica, che affligge il “pensiero debole” contemporaneo. Il nostro, infatti, è il tempo nel quale è impensabile, se non a rischio di suscitare violente reazioni e accuse di oscurantismo, mettere in discussione l’aborto oppure la sperimentazione sugli embrioni o ancora la pratica disumana e degradante del cosiddetto “utero in affitto”, ma agli occhi delle medesime persone che sollevano queste accuse, siamo additati come selvaggi se riteniamo che si possa mangiare carne di cavallo (tra l’altro consigliata anche in ambito terapeutico per le sue caratteristiche nutritive), siamo crudeli se i cavalli che recano le insegne della loro Contrada corrono in Piazza del Campo in occasione di una manifestazione di grande cultura e tradizione. E mentre la Camera dei Deputati discute una legge sull’eutanasia che consenta di porre fine volontariamente all’esistenza di persone che versino in determinate condizioni, vi è una iniziativa parlamentare per ottenere che i cavalli delle Forze Armate giunti a fine servizio non possano più essere venduti all’asta ma vengano ospitati in centri dove trascorrere la loro vecchiaia. È appunto una società schizofrenica, nella quale per gli esseri umani anziani e malati si chiede la “dolce morte”, perché la loro vita non è più degna di essere vissuta, mentre i cavalli devono essere accuditi amorevolmente fino alla morte naturale. Come affermava Papa Francesco (1936 – 2025): «Si avverte a volte l’ossessione di negare alla persona umana qualsiasi preminenza, e si porta avanti una lotta per le altre specie che non mettiamo in atto per difendere la pari dignità tra gli esseri umani». (Papa Francesco, lettera enciclica «Laudato si’» sulla cura della casa comune, 24-5-2015, n. 90).
La dottrina cattolica ha sempre chiarito, pur nel rispetto degli animali e della necessità di non utilizzare verso di loro alcuna forma di gratuità crudeltà, che vi è una profonda differenza ontologica tra l’uomo e gli animali: questi ultimi infatti, benché importanti nell’economia della creazione, non sono stati creati ad immagine e somiglianza di Dio, non hanno l’uso di ragione, il libero arbitrio, dunque la capacità di vivere secondo etica e giustizia. Di conseguenza, il comandamento che vieta di uccidere non è mai stato “esteso” al mondo animale e non si può additare come intrinsecamente immorale l’atto dell’uomo che uccide un animale e se ne ciba. Lo ribadisce anche il Catechismo della Chiesa Cattolica, in piena continuità con i pensatori del mondo antico, in particolare con il filosofo Aristotele, poi ripresi e rielaborati dal pensiero teologico più autorevole, come quello di San Tommaso d’Aquino. Il nostro però è il tempo della messa in discussione radicale dell’antropocentrismo che è alla base della civiltà occidentale. L’animalismo e le ideologie vegetariane e vegane, sviluppatesi negli ultimi decenni, attaccano il modello culturale plurimillenario che ha connotato lo sviluppo della nostra civiltà, con l’intento di demolire la nostra concezione dell’uomo, seminando dubbi sulla stessa natura umana. Per Peter Singer (1946 – vivente), considerato uno dei massimi leader del vegetarianismo, tra gli animali e gli uomini non esiste alcuna differenza qualitativa e quindi gli animali godono di un diritto assoluto a vivere. Non bisogna sottovalutare questa ideologia, con le sue conseguenze destrutturanti e pericolose, né i segnali che in tal senso vengono anche dalla politica italiana: è anzi doverosa e urgente una buona battaglia culturale che ribadisca la verità sull’uomo e ne valorizzi la centralità ontologica ed etica.
Venerdì, 27 febbraio 2026
