
Le esternazioni del Presidente Usa e il futuro dell’alleanza occidentale
di Marco Invernizzi
L’Occidente non è soltanto un luogo geo-politico, ma soprattutto una costruzione culturale, realizzatasi durante secoli di storia, che il fondatore di Alleanza Cattolica Giovanni Cantoni ha chiamato “Magna Europa” (D’Ettoris editore, 2013), proponendo di aggiungere Londra alle tre città caratterizzanti l’idea occidentale, cioè Atene, Roma e Gerusalemme.
La Magna Europa, infatti, oggi ha nella sua componente anglo-sassone, guidata dagli Stati Uniti, una realtà aggiuntasi nel corso della storia, ma diventata irrinunciabile.
Amare l’Occidente non significa disprezzare le altre culture e civiltà, quanto meno perché questo sarebbe reso impossibile dal cristianesimo, senza il quale l’Occidente non esiste. Infatti, la gran parte delle idee che sono alla base della cultura occidentale sono idee universali, che attengono all’uomo come creatura di Dio, così come l’uomo esiste in natura e prima di ogni realizzazione culturale. La sacralità della vita, il principio di trascendenza, la centralità della persona e della famiglia naturale, la libertà religiosa sono valori universali che si sono incarnati nella civiltà occidentale, ma che sono principi basilari e irrinunciabili per ogni civiltà umana, anche se in altre culture possono essere realizzati diversamente.
Ora “questo” Occidente è stato duramente aggredito dalla Riforma protestante e dalle ideologie dopo il 1789, tanto che ciò che oggi ne rimane è una pallida immagine rispetto alla sua storia. Ma qualcosa rimane, sempre: le civiltà possono passare, ma non le loro radici, dalle quali si può sempre cominciare a ricostruire.
L’Occidente però può essere “ucciso” anche da chi dovrebbe difenderlo. È il caso del Presidente Donald Trump. A differenza di alcuni suoi predecessori, Trump non contesta le radici della famiglia culturale che è stato chiamato a guidare politicamente. Sono i suoi comportamenti, le sue pulsioni incontrollate, gli atteggiamenti sempre sopra le righe che stanno ferendo mortalmente l’alleanza occidentale.
Il caso Meloni è l’ultimo esempio di un modo di concepire i rapporti fra alleati che può portare soltanto a ferire un’alleanza, senza ottenere nessun beneficio.
Io non ho ancora ben capito se nell’ideologia MAGA ci sia un qualcosa di assolutamente irriducibile alla cultura occidentale, cioè se il nazionalismo professato da alcuni intellettuali, che hanno recentemente occupato il mondo conservatore americano, sia effettivamente così lontano e irriducibilmente incompatibile con i valori universali del conservatorismo tradizionale, quello di Russell Kirk (1918-1994) e di Ronald Reagan (1911-2004) per esempio. Giovanni Orsina (La Stampa, 20 giugno) ha centrato il problema, ricordando come il nazionalismo sia incompatibile con una cultura fondata su principi universali e, quindi, mostrando le difficoltà di convivenza fra nazionalismi diversi. Per ovviare al problema servirebbero autocontrollo e grande senso del limite nelle figure politiche che guidano le coalizioni di governi che, appunto, fanno riferimento anzitutto all’interesse nazionale. E queste, purtroppo, non sembrano qualità politiche in possesso del Presidente Usa.
Che fare allora? Cedere al nazionalismo, che divide e contrappone i governi occidentali? Rinunciare a rivendicare l’importanza e la giustezza dei valori universali che sono il fondamento della nostra civiltà, benché disattesi da molti suoi governanti?
Perché nel comportamento di Trump l’unica logica che periodicamente sembra apparire è la sua empatia verso chi si contrappone all’Occidente e governa rifiutando i valori di libertà che, in qualche modo, la tradizione occidentale continua a garantire. Perché, come ha giustamente fatto notare Giorgia Meloni, sembra sempre più arrendevole verso i nemici dell’Occidente e sempre più aggressivo verso i suoi alleati? C’è una logica ideologica in questo, oppure Trump risponde soltanto ai suoi impulsi e agli stati del suo umore?
Non resta che aspettare, pregando e cercando di capire. Pregando con i vescovi americani, che hanno recentemente consacrato gli Stati Uniti al Sacro Cuore di Gesù, e ricordando che gli uomini passano, mentre le alleanze restano, ma soltanto se trovano uomini politici lungimiranti capaci di guardare oltre il proprio ego, spesso così smisuratamente esagerato.
Lunedì, 22 giugno 2026
