La «ghigliottina» comunista è calata su Hong Kong

La Cina ha approvato la legge sulla sicurezza nazionale, in vigore da domani: nella (fu) città autonoma si sciolgono organizzazioni e gruppi. Il Partito comunista promette 120 mila euro a «chiunque denunci un violatore della legge»
Alleanza Cattolica 2 settimane fa
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Come è stato preannunciato da Leone Grotti nel seminario online di ieri sera, che potete ascoltare sul canale YouTube di Alleanza Cattolica, la legge sulla sicurezza nazionale che cancella definitivamente l’indipendenza di Hong Kong e la sottomette completamente alla Cina è stata approvata poche ore fa, entrerà in vigore nelle prossime ore e nel frattempo ha costretto alle dimissioni i leader più importanti dell’indipendenza di Hong Kong, mentre le sigle più significative della resistenza hanno annunciato di trasferire all’estero le loro sedi per continuare a combattere con maggiore libertà. La situazione ricorda da vicino quanto accadeva alle resistenze dimenticate dall’Occidente nel periodo precedente il 1989. Noi uomini comuni non abbiamo né il potere né i soldi per sostenere chi combatte contro questa grande ingiustizia, ma abbiamo ancora la libertà di raccontarla al nostro vicino di casa, al nostro collega di studio e di lavoro, al nostro parroco, perché qualcuno in più conosca ciò che sta accadendo. Facciamoci un esame di coscienza!


di Leone Grotti 30 giugno 2020, da Tempi

La legge sulla sicurezza nazionale è stata approvata da poche ore, non è ancora entrata in vigore ma già miete le prime vittime a Hong Kong. C’è chi scappa dalla città, chi si dimette dai suoi incarichi, chi promette di eclissarsi dalla vita pubblica. Come scriveva Lee Cheuk-Yan a Tempi, la legge è una «ghigliottina» e solo il regime comunista, a sua esclusiva discrezione, deciderà come e quando farla cadere. Quindi bisogna fare attenzione e prendere le dovute precauzioni.

PENE FINO ALL’ERGASTOLO E PROCESSI IN CINA

Stamattina la Commissione permanente del Congresso nazionale del popolo cinese ha approvato all’unanimità la legge che punirà nella (ex) città autonoma i reati di terrorismo, secessione, sovversione e collusione con forze straniere allo scopo di minacciare la sicurezza nazionale. Il testo che entrerà in vigore domani, 23esimo anniversario del ritorno dell’ex colonia alla Cina, non è stato mostrato ai parlamentari e al governo di Hong Kong, né reso pubblico, ma da alcuni dettagli usciti nei giorni di scorso sembra che preveda pene fino all’ergastolo per chi viola la legge.

I casi più gravi, a discrezione di Pechino, saranno giudicati in Cina, dove gli imputati saranno estradati di fatto, e anche la detenzione derivante dall’eventuale condanna sarà scontata in Cina. I casi più lievi, invece, saranno giudicati a Hong Kong da giudici scelti dalla governatrice Carrie Lam, una mossa che di fatto distrugge l’indipendenza giudiziaria che dal 1997 vige in città. La legge, che viene approvata dalla Cina e direttamente inserita in Costituzione, contrariamente a quanto prevede la Basic Law, porterà il regime ad aprire (ancora una volta in modo incostituzionale) un Ufficio di sicurezza pubblica a Hong Kong, che avrà propri dipendenti e agenti (polizia segreta) sul territorio.

A rischio, come dichiarato a tempi.it dall’ex deputato e avvocato Albert Ho, saranno anche la libertà di espressione e di stampa. Secondo il docente e missionario Gianni Criveller, anche la libertà religiosa è in serio pericolo. Potrebbero essere messi al bando, nei prossimi mesi, giornali, partiti e organizzazioni a difesa dei diritti umani. Stamattina Carrie Lam non ha risposto alle domande dei giornalisti sulla legge perché, secondo indiscrezioni del South China Morning Post, neanche lei ne conosce al momento il contenuto.

«ASPETTERÒ A HONG KONG CHE MI SPAZZINO VIA»

A poche ore dall’approvazione della legge a Pechino, nella Regione amministrativa speciale Joshua Wong, Nathan Law e Agnes Chow si sono dimessi dal partito Demosisto, che avevano contribuito a fondare. Wong, tra i leader giovanili della protesta democratica a Hong Kong, ha scritto su Facebook:

«Quando la legge sulla sicurezza nazionale è alle porte, mentre l’Esercito di liberazione del popolo mette in mostra i suoi cecchini che decapitano [i propri obiettivi], non c’è più motivo di preoccuparsi per la propria vita e sicurezza nell’occuparsi di resistenza democratica a Hong Kong. Mi dimetto da segretario generale di Demosisto e lascio il partito. Porterò avanti le mie convinzioni personalmente. Resterò a Hong Kong fino a quando mi zittiranno e mi spazzeranno via».

LA LEGGE POTREBBE ESSERE RETROATTIVA

Nathan Law, eletto nel 2016 il più giovane deputate della storia di Hong Kong e squalificato poco dopo per aver marcato troppo durante il giuramento la parola “paese”, ha dichiarato che non farà più parte del partito, mentre Chow ha affermato che non si impegnerà più con la comunità internazionale.

Il motivo delle dimissioni è presto detto: Demosisto, nella persona dei suoi leader, si è impegnato per chiedere l’aiuto degli Stati Uniti per Hong Kong, attività che da domani sarà vietata dalla nuova legge. La quale, probabilmente, avrà però valore retroattivo. Di conseguenza, Demosisto chiuderà i battenti.

120 MILA EURO A CHI DENUNCIA I TRASGRESSORI

Per lo stesso motivo il Fronte nazionale di Hong Kong, gruppo di attivisti che si batte per l’indipendenza della città dalla Cina, ha annunciato che non opererà più nel Porto profumato ma che continuerà a esistere, lavorando nel Regno Unito e a Taiwan. «Il centro della resistenza si sposterà Oltreoceano». Anche Studentlocalism ha annunciato di essersi sciolto.

Secondo l’ex governatore di Hong Kong, Leung Chun-ying, oggi vicepresidente della commissione nazionale della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, chiunque offra informazioni che aiutino ad arrestare un «violatore della legge sulla sicurezza nazionale riceverà un milione di dollari di Hong Kong», circa 120 mila euro. Verranno ricompensate anche le delazioni che offrano utili dettagli «su chiunque scappi dalla città».@LeoneGrotti

Foto Ansa

Giovedì, 27 giugno 2019

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