C’è un 11 settembre da cui ripartire

Riflessioni in margine alla discesa in campo di un popolo che ancora (r)esiste.
Domenico Airoma 10 mesi fa
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di Domenico Airoma

Vi sono, nella storia dei popoli, date emblematiche, che ricordano le gesta di questa o di quella generazione, ma soprattutto, per chi sappia capirle, richiamano scelte significative e cariche di conseguenze. L’11 settembre è una di queste. Quelle macerie del World Trade Center di New York di 18 anni fa sono ancora presenti nei nostri occhi e nella nostra memoria; hanno rappresentato, a un tempo, la decadenza di una civiltà, l’indifferibilità di una reazione, l’urgenza della ricostruzione. Almeno per chi ha aperto gli occhi e ha voluto fare i conti con la storia. Anzitutto con la propria storia.

L’11 settembre 2019 a Roma si sono riunite più di 70 associazioni, cattoliche e non, per ascoltare il magistero di un vescovo. La cosa può essere liquidata come una delle tante iniziative convegnistiche che si svolgono quotidianamente nella capitale. Oppure come un’occasione per trascorrere qualche ora insieme. Se, però, ci si sforza di fare una composizione di luogo, di tempo e di persone, le cose cambiano. E non poco.

Iniziamo dalle persone. Evidentemente non si sono incontrate per caso, ma qualcuno ha assunto l’iniziativa di chiamarle a raccolta; e se c’è stata risposta pronta e numerosa, è perché la chiamata è stata percepita come autorevole, se non per il nome, certamente per quanto fatto, tra gli altri, da chi, come il Centro Studi Rosario Livatino, è stato, in modo unanime, riconosciuto come guida e punto di riferimento di una reazione. E se sono venute in tante è stato indubbiamente per ascoltare una voce autorevole, quella del cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Conferenza Episcopale Italiana; per ascoltare, in particolare, il magistero episcopale su un tema fondativo come è quello del contrasto all’eutanasia e della difesa dell’autentica dignità dell’uomo. Un magistero che non ha tradito, che ha confermato la vera dottrina, che ha indicato con chiarezza la strada.

Quanto al tempo, è quello del cosiddetto «nuovo umanesimo», ovvero quello in cui tutte le forze della Rivoluzione, di questo plurisecolare processo di demolizione dell’umano compiuto in odio a Dio, sembrano davvero fare fronte comune per l’ultimo, disperato, sforzo di creazione dell’«uomo nuovo».  

E tutto questo accade in un luogo particolare, nel cuore della Cristianità. Bene ha detto Mauro Ronco, presidente del Centro Studi Rosario Livatino, nel suo applauditissimo intervento: quel che non è riuscito alla Rivoluzione in altri Stati, si sta cercando di realizzare in Italia, nella sede del Vicario di Cristo. Una via italiana all’eutanasia, insomma, perseguita nelle aule giudiziarie, contro il popolo italiano.

Ma tutto questo non è passato sotto silenzio. Grazie a chi si è dato da fare nelle aule parlamentari, come nelle piazze. Grazie a chi non si è mai stancato di formare coloro che questa crisi epocale sono chiamati a fronteggiare, fuggendo la tentazione di abbandonare alla deriva il corso delle vicende storiche. Grazie a Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica, maestro di politica, ovvero della più alta forma di carità, al quale tanti di noi, quorum ego, devono il fatto di non essersi lasciati contagiare da reducismi sterili, ma di aver continuato a combattere «la buona battaglia» (Cfr. 2 Tm 4, 8). Grazie alla Santa Vergine, che, nella vigilia della festa del Suo Nome, ha fatto sì che tanti, vincendo divisioni e personalismi così utili alla Rivoluzione, convenissero per difendere la Verità sull’uomo. E per continuare nell’opera faticosa ma entusiasmante della ricostruzione di una civiltà. Consapevoli che c’è da abbattere una Torre, quella della moderna Babele. E che l’11 settembre può essere una data da ricordare, anche nel bene.

Venerdì, 13 settembre 2019

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Autore

 Domenico Airoma

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Domenico Airoma, napoletano, 55 anni, sposato con Paola, tre figlie, magistrato dal 1989.